La Chiesa e l'Imu: 5 milioni in più

Ma non era il Vaticano un grande evasore dell’Imu? Per mesi giornali come «la Repubblica» hanno bombardato i lettori accusando esplicitamente il Vaticano, la Chiesa, i vescovi e le parrocchie di evadere soprattutto dell’Imu. Adesso che sarebbe la volta buona di dire che ci si è sbagliati, non una riga. Al contrario de «La Stampa» che ha correttamente informato «Santa Sede in utile per due milioni, ma ne paga cinque in più di Imu».

Il 2012 si chiude per la Santa Sede con un attivo di 2,2 milioni di euro, che sarebbero potuti essere ancora di più se non fossero cresciute di ben 5 milioni di euro, grazie alla riforma dell'Imu del governo Monti, le tasse sugli immobili ecclesiastici.

«Un bilancio positivo nonostante la crisi, che ha inciso sul piano delle offerte» constata il portavoce padre Federico Lombardi. Bilancio che riguarda la Santa Sede e il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Alla riunione del 2-3 luglio del Consiglio dei 15 cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede, presieduta dal Segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, c’erano i rappresentanti della Prefettura per gli affari economici, del Governatorato, dell’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica e dello Ior.

È intervenuto papa Francesco per un «breve dialogo», in cui ha ribadito «le finalità e l’utilità del Consiglio», che fu istituito da papa Wojtyla, e ha invitato «a proseguire i periodici incontri». I cardinali hanno constatato «i positivi risultati raggiunti e hanno incoraggiato la necessaria riforma finalizzata a ridurre i costi attraverso un’opera di semplificazione e razionalizzazione degli organismi e una più attenta programmazione delle attività».

Dopo il buco di 15 milioni di euro nel 2011, il bilancio 2012 della Santa Sede è attivo «grazie soprattutto al buon rendimento della gestione finanziaria». I capitoli di spesa più impegnativi sono il costo del personale, quello dei mezzi di comunicazione sociale, il pagamento delle nuove tasse che gravano sugli immobili (Imu), aumentate di 5 milioni di euro.

Il consuntivo del Governatorato nel 2012, nonostante «il clima economico mondiale», si è chiuso con un attivo di 23 milioni di euro (più di 1 milione di euro sul 2011). Qui confluiscono le entrate degli oltre 5 milioni di persone che visitano ogni anno i Musei vaticani. Per la prima volta dopo anni di crescita, cala anche se di poco il numero dei dipendenti: 2.823 quelli della Santa Sede (9 in meno) e 1.936 quelli del Governatorato.

In flessione l’Obolo di San Pietro, le offerte dei fedeli a sostegno della carità del Papa, dai 69 milioni di dollari del 2011 a 65 milioni. Il contributo delle diocesi del mondo ha registrato un calo dell’11,91 per cento. I cardinali «hanno espresso profonda gratitudine per il sostegno dato, spesso in forma anonima, al ministero universale del Papa, nonostante il momento di crisi economica, esortando a perseverare in tale opera di bene». Anche i contributi degli Istituti religiosi e delle Fondazioni sono scesi da 1 milione e 194 mila dollari del 2011 a 1 milione e 133 mila del 2012, con un calo del 5 per cento. Lo Ior, come ogni anno, ha offerto al Papa «una somma significativa a sostegno del suo ministero apostolico e di carità»: 50 milioni di euro, più 5 milioni per progetti specifici. Notizia che i giornali si guardano bene di pubblicare.

Alla riunione, per la prima volta, c’era il presidente dello Ior, Ernst von Freyberg, che ha fornito «informazioni generali» sul funzionamento dell’istituto. È la prima volta che vengono forniti dettagli sulla banca vaticana, preludio alla pubblicazione del primo bilancio in autunno.

Vigilare che «non ci siano sprechi e che il denaro sia utilizzato bene», è in sintesi la richiesta dei cardinali, in linea con le indicazioni del Papa per «il buon uso delle risorse e la buona amministrazione di uno Ior che sia efficiente ma non ridondante». Una riforma coerente con la riforma della Curia, che «ha finalità apostoliche a servizio della Chiesa universale ma guarda anche all’organizzazione».

Sempre in materia finanziaria, alla 21ª plenaria, che ha avuto luogo in Sudafrica, il Gruppo Egmont, che riunisce le Unità di informazione finanziaria (Fius) a livello mondiale, ha ammesso l’Autorità di informazione finanziaria (Aif) della Santa Sede come membro a pieno titolo. La partecipazione rappresenta l’inserimento in una rete globale di Unità di informazione finanziaria e facilita lo scambio di informazioni per la lotta contro i crimini finanziari. Per la Santa Sede è un nuovo passo in questo impegno internazionale. Come dichiara René Bruelhart, direttore dell’Aif: «L’ammissione rappresenta il riconoscimento degli sforzi sistematici della Santa Sede nell’identificare e combattere il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo. Il nostro inserimento in questa rete globale promuoverà ulteriormente la nostra capacità di contribuire alla lotta contro i crimini finanziari». Anche di questa significativa notizia non c’è traccia su «la Repubblica», bravissima a nascondere le informazioni.

Lavoro, famiglia, questione mediorientale sono stati i principali temi del cordiale colloquio tra papa Francesco e il premier Enrico Letta, ricevuto il 4 luglio. Informa un comunicato vaticano: «Ci si è soffermati sulla situazione sociale e sulle principali prove che i cittadini e le istituzioni dell’Italia e dell’Unione europea sostengono per creare e tutelare l’occupazione giovanile; si è riconosciuto il fattivo apporto che le famiglie italiane e le istituzioni della Chiesa continuano a fornire alla stabilità del Paese; c’è stata una preoccupata attenzione ai Paesi dell’area mediterranea e mediorientale».

Pier Giuseppe Accornero



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