Chiesa in Europa voci di speranza

«Ai leader europei chiediamo di privilegiare la dimensione sociale della politica economica». Lo chiede la Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea (Comece) a chiusura della «Settimana della speranza», svoltasi a Bruxelles, mentre era in corso il Consiglio europeo incentrato sull’occupazione giovanile: «I giovani hanno studiato e si sono preparati a entrare nel mondo del lavoro e ora le porte sono chiuse.

La disoccupazione è la conseguenza di una politica, di una finanza, di un’economia che dimenticano la dimensione sociale». Dal 1° luglio, con l’ingresso della Croazia, l’Unione europea si è allargata a 28 Paesi. Entro qualche anno dovrebbero entrare gli altri Paesi balcanici, mentre è rinviato l’ingresso della Turchia dopo che il governo Erdogan ha represso con brutalità le manifestazioni di Istanbul.

La Chiesa nel cuore dell’Europa: questa è stata la «Settimana della speranza», pellegrinaggio alla ricerca dei segni di speranza seminati dalla presenza cristiana nel continente, svolta a Bruxelles nella cappella per l’Europa in Rue van Maerlant, cuore del quartiere europeo. La riflessione su alcuni «testimoni» aiuta a decifrare la complessità dell’oggi.

Il Beato Kerzy Popieluszko (1947-1984), una vita a fianco del movimento operaio polacco, spesa per la libertà e la giustizia sociale. Animatore dei lavoratori del sindacato autonomo Solidarność, nonostante le restrizioni della legge marziale (1981-1983) e del regime comunista, non cessa di predicare il Vangelo fino al 19 ottobre 1984 quando è rapito e ucciso dalla polizia segreta: il suo corpo fu gettato nella Vistola. Fu una lama di luce in un tempo oscuro per la Polonia e l’Europa.

Don Pino Puglisi (1937-1993), prete siciliano di Palermo, ucciso dalla mafia «in odio alla fede» il 15 settembre 1993 e beatificato il 25 maggio 2013. Esemplare il suo impegno per il Vangelo, per l’uomo, per la legalità. L’arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo spiega a Bruxelles che «non era il prete-antimafia ma il prete per il Vangelo, che toglieva quella coltre di omertà che bloccava un quartiere, privava di manovalanza la mafia, minava la criminalità organizzata, facendo conoscere l’amore di Dio per ogni uomo e offrendo ai giovani un cammino degno e rispettoso per uomini liberi. Era cosciente dei rischi di correva. La sua vita è un oceano di speranza, un chicco di grano che cresce e genera vita nuova». Per mons. Vincenzo Bertolone, siciliano, arcivescovo di Catanzaro e postulatore della causa di beatificazione: «Don Pino fu ucciso per i suoi ideali, per il suo amore al Vangelo, per la sua predilezione agli ultimi. Ha cercato di formare coscienze capaci di pensare cristianamente e di agire evangelicamente».

La «Settimana della speranza» parla soprattutto dei giovani e ai giovani perché sono oggetto di grandi preoccupazioni per tutte le Chiese e per i cristiani impegnati nell’educazione a partire da grandi figure, come il cardinale Joseph Leo Cardijn (1882-1967), apostolo belga e fondatore della Gioventù operaia cristiana (Gioc), e il Beato John Henry Newman (1801-1890), convertito dall’Anglicanesimo, filosofo e teologo, cardinale e fondatore dell’Università cattolica di Dublino. Nella diversità dei metodi, delle culture e dei personaggi, l’opera educatrice della Chiesa attrezza i giovani degli strumenti necessari per farli diventare persone di qualità, libere, responsabili, fraterne.

Il novantunenne cardinale francese Roger Etchegaray, figura di spessore, ricordando l’esortazione apostolica di Papa Wojtyla «Ecclesia in Europa» (28 giugno 2003), si chiede: «Quale è la vocazione dell’Europa? Da quale Europa discendiamo? Quale Europa vogliamo?» ed esclama: «Vecchia Europa, eccoti consumata dal declino demografico e minacciata dalla recrudescenza di nuovi nazionalismi. Ti prego, non lasciar cadere le tue braccia che portano il segno di tutto quello che hai fatto tu e hanno fatto i Padri fondatori».

I monaci trappisti di Tibhirine, rapiti e uccisi dai terroristi islamici nel maggio 1996, «invitano a progredire con fiducia nella diversità dei popoli europei e tra religioni differenti per costruire un’Europa che sia soprattutto un’arte del vivere insieme». Padre Christian Salenson, dell’Istituto cattolico del Mediterraneo di Marsiglia, parla di padre Christian de Chergé (1937-1996), priore dell’abbazia di Tibhirine: un sogno di riconciliazione guidò la sua vita ed egli decise di non lasciare l’Algeria nonostante le minacce e i pericoli perché, diceva, «i fiori dei campi non cambiano posto per cercare i raggi del sole. Dio si prende cura di loro facendoli fecondare laddove sono». Questa fiducia vale anche per l’Europa «i cui popoli dubitano di se stessi, si ripiegano, si chiudono e si dividono».

Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), mistica tedesca, benedettina ed esperta di scienze naturali, stimola a parlare di ambiente: ogni giorno il Parlamento europeo prende decisioni, elabora proposte, suggerisce programmi. Tutti reclamano la crescita economica e migliori condizioni di vita. Ma cambiare tutto e subito non è possibile. È però necessario avviare il cambiamento. Papa Francesco nell’omelia di inizio del pontificato, il 19 marzo, ha parlato della custodia del creato. Segno che i cristiani, oltre che sui temi della famiglia e della vita, si devono impegnare nella protezione dell’ambiente, come fece Santa Ildegarda, che il 7 ottobre 2012 Papa Benedetto XVI ha annoverato tra i dottori della Chiesa.

E a Varsavia nell’incontro dei segretari del Consiglio delle 33 Conferenze episcopali europee (Ccee) si è discusso di secolarizzazione e di evangelizzazione: il secolarismo provoca l’emarginazione di Dio, un forte disorientamento dell’uomo, il disfacimento della famiglia e del bene comune, sostituito dall’egoismo e dall’egocentrismo. L’umanismo senza Dio è il risultato di una cultura modellata dai media che sfornano a getto continuo informazioni vere (poche) e false (molte), che promuovono trasgressioni etiche e immoralità. Per questo è necessaria la nuova evangelizzazione.

Pier Giuseppe Accornero
 



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