Centri di aiuto alla vita realtà che sa di miracolo

Ogni anno il Movimento per la vita di Padova raccoglie ed elabora i dati relativi ai Centri di aiuto alla vita (Cav) che operano sul territorio nazionale. Nel 2012 è stato esaminato un campione molto vasto (204 Cav) dei 338 centri attivi: questa raccolta di dati si può scaricare dal sito del Movimento per la vita italiano, www.mpv.org.

E’ un servizio prezioso coordinato dal dott. Ubaldo Camilotti che cerca di fotografare una realtà di volontariato che opera sulla frontiera della vita più fragile che è quella della maternità. Una frontiera dove come minimo si giocano le sorti di un figlio e una madre stretti in un legame crescente e fortissimo, dove chi comanda tra i due, prima del parto, è il figlio. Infatti, se non si usa violenza sul figlio, lui, per via biochimica, si fa posto nel corpo e anche nella mente della mamma lasciando segni indelebili.

E’ una frontiera però affollata da altri attori che solitamente sono assai disturbati dall’arrivo inaspettato di questo figlio. Questi nuovi attori sono assiepati tutt’attorno e, spesso travestiti da Samaritani, sono lì a suggerire alla madre una rapida scorciatoia per opporsi all’arrivo del figlio.

La mamma si trova un corpo e una mente che si devono inevitabilmente adattare al figlio che respira e cresce con il suo sangue, ma nel contempo deve reggere l’urto di una coorte esterna che argomenta contro l’arrivo del figlio: «Una gravidanza ora non ci vuole, come faccio a gestire un figlio, sei ancora giovane per la maternità, siamo in cassa integrazione, ho già due figli, il medico dice che il figlio non cresce, c’è il sospetto che il figlio non sia normale, volevamo un maschio, se non abortisci ti lascio, in questa casa non ci stiamo in tre, devo comprare la macchina, abbiamo programmato e ormai pagata la vacanza, come facciamo a pagare il mutuo…».

Dal 1975 quando prese forma il primo Cav a Firenze il numero di centri non solo si è moltiplicato, arrivando ai 338 nel 2012, ma hanno migliorato la loro organizzazione e la loro capacità di azione. Ciò è stato possibile perché ciascuno ha sacrificato una parte della propria autonomia per unirsi nella grande Federazione nazionale che si chiama Movimento per la vita italiano.

In questo modo ogni centro può appoggiarsi ad una vera rete di solidarietà con servizi che altrimenti non sarebbe possibile erogare con l’impegno di soli volontari sparsi in centri autonomi. Per esempio il numero verde 800-813000 risponde 24 ore su 24 a chi è in difficoltà con la maternità e indirizza la madre al Cav più vicino e più adatto in base al problema posto.

Altro esempio è il «Progetto Gemma» che soccorre le mamme segnalate dai Cav con un contributo economico (160 euro per 18 mesi). Tramite la Fondazione «Vita Nova» si assicura che tutto ciò che viene donato vada a favore della mamma e del bimbo in arrivo. Insomma, a differenza delle altre collette, non ci sono perdite per strada… Nel 2012 sono stati donati e ricevuti per intero 820 Progetti Gemma.

L‘azione complessiva dei Centri di aiuto alla vita nel 2012 oltre che essere una splendida testimonianza di servizio ai più poveri tra i poveri (il bambino non nato secondo Madre Teresa di Calcutta) ha cambiato certamente il destino di 16 mila figli e 16 mila mamme. Questi 16 mila sarebbero infatti finiti con incrementare le 110 mila maternità interrotte “volontariamente”, come recita la relazione annuale del ministro secondo legge 194 del 1978.

I Centri di aiuto alla vita testimoniano anche che, contrariamente a quel che dice la legge 194, di «volontario» nella interruzione della maternità non c’è nulla. Infatti nei Cav, dove l’unica aria che si respira è quella dell’accoglienza e le porte sono sempre aperte, nessuno si è mai pentito d’aver accolto un figlio, anzi sono attratte anche altre mamme. Nel 2012 mediamente i Cav hanno assistito 176 donne/anno e quindi la rete dei Cav assiste complessivamente quasi 60 mila donne per anno, di cui il 41 per cento è gestante. Dal 1993 al 2012 il numero delle donne assistite si è triplicato.

Il report sull’attività dei Cav dice anche che è il passaparola che indirizza le mamme in attesa verso i centri (27 per cento), solo il 10 per cento arriva da parrocchie e associazioni che, dunque, non sanno di questo servizio specializzato. Solo il 7 per cento giunge dai consultori che stentano a riconoscere il ruolo di questo volontariato anche se previsto dalla legge.

Nella relazione del 2012 hanno un posto importante anche le Case di accoglienza costituite da 48 strutture che mettono a disposizione 258 posti letto in camere da 1-2 posti con bagno. Questa disponibilità delle Case di accoglienza è fondamentale perché nei primi due trimestri di gravidanza le pressioni sulla donna affinché interrompa la gravidanza sono fortissime. Superato questo periodo la forza della vita nascente è capace di toccare anche il cuore dei detrattori più convinti e si ha un miracolo, un ribaltamento delle posizioni verso l’accoglienza piena. Infatti il 70 per cento delle donne ospitate permane per meno di un anno. La rete dei Cav si adopera poi per trovare le soluzioni più adatte a ciascun caso sia per i problemi abitativi, sia per quelli di lavoro.

E’ un vero peccato che le relazioni annuali del ministero continuino ad ignorare questa enorme realtà di volontariato. Per fortuna se ne sono accorte le famiglie e le donne.

Valter Boero

presidente Mpv di Torino



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