Sull'aborto l'illusione delle cifre

La notizia è comparsa sui quotidiani come una lieta notizia. Gli aborti in Italia sono diminuiti. Le statistiche lo confermano. Nel 2011 sono scesi a 109.538, il che significa 9 mila circa al mese, 300 al giorno. Ci chiediamo: di cosa dobbiamo rallegrarci?

Per dare una risposta veramente responsabile dobbiamo ridire la notizia con altre parole. Nel 2011 sono state soppresse solo 109.538 vite umane con l’autorizzazione della legge. Dobbiamo ripetercelo: si tratta di vite umane eliminate, perché una certa assuefazione porta a considerare l’aborto come una operazione che, come altre operazioni, libera la donna da un male, o un certo malinteso pudore porta a coprire il crimine con espressioni più anonime come «interruzione volontaria della gravidanza», spostando così l’attenzione dall’oggetto dell’azione (un essere umano) all’azione (l’operazione di interruzione). Ma per quanto si giri attorno, la realtà è che ad una vita umana è stato impedito di vivere e di svilupparsi.

 

Gli scampati e i soppressi

Oggi si discute se sia meglio l’aborto chimico o quello realizzato con una operazione; e si analizzano i vantaggi e gli svantaggi dei due interventi. E’ una disputa che fa dimenticare quello che l’aborto è realmente. Lo capiamo guardando un neonato: un batuffolo di vita che apre la bocca al sorriso e gorgheggia suoni indistinti, due occhi che guardano curiosi e sorridono, due manine che non afferrano nulla ma si protendono in cerca di carezze; e pensiamo che è uno scampato ad un eccidio legalizzato. La parola “eccidio” spaventa e suscita le ire dei fautori della legge sull’aborto. L’aborto, dicono, è un’altra cosa. Che cos’è? Sono inutili le acrobazie concettuali e verbali. L’aborto è la soppressione di una vita umana e centinaia e migliaia di aborti sono un eccidio. Anzi qualcosa di più vergognoso, perché perpetrato contro chi non si può difendere. Lo capiscono i medici che si sottraggono a questo triste intervento con l’obiezione di coscienza. E lo ha insegnato in modo molto convincente lo scienziato giapponese Shinya Yamanaka, che recentemente ha ricevuto il premio Nobel: «Quando ho visto l’embrione mi sono reso conto all’improvviso che c’era solo una piccola differenza tra lui e mia figlia. Ho pensato che non possiamo continuare a distruggere embrioni per la nostra ricerca. Ci deve essere un’altra strada». Il suo rispetto per la vita gli ha permesso di scoprire il modo di riportare le cellule allo stato iniziale e così permettere ad ogni persona di trovare in se stessa gli elementi per ricostruire qualunque suo organo deteriorato o distrutto, senza pericolo di rigetto; ma soprattutto ha permesso di porre fine a quelle sperimentazioni che riducono gli embrioni a materiale di ricerca e che fanno della loro soppressione un mezzo per far crescere la scienza.

 

Che ne è di loro?

Si parla sempre di chi abortisce e di chi procura l’aborto, e non si parla quasi mai dell’essere che con l’aborto è stato soppresso. Che ne è di queste vite? La fede ci dice che nulla va perduto. Quello che gli uomini considerano una piccola cosa, per Dio invece è un riflesso del suo volto, della sua bellezza, della sua grandezza. Anche di queste vite si può dire quello che san Paolo diceva ai cristiani di Efeso (Ef.1,4-5): «In lui (in Cristo) ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi». Per gli uomini sono briciole di vita, per Dio sono suoi figli. Pensiamo che Dio accolga tra le sue braccia questi piccoli ai quali gli uomini hanno negato di vivere e li introduca nella sua casa per vivere insieme una vita di pace e di gioia. E vogliamo pensare che nella gioia della sua casa preghino per coloro che hanno loro impedito di vivere. Perché aprano gli occhi e si convertano.

Giordano Muraro o.p.



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