Un futuro da Torino

Mons. Nosiglia, il Sindaco Fassino, il Vescovo Miglio e Mons. PompiliLa notizia è dell’ultima ora, mentre questo numero de «il nostro tempo» va in stampa: la 47ª Settimana sociale dei cattolici italiani si svolgerà a Torino dal 12 a 15 settembre del 2013, l’anno prossimo. Temi centrali saranno il ruolo della famiglia, particolarmente attuale in rapporto ai concetti di solidarietà e di bene comune, e la libertà religiosa. L’informazione è venuta in una conferenza stampa in municipio, alla quale hanno partecipato, con il sindaco Fassino, l’arcivescovo Cesare Nosiglia, il vescovo di Cagliari Arrigo Miglio (organizzatore delle Settimane sociali) e mons. Domenico Pompili, della Cei.

Perché l’annuncio di questo avvenimento, di cui parleremo più diffusamente nel prossimo numero, è così importante da meritare l’apertura del giornale? Perché è un altro segno indiscutibile di una presa di coscienza della Chiesa italiana sulla crisi che scuote fino alle radici la Nazione, insieme a molti altri Paesi europei e di altri Continenti. E non è infatti certamente un caso che la scelta della sede della prossima Settimana sociale sia caduta su Torino, città che è stata per molti decenni il simbolo felice della industrializzazione del Paese, e oggi ammette con il declino quasi drammatico della Fiat il tramonto di un’epoca, e il conseguente inizio di un’altra.

Ma quale altra epoca si sta aprendo? Su questo la Chiesa e i cattolici italiani stanno cercando di dare qualche risposta nel silenzio generale di tutte le altre componenti della società nazionale, dai partiti, ai sindacati, alle associazioni di settore, alla cultura, alla stessa informazione tutta presa dalla impressionante attualità etico-sociale. Un silenzio rotto solo da interminabili e umilianti polemiche di bassa politica, per di più corrotta in tutti i suoi livelli istituzionali, mentre il Paese è retto da un governo “tecnico” di cui non si conosce il futuro e del quale il suo presidente un giorno dice «sì» un giorno dice «no» alla continuità del proprio mandato, sulla scorta di una intoccabile ma difficilissima “agenda” di riforme.

E così non è un caso che nell’ambito ecclesiale e nella cultura cattolica in generale si verifichi quello che la «Civiltà cattolica» segnala nell’ultimo numero con parole chiare, partendo dall’esame delle parole correnti di questa fase storica di crisi economica, la «crescita» e lo «sviluppo»: «Il ruolo dei cattolici in questo contesto non può essere ricondotto semplicemente alla creazione di un partito. Essi sono invece chiamati a valorizzare il loro originale punto di vista sui temi sociali, economici e antropologici, evitando di essere ridotti a una “parte” ben precisa contrapposta ad altre».

E’ esattamente quello che sta accadendo in questi giorni, e proprio a Torino. Sabato prossimo 13 ottobre si svolge al Cottolengo un convegno sul tema «Religioni ed economia: un apporto nuovamente attuale?Ï, a cui partecipano, insieme a personalità ecclesiastiche non solo cattoliche, economisti, studiosi e protagonisti dell’economia “buona”, intesa al principio del “bene comune” (ne parliamo diffusamente a pagina 10).

Non solo: è uscito in questi giorni un libro del docente di Economia politica all’Università di Torino Daniele Ciravegna, nostro assiduo e apprezzato collaboratore, intitolato «Per un nuovo umanesimo nell’economia» (ed. Elledici). E’ un’opera esemplare, dal momento che partendo dalla enciclica di Leone XIII Rerum Novarum del 1891, esamina e commenta tutti i documenti pontifici e conciliari sui temi del lavoro, della giustizia sociale, del “bene comune”, fino alla Caritas in veritate di Benedetto XVI del 2009, in tutto tredici, nei quali si riassume la Dottrina sociale della Chiesa. Anche di questo libro tratteremo ampiamente nel prossimo numero.

Per ora, non resta che fare il punto, come si dice, sullo stato attuale delle cose, mentre il Governo prepara un nuovo “redditometro” per accertare quanto ogni famiglia spende per il suo stile di vita e verificare se questa cifra corrisponda a quanto essa documenta nella denuncia dei redditi: dunque, continua la lotta all’evasione fiscale. Intanto prosegue il dibattito finora inutile sulla riforma della legge elettorale, il famigerato porcellum che rischia di dover essere utilizzato anche per le ormai prossime “politiche”, cancellando ogni ipotesi di ritorno al proporzionalismo o di avvento del maggioritario a due turni per evitare la conferma di un bipolarismo tanto “imperfetto” quando dannoso per una vera democrazia.

Ma il rischio maggiore pesa proprio sulla democrazia, che sta scadendo giorno per giorno sulla scia di una crisi etica senza precedenti, segnata dalle continue aperture di nuove iniziative giudiziarie da parte delle Procure di molte città a carico dei bilanci di Regioni, Province, Comuni e relativi personaggi rappresentanti, siano del Pdl, come Franco Fiorito (arrestato il 2 ottobre con l’accusa di peculato per 1,380 milioni di euro) e Battistoni, e dell’ex An come Piso nel Lazio; o sia del Pd in Lombardia come Filippo Penati, l’attuale responsabile della segreteria Bersani dopo essere stato sindaco di Sesto San Giovanni per sette anni e presidente della Provincia di Milano per altri cinque: un lungo periodo da cui affiorano tangenti per miliardi di lire e poi milioni di euro pagate da imprenditori per la concessione di grandi appalti edilizi e stradali, che coinvolgerebbero con lui altre 22 persone.

E mentre anche in Piemonte la Guardia di finanza ha tolto dalla riservatezza i documenti che riguardano le spese della politica regionale anche per viaggi intercontinentali e i loro riflessi nelle parentele e nelle amicizie dei notabili di diversi partiti. Il Consiglio regionale sta decidendo sul taglio del 20 per cento sul numero dei suoi membri (raccomandato già sul piano nazionale dal ministro Tremonti del precedente Governo, senza che nessuna Regione vi abbia finora mai obbedito) ma ha già respinto la proposta di due consiglieri “grillini” per tagliare i rimborsi per le spese sostenute per impegni politici.

Per non parlare degli intoppi che si continuano a creare da parte del Pdl nel progetto di legge anticorruzione soprattutto per quanto riguarda il reato di concussione, presente da molto tempo nelle cronache giudiziarie milanesi a proposito del “caso Ruby” e relativo premier Berlusconi. Per questa settimana, ce n’è già abbastanza.

Beppe Del Colle



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