Adozioni anche alle coppie gay?

 

 

Strano modo di ragionare quello del signor Giuliano Pisapia, sindaco di Milano. Dice che bisogna estendere il diritto di adottare anche alle coppie omosessuali, perché è «meglio avere dei genitori anche se omosessuali, piuttosto che non averne affatto».

E’ un modo di ragionare che non farà esultare le coppie omosessuali, perché si vedono ridotte al rango di minor male; ma non farà esultare soprattutto i bambini, che desiderano avere un papà e una mamma. Specialmente oggi che molte e molte coppie eterosessuali sono ancora in attesa di adottare un bimbo. Eppure molti si diranno soddisfatti della proposta del sindaco di Milano, perché, dicono, si mette fine ad una ingiustizia che per troppo tempo ha pesato sulle coppie omosessuali, perché, dicono, quello che conta non è avere due papà o due mamme, o un papà e una mamma, ma l’amore che si ha per il figlio. Altri invece esprimono la loro preoccupazione perché ritengono che si apra nella società una nuova ferita; e a pagare saranno ancora una volta quelli che non hanno voce per difendersi, i figli che verranno affidati a genitori che non sono in grado di essere genitori. Per questo vogliamo ragionare sulla proposta del sindaco di Milano per capire se questo annuncio sia una apertura o una iattura.

Su cosa si basa il sì alle adozioni gay?

La prima nostra reazione è di stupore. Non sapevamo che il signor Pisapia fosse un esperto in campo psicologico e pedagogico. Lo conoscevamo come persona esperta in diritto, che oggi ha la responsabilità del bene comune, ma non in questo ambito della vita. Sarà stato anche lui colpito da quel virus che affligge molte persone quando giungono al potere e che le porta a ritenersi competenti in tutto? Sentenziano in ogni campo del sapere. Spaziano dalla politica al diritto, dall’economia alla religione, dalla filosofia alla pedagogia, e qualche volta anche allo sport (ma qui con maggior cautela). Non esistono limiti alle loro competenze e alle decisioni che prendono. Alla logica del “voglio quello che è ragionevole” subentra la logica del “è ragionevole quello che voglio”.

Qualcuno potrà obiettare che il signor Pisapia non fonda la sua posizione su una competenza che non ha, ma su qualche cos’altro. Ed esattamente sull’esperienza, che dimostra che le coppie omosessuali sono capaci di educare quanto le coppie eterosessuali: «Non bisogna avere pregiudizi. I bambini, come dimostra l’esperienza di molti Paesi anche europei, possono essere cresciuti da ottimi genitori, sia etero che omosessuali, mentre al contrario possono esserci pessimi genitori in entrambi i casi». Non parla di esperti, ma di esperienza di molti Paesi anche europei. Sembra che dica: così fan molti, e con successo, quindi possiamo farlo anche noi. Ma è un ragionamento che non tiene. Anzitutto perché è proprio l’esperienza che dimostra che il “così fan molti” non è mai una buona ragione perché anche noi lo facciamo. Ma, in questo caso, perché altre fonti ci dicono che è dimostrato scientificamente che i figli di coppie omosessuali portano nella loro vita segni negativi di una educazione vissuta con coppie in cui manca la duplice componente maschile e femminile. Chi ha ragione? Se Pisapia dice che l’esperienza dimostra che le coppie omosessuali possono essere buoni genitori, e altri dicono che è scientificamente provato che non è vero, a chi dobbiamo credere?

Una volta si sosteneva che in caso di dubbio è doveroso astenersi dal prendere una decisione, specialmente se si tratta di questioni che toccano profondamente la vita dell’uomo, e si portava l’esempio del cacciatore, il quale se è colto dal dubbio che dietro la siepe ci sia un uomo o un capo di selvaggina, non può dire “prima sparo e poi vado a vedere cosa ho ucciso”, ma deve astenersi dallo sparare. Oggi sembra che i politici non ragionino più così. Prendono posizione senza verificare se la loro convinzione sia fondata, o sia il frutto di pressioni di gruppi di potere, o si regga su punti dettati dal programma del partito: “Manteniamo quello che abbiamo promesso nel programma elettorale”. Il che è molto triste se prima non si è verificato se quanto promesso corrisponde al vero bene e al vero progresso dell’uomo.

Un referendum sull’adozione alle coppie gay?

Lasciando da parte le polemiche, proviamo a chiederci cosa noi voteremmo se domani si facesse un referendum sulle adozioni gay. Si delineano tre posizioni. a) Astenersi, perché non si hanno elementi sufficienti per sostenere o negare questa tesi. b) Prendere una decisione dopo aver esaminato le ragioni per cui gli esperti sono favorevoli o sfavorevoli a queste adozioni. c) Prendere una decisione dopo aver esaminato le esperienze fatte dalle coppie omosessuali che hanno adottato dei figli. Questo in teoria. Ma nella realtà i comuni cittadini non hanno gli strumenti per conoscere le ragioni degli esperti, e non hanno neppure la possibilità di esaminare per un tempo prolungato l’educazione impartita da coppie gay ai figli. E allora?

L’insegnamento del buon senso

Penso che esista un elemento che è alla portata di tutti, che è sufficiente per fare una scelta, e che dovrebbe essere tenuto presente da chiunque si interessa a questo problema. E’ il buon senso fondato sulla nostra esperienza personale. Cos’è il buon senso? Una volta si pensava di saperlo, e si pensava che il buon senso fosse la ragione allo stato nativo, quando non è ancora condizionata da pregiudizi e da interessi di parte o da schieramenti ideologici. Oggi non si è più così fiduciosi verso il buon senso come nel passato. Troppe volte è stato contraddetto dalla realtà. E’ vero, ma bisogna distinguere. Altro è il buon senso che spiega i fenomeni naturali, altro è il buon senso che esprime giudizi sulla vita dell’uomo. Nel primo caso può essere facile l’errore, come quando il buon senso diceva che la terra è piatta ed è al centro dell’universo; nel secondo caso il buon senso viene fatto giocare normalmente nella vita dell’uomo con ampi risultati, perché l’oggetto non è qualcosa di lontano e di estraneo all’uomo, ma è l’uomo stesso.

Cosa dice il buon senso di questo problema? Dice che come il figlio porta in sé il maschile e il femminile dell’uomo e della donna che lo hanno generato, perché è fatto dal patrimonio cromosomico del papà e della mamma (e i cromosomi non sono un fatto puramente biologico, ma sono portatori di umanità perché tutto nell’uomo è umano), così attende il suo sviluppo umano dall’azione congiunta del papà e della mamma che hanno iniziato in lui la vita e sono dentro di lui. Infatti l’educazione è la continuazione della procreazione, e come la procreazione avviene per opera di due persone che portano in sé una ricchezza di vita che non è data solo dalla differenza personale, ma anche dalla differenza sessuale, così l’educazione avviene per l’influsso congiunto di coloro che, in forza dello loro diversità sessuale, hanno iniziato nel figlio la vita. Possiamo applicare anche in questo caso l’espressione di San Paolo: Quod ipse incoepit, ipse perficiat (Chi ha iniziato l’opera, la porti a compimento).

L’esperienza personale

Questo ragionamento viene confermato dall’esperienza personale. Noi tutti possiamo riflettere su quanto è avvenuto nella nostra vita, vivendo quotidianamente con il papà e la mamma; e possiamo capire cosa significa essere stati amati da due persone che riversavano su di noi il loro amore, e quanta diversità c’era nell’amore dell’uno e dell’altra. Negli atteggiamenti, nei gesti, nelle parole, nei comportamenti, negli interventi, nelle reazioni…..era presente tutta la diversità che nasce dal maschile e dal femminile. Il padre ama da uomo, la madre ama da donna. E come questi due amori hanno dato inizio alla vita così continuano ad essere necessari per lo sviluppo della vita che hanno iniziato. Tutti sappiamo per esperienza diretta cosa significava la presenza amorosa della mamma nella nostra vita e la presenza amorosa del papà. Nessuno può negare la diversità di questi due amori che nascono dal cuore di una donna e di un uomo. Il figlio ha bisogno di entrambi per diventare un uomo sicuro di sé e capace di aprirsi agli altri.

Per questo una eventuale legge che estendesse alla coppia omosessuale il diritto di adottare, produrrebbe la grande ingiustizia di privare il figlio della ricchezza di questi due amori. E’ vero che un bimbo può essere orfano e non avere la ricchezza di vita di entrambi i genitori. I casi della vita sono spesso dolorosi e tormentati. Si cerca, allora, di vivere con quello che la vita riserva. Ma è altrettanto vero che altra è la situazione di chi è stato privato dalla vita di un genitore, altro è creare le condizioni perché un figlio non abbia un papà e una mamma. Non si è responsabili di quello che avviene indipendentemente dalla nostra volontà; ma si è responsabili di quello che costruiamo con le nostre mani.

Giordano Muraro o.p.



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