La giusta rabbia degli onesti

 Dal Papa ai vescovi alta e ferma, univoca e unitaria, è la voce della Chiesa sui valori non negoziabili (difesa della vita, famiglia) e sulla crisi morale, economica e sociale che affligge non solo l’Italia e non solo l’Europa, e sugli scandali, le feste oscene dei politici regionali a Roma, gli sprechi di denaro e gli abusi.

Benedetto XVI parla a raggio universale, i vescovi italiani sulle sconcertanti vicende del nostro Paese, che hanno al centro le due capitali, quella reale e quella morale, Roma e Milano. E sulle nostre gravi difficoltà: la disoccupazione, il precariato, i licenziamenti. Alla dura presa di posizione del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei («situazioni vergognose, intollerabili, che suscitano indignazione») si aggiunge, ed è la prima volta, quella del mite cardinale vicario di Roma, Agostino Vallini. E questo dice quanto la situazione sia grave.

Il Papa: «Il rispetto della vita in tutte le sue fasi, dal concepimento fino al suo esito naturale, con conseguente rifiuto dell’aborto procurato, dell’eutanasia e di ogni pratica eugenetica». Questa la chiara ed esplicita richiesta che Benedetto XVI ha formulato ai democratici cristiani dei tanti Paesi che aderiscono all’Internazionale di questa natura e ispirazione politica. E’ «un impegno che si intreccia con quello del rispetto del matrimonio, come unione indissolubile tra un uomo e una donna e come fondamento a sua volta della comunità di vita familiare». Lo ha detto al loro comitato esecutivo, a conclusione del Congresso mondiale a Roma che ha confermato alla presidenza Pier Ferdinando Casini, già presidente della Camera.

In queste parole del Pontefice si riassume tutta la dottrina cattolica, espressamente citata da Benedetto XVI: dal Concilio, al catechismo, dalla sua stessa enciclica Caritas in veritate ai suoi molteplici discorsi nei viaggi apostolici di Londra e Berlino, fino all’incontro delle famiglie a Milano. Nelle ultime due settimane Benedetto XVI ha incontrato i vescovi francesi («la famiglia non è una cosa retrograda, bensì profetica»), la Coltivatori diretti, l’Internazionale democristiana. «E’ nella famiglia fondata sul matrimonio e aperta alla vita», ha ribadito di fronte a questi ultimi, «che la persona sperimenta la condivisione, il rispetto e l’amore gratuito, ricevendo al tempo stesso, dal bambino, dal malato, dall’anziano, la solidarietà che gli occorre».

Niente scorciatoie, né sotterfugi, dunque. A nome degli aderenti il presidente Casini ha assicurato che si proseguirà su questa linea. A loro, cristiani impegnati «nella società a migliorare le relazioni umane e le condizioni di vita», papa Benedetto ha chiesto maggiori sforzi di fronte all’aggravarsi delle problematiche. «Un rilievo crescente assume l’attuale situazione economica, la cui complessità e gravità giustamente preoccupa, ma dinanzi alla quale il cristiano è chiamato ad agire e ad esprimersi con spirito profetico, capace cioè di cogliere nelle trasformazioni in atto l’incessante quanto misteriosa presenza di Dio nella storia, assumendo così con realismo, fiducia e speranza le nuove emergenti responsabilità».

Già nell’enciclica aveva scritto: «La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, diventando così occasione di discernimento e di nuova progettualità». Specificamente il cristiano in campo politico e istituzionale «non potrà limitarsi a rispondere alle urgenze di una logica di mercato, ma dovrà continuare ad assumere come centrale e imprescindibile la ricerca del bene comune, rettamente inteso, come pure la promozione e la tutela della inalienabile dignità della persona umana», come ha insegnato la basilare Costituzione conciliare Gaudium et spes. Purtroppo, lamenta Benedetto XVI, sono «molte e rumorose le offerte di risposte sbrigative, superficiali e di breve respiro ai bisogni più fondamentali e profondi della persona».

Preceduto dalla dura condanna anticipata alla stampa, l’arcivescovo Bagnasco ha aperto lunedì scorso i lavori del Consiglio permanente della Cei, stigmatizzando coloro che, «abbarbicati al proprio tornaconto, pensavano di lucrare anche in presenza della crisi». Siamo «in un vicolo cieco, costretti a subire la supremazia arbitraria della finanza». Ma «il nostro popolo non si arrende, non si lascia illudere dalle chiacchiere. Esige la nuda verità». Elenca i problemi prioritari: l’economia, il lavoro, la rifondazione dei partiti, le procedure partecipative ed elettive, una lotta penetrante e inesorabile alla corruzione. «Quando sull’uomo prevale il profitto, le conseguenze sono nefaste. La società si sfalda».

Nelle Regioni, denuncia Bagnasco, «emerge un reticolo di corruttele e di scandali. Il sospirato decentramento dello Stato in non pochi casi coincide con una zavorra inaccettabile. Che l’immoralità e il malaffare siano al centro come in periferia non è una consolazione, ma un motivo di rafforzata indignazione, che la classe politica continua a sottovalutare. E’ motivo di disagio e di rabbia per gli onesti. Possibile che l’arruolamento nelle file della politica sia ormai così degradato? Si parla di austerità e di tagli, eppure continuamente si scopre che ovunque si annidano cespiti di spesa assurdi e incontrollati». Col governo tecnico la classe politica ha fatto, per dovere, «un passo indietro». Ora questo governo deve poter «adempiere ai propri compiti urgenti, e mettere il Paese al riparo definitivo da capitolazioni umilianti e altamente rischiose». Nel frattempo, la politica «deve riempire operosamente la scena con riforme importanti e attese, non sottovalutando l’ostilità della cittadinanza. Alle elezioni, vincolo insuperabile e qualificante, bisogna prepararsi seriamente, non con operazioni di semplice cosmesi, ma col rinnovamento delle formazioni politiche e l’ingresso di soggetti non chiacchierati. Lo spettro dell’astensione appare come la “lezione” da assestare a chi non vuole capire».

Poi l’amaro capitolo sulla situazione sociale e sui valori non negoziabili. «La vita della gente è segnata in modo preoccupante. La povertà cresce, tocca tutti». Lasciare i giovani in questo stato è «uno sperpero antropologico intollerabile». E mentre da un lato si trascura la famiglia, dall’altro si discute di unioni civili, che è solo «un’imposizione simbolica», perché al registro delle coppie, dove c’è, non vi si ricorre. In ogni caso, basterebbe il codice civile, senza creare «nuovi istituti giuridici che vanno ad indebolire la famiglia», perché «il riconoscimento di determinate situazioni o pratiche, non è mai neutrale». Se si ignora la natura umana, e cioè l’unione di «un uomo e una donna», si andrebbe alla nascita di «nuclei plurimi e compositi, non solo sul versante numerico, ma anche su quello affettivo ed educativo. La società andrebbe al collasso». Con tono accorato il presidente dei vescovi si chiede: «Perché non si vuole vedere? Non si vuole riconoscere le conseguenze nefaste di queste apparenti “avanguardie”? La famiglia è fondamentale e insostituibile anche nella crisi. Va rispettata e protetta con provvedimenti urgenti sul fronte politico ed economico».

La «proposta ad oltranza della Chiesa» sulla famiglia naturale è nell’interesse della comunità civile, che «oggi attende il varo definitivo, da parte del Senato, del provvedimento relativo al fine vita. Rimane un ultimo passo da compiere, se non si vuole che un’altra legislatura si chiuda con un nulla di fatto, nonostante un grande e proficuo lavoro svolto a difesa della vita umana nella sua inderogabile dignità». Si esclude «ogni accanimento, ma anche ogni forma, palese o larvata, di eutanasia», e si promuove quel «prendersi cura» che va ben oltre il doveroso «curare». La Chiesa infine chiede nuove leggi sulla salvaguardia della dignità degli embrioni e dei migranti che «varcano il mare alla ricerca di una vita migliore».

Antonio Sassone

 



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