Domande ai vescovi. Duemila risposte

 

Altro che «Papa di transizione», il bergamasco fedele e ubbidiente servitore della Chiesa. Eletto all’undicesimo scrutinio con 38 (o 36) voti su 51 elettori (di cui 18 italiani), alle 17,08 di martedì 28 ottobre 1958, terzo giorno di Conclave, Giovanni XXIII abolisce «il bacio della pantofola» e lo sostituisce con l’abbraccio fraterno con i cardinali.

I primi cento giorni sono una sorpresa. La sera stessa fa chiamare il pro-segretario di Stato mons. Domenico Tardini (come suo superiore aveva espresso giudizi severi su Roncalli rappresentante pontificio in Bulgaria, Turchia, Grecia, Francia, e il neo-Pontefice lo sapeva) e gli propone di diventare Segretario di Stato, carica vacante da quattordici anni. Il 4 novembre alla «incoronazione» dice che «chi si aspetta un Papa diplomatico, organizzatore o scienziato, si sbaglia: io sono il vostro fratello».

Il 30 ottobre nomina i primi 23 cardinali superando il tetto di 70 fissato da Sisto V (1585-1590). Il primo nella lista è l’arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, poi personaggi di spessore che avranno un ruolo decisivo nel Concilio: Tardini: il suo successore a Venezia Giovanni Urbani, Amleto Cicognani Segretario di Stato dopo la morte di Tardini, Joseph König di Vienna, Julius Döpfner di Monaco. Costringe i cardinali di Curia, con un cumulo di cariche, a scegliere un solo incarico. Riceve per la prima volta i parroci di Roma e dichiara che «tanto mi piacerebbe visitare le parrocchie romane», cosa che inizia a fare dalla Quaresima 1959.

Nel pomeriggio di Natale visita i malati nell’ospedale «Santo Spirito» e i piccoli degenti del «Bambin Gesù». A Santo Stefano va tra i detenuti di «Regina coeli». La commozione per quei gesti è straordinaria, l’eco sui media mondiali è enorme. Egli annota: «La stampa non solo italiana, ma di tutto il mondo, continua a magnificare il mio gesto di visita alle carceri. Fu per me così semplice e naturale».

Dopo l’annuncio del Concilio il 25 gennaio 1959 si mette in moto un ingranaggio enorme e la preparazione dura tre anni. L'età avanzata e la percezione del momento storico lo spingono a costituire subito (maggio 1959) la commissione ante-preparatoria, presieduta da Tardini, con il compito di raccogliere i sug­gerimenti della Curia romana, dei vescovi, delle università cattoliche perché vuole il massimo coinvolgimen­to di tutte le istanze ecclesiali. Scartata l’idea di consultare l’episcopato con un questionario, il 18 giugno`1959 si chiede di comunicare i problemi che il Concilio avrebbe dovuto trattare: su 2.593 interpellati le risposte furono 1.998. Il 14 luglio 1959 decide il nome del Concilio: «Vaticano II» non era la ripresa del Vaticano I del 1870, si sarebbe celebrato nella Basilica Vaticana, attrezzata ad «aula», e vi avrebbero partecipato cardinali, patriarchi, arcivescovi e vescovi.

Il 5 giugno 1960 inizia la fase preparatoria con una commissione centrale, 10 commissioni preparatorie e 2 segretariati, uno per i mass media e uno per l’unità dei cristiani. Il 25 dicembre 1961 indice ufficialmente il Concilio e smentisce «i profeti di sventura»: «Alcuni non scorgono che tenebre. Noi invece amiamo riaffermare l’incrollabile fiducia nel Divin Salvatore che non ha abbandonato i mortali da lui redenti. Anzi ci esorta a interpretare "i segni dei tempi". Scorgiamo indizi di un’epoca migliore per la Chiesa e per l’umanità. Le guerre micidiali, le luttuose rovine generate da molte ideologie, le gravi atrocità degli eventi che gli uomini hanno sperimentato, i progressi della tecnica, con i quali è stata data all’uomo la possibilità di creare ordigni spaventosi per l’autodistruzione, hanno ingenerato angoscia e pericolo. Gli uomini sono preoccupati e desiderano la pace».

Vuole attrezzare la Chiesa per la transizione da un'epoca storica a un’altra: «L’umanità aspira a un totale rinnovamento. Compiti vastissimi sovrastano la Chiesa alla quale si chiede di immettere l’energia perenne e vivificante del Vangelo nelle vene dell’umanità, che si esalta delle conquiste della tecnica e delle scienze, ma subisce le conseguenze di un ordine temporale che si tenta di riorganizzare prescindendo da Dio. Gli uomini non sono progrediti nei beni dell’animo di pari passo con i beni materiali. Molti popoli sono stati raggiunti da una corrente, agguerrita come un esercito, che nega l’esistenza di Dio. La Chiesa si pone contro le ideologie di coloro che riducono tutto a materia e tentano di sovvertire i fondamenti della fede». Paragona il Concilio a un «minuscolo seme: in quasi tre anni si è sviluppato in un albero gigantesco».

Per superare le coriacee resistenze della Curia romana decide che le commissioni preparatorie, in assenza di un disegno organico, redigano gli schemi: ne risultano 70 prolissi, disparati, infarciti da citazioni, da sottoporre ai vescovi nella convinzione che li approvino senza ten­sioni né dibattiti scabrosi. In realtà i lavori saranno vivaci e complessi, dureranno quattro sessioni distribuite in tre anni 1962-1965.

Il 2 febbraio 1962 papa Giovanni decide che il Concilio sarebbe iniziato l’11 ottobre 1962. Il 6 agosto promulga il regolamento dell’assemblea, che ha il grosso limite di non tener conto dell’elevatissimo numero dei partecipanti (oltre 2.500), che non si conoscevano; della loro diversità anagrafica, culturale e linguistica; della generale inesperienza assembleare. Non sarà un Concilio di unione tra le Chiese cristiane; sarà un Concilio pastorale per superare la dicotomia dottrina-disci­plina, ma non dichiarerà nuovi dogmi e non comminerà nuove condanne; i vescovi protagonisti assoluti avranno totale libertà di parola.

Il 3 gennaio 1962 si diffonde la notizia che papa Giovanni ha scomunicato Fidel Castro in applicazione del decreto del 1949 del Sant’Uffizio contro i comunisti. Un clamoroso falso: la parola «scomunica» non faceva parte del suo vocabolario.

(2-continua)

Pier Giuseppe Accornero



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