Giovanni XXIII "felice" all'annuncio

Con questo numero pubblichiamo la prima di quattro puntate sulla preparazione del Vaticano II, aperto l'11 ottobre 1962

«Venerabili fratelli e diletti figli! Pronunciamo innanzi a voi, certo tremando un poco di commozione, ma insieme con umile risolutezza di proposito, il nome e la proposta della duplice celebrazione: di un Sinodo diocesano per l’Urbe e di un Concilio ecumenico per la Chiesa universale. Queste due proposte condurranno felicemente all’aggiornamento del Codice di Diritto canonico».

Lo straordinario annuncio di papa Giovanni XXIII domenica 25 gennaio 1959 nella sala capitolare dell’abbazia benedettina annessa alla basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma, dava inizio oltre 50 anni fa alla grande avventura del Concilio Vaticano II, «grazie a una illuminazione dall’Alto» che il beato Giovanni XXIII seppe profeticamente avvertire, prontamente accogliere, alacremente attuare. L’annuncio fu accolto dall’impressionante silenzio dei 17 cardinali presenti.

Formidabile fu invece la reazione della stampa mondiale: «Gesto di alto valore storico» («Le Figaro»), «Fatto di pace e distensione fra gli Stati» («Le Monde»), «Gesto coraggioso in un momento in cui vaste zone del mondo sono in schiavitù sotto la tirannia che nega ogni diritto individuale e sottomette ogni religione a inumana persecuzione» («New York Herald Tribune»), «Progetto meraviglioso e di significato eccezionale per tutto il mondo» («New York Times»), «Avvenimento di portata storica mondiale» («Die Ostschweiz»), «Concilio della speranza» («Echo der Zeit»), «È giunto in un momento quanto mai opportuno» («Vanguardia espanola»). La stampa italiana lo interpretò secondo il proprio orientamento politico e contrappose papa Giovanni al predecessore Pio XII: l’«Avanti!» mette in risalto «l’intonazione pastorale e conciliante»; «l’Unità» è sicura che il Concilio condannerà il mondo moderno come «materialista ed estraneo alle esigenze dello spirito»; «Italia domani» è ultimativo: «Il Concilio è solo una mossa del Vaticano per assicurarsi il predominio sull’Asia e sull’Africa, mentre per i protestanti e la Chiesa russa ha un significato di sfida e quasi di ostilità». Il «Corriere della Sera» la giudica «l’iniziativa più coraggiosa che possa prendere un Pontefice».

Non erano passati neppure 90 giorni dall’elezione di Angelo Giuseppe Roncalli al Soglio di Pietro, avvenuta il 28 ottobre 1958. Nel primo radiomessaggio «Urbi et orbi» e poi in decine di discorsi, dice di essere guidato «dalla sola prospettiva del bonum animarum» e dalla «corrispondenza ben netta e definita del nuovo pontificato con le spirituali esigenze dell’ora presente», sapendo che «da molte parti amiche e fervorose, e da altre malevole o incerte, si guarda al nuovo Papa». Ha ben presente la «duplice responsabilità di vescovo di Roma e di pastore della Chiesa universale, due espressioni di una sola investitura sovrumana, due attribuzioni che non si possono scindere e che si debbono comporre tra loro».

Il pontificato roncalliano coincide con il «miracolo economico italiano», come lo definisce per primo il 25 maggio 1959 il quotidiano inglese «Daily Mail» che, in una corrispondenza da Roma, scrive: «Il livello di efficienza e prosperità del potenziale produttivo dell’Italia costituisce uno dei miracoli economici del continente europeo», grazie al balzo in avanti di alcuni gruppi industriali, oggi in gran parte cancellati o ridimensionati: Fiat, Eni, Olivetti, Pirelli, Falck, Italsider, Snia, Montecatini, Edison, Borletti. In cinque anni, dal 1959 al 1963, oltre metà delle famiglie italiane – accanto alla radio, che era entrata nelle case prima della guerra – acquistano il televisore, il frigorifero, l’automobile, la moto.

Il Pontefice si attende dai cardinali «una parola intima e confidente che ci assicuri sulle disposizioni dei singoli e ci offra amabilmente dei suggerimenti». Per questo, la sua «allocuzione» verrà inviata a tutti i cardinali per ricevere dai «venerati fratelli» suggerimenti e indicazioni. Ma i cardinali e gli altri ecclesiastici temono che l’evento porti un ridimensionamento della Curia romana a favore dell’episcopato.

Roncalli non vuole riprendere e concludere il Vaticano I (1869-1870), che era stato indetto da Pio IX e che era stato bruscamente interrotto dalla «presa di Roma», ma vuole celebrare il XXI Concilio ecumenico e – come ricorda il 97enne arcivescovo Loris Francesco Capovilla, allora suo segretario particolare – «per far rifulgere, sotto la guida dello Spirito Santo, il volto della Chiesa di fronte alle rinnovate esigenze e alle più drammatiche difficoltà della sterminata famiglia umana del XX secolo, chiamata a rispondere alla vocazione divina in condizioni sociali e spirituali assolutamente inedite e pastoralmente sempre più complesse e impegnative».

L’ex Patriarca dei veneziani nascondeva una volontà di ferro dietro un sorriso affabile, nutriva una spiccata simpatia per il dialogo, era un autentico «buon pastore», aborriva ogni autoritarismo e il governo solitario in cui si era chiuso Pio XII negli ultimi anni.

Mentre rientra in Vaticano Capovilla gli chiede se è contento. Il Papa risponde: «Non si tratta di me, né dei miei sentimenti personali. Siamo in pieno esercizio della volontà del Signore. Adesso ho bisogno di silenzio e di raccoglimento. Mi sento staccato da tutto, da tutti». E in una nota personale, al termine della giornata, con placida serenità e tranquillo abbandono in Dio, scrive: «Tutto ben riuscito. Io mantenni la mia continua comunicazione con Dio... Laus Deo, laus Deo». Il 15 gennaio 1959 aveva annotato sul diario: «Ero assai titubante e incerto». All’entusiastica risposta del Segretario di Stato cardinale Domenico Tardini («Padre Santo, questa è una luminosa e santa idea che viene dal cielo e bisogna coltivarla, elaborarla e diffonderla. Sarà una grande benedizione per il mondo intero») il Pontefice annota: «Non mi occorse di più. Ero felice».

 (1-continua)

Pier Giuseppe Accornero

 



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