Pesaro, l'Italia sotto i riflettori

 

E' di scena l'Italia, che darà ampio spazio a un autoritratto attraverso l'opera omnia di Nanni Moretti (compresi i film cineamatoriali come «La sconfitta», «Paté de bourgeois», «Come parli frate», «Io sono un autarchico») e una rassegna di documentari in grado di restituire il volto meno appariscente, ma non per questo meno autentico, della Penisola.

Un cinema non fine a se stesso, ma critico per un verso e dotato di uno sguardo inquisitore per l'altro. E' l'idea di base che farà da sostegno alla 48ª Mostra internazionale del Nuovo Cinema, in programma a Pesaro dal 25 giugno al 2 luglio, un focus corposo che, dal confronto tra lo specchio della realtà fornito dal documentario e il filtro umorale e squisitamente satirico di Nanni Moretti, cercherà di cogliere vizi e virtù, temi emergenti, squilibri e contraddizioni di una società presa in contropiede da un veloce cambiamento epocale.

Il progetto consiste dunque nell'analizzare l'Italia tramite la lente privilegiata di uno spiccato senso critico e di un cinema del reale che contraddistingue le opere che negli ultimi tempi hanno contribuito a indagare la vita del nostro Paese nell'evoluzione-involuzione del suo tessuto non soltanto politico e sociale, ma anche culturale e antropologico. La novità consiste nel fatto che gli autori presenteranno e discuteranno le loro opere con il pubblico, sottoponendo il risultato del loro lavoro al vaglio di un indice di gradimento basato sul confronto a caldo e su una verifica diretta con la fruizione. Utili materiali di supporto, a sostegno dell'iniziativa, due volumi editi da Marsilio: «Nanni Moretti. Il cinema, i film», a cura di Vito Zagarrio, e un altro, a cura di Giovanni Spagnoletti, dedicato al mondo del documentario italiano.

Per quanto riguarda la sezione sul documentario, una particolare attenzione merita il tema dell'emigrazione-integrazione affrontato da «Giallo a Milano» di Sergio Basso, sulla comunità cinese nel capoluogo lombardo, «Grandi speranze» di Massimo D'Anolfi, sugli imprenditori italiani in Cina, e «Come un uomo sulla terra» di Andrea Segre e Dagmawi Yimer, sull'emigrazione dalla Libia prerivoluzionaria verso l'Europa. Altri temi di indubbio interesse: l'emergenza abitativa in Italia affrontata in «Palazzo delle Aquile» di Stefano Savona e «Ferrhotel» di Mariangela Barbanente, il Nord-Est fra integrazione e crisi economica ritratto in «Land of Joy» di Laura Lazzarin e in «A Nord Esta» di Milo Adami e Kuca Scivoletto.

Un discorso a parte merita poi la sezione dei film in concorso, con opere provenienti da Paesi in cui la produzione cinematografica sta vivendo momenti di profonda trasformazione e ricerca di nuovi linguaggi. Opere prime e seconde, per lo più di giovani autori, che difficilmente avrebbero avuto modo di arrivare in Italia. Da un capo all'altro del mondo, questi film sembrano iscriversi lungo la linea di un comune denominatore caratterizzato dalla ricerca di una nuova identità destinata a mettere in crisi precedenti certezze. «Nell'aprile dell'anno seguente» del thailandese Wichanon Somumjarn racconta la storia di un uomo che in una festa nuziale incontra una vecchia compagna di scuola. A questo punto il film si trasforma in un'indagine parzialmente autobiografica, che attraverso esperienze personali si avventura in una serie di labirinti dove realtà e immaginazione, documentario e finzione si intrecciano e si confondono.

Su un percorso simile si snoda anche «La jubilada» (La pensionata) del cileno Jairo Boisier Olave, che vede una giovane donna dall'oscuro e torbido passato tornare nel paese d'origine. Ma ricominciare da capo non è facile, anche perché l'amicizia con un sedicenne, figlio del proprietario dell'impresa in cui ha trovato lavoro, non l'aiuta ma contribuisce ad accrescere la sua dubbia reputazione. Il conflitto individuo-società si accentua nell'israeliano «Stazione centrale» di Ami Livne, in cui un giovane arabo che vive nei pressi della stazione ferroviaria di una cittadina nel sud di Israele riceve un ordine di demolizione della misera baracca in cui alloggia. Al giovane viene un'idea: simulare un attentato terroristico alla stazione e sventarlo scoprendo la bomba prima che esploda. In questo modo diventerà un eroe e la sua baracca di lamiera non sarà abbattuta.

Il conflitto fra il singolo e l'ambiente che lo circonda si esaspera e si inasprisce in «Tokyo Playboy Club» del giapponese Yosuke Okuda, dove un giovane che si è messo nei guai trova lavoro e rifugio nel locale notturno di un amico, per finire ben presto coinvolto in un gioco più grande di lui. Un film che sotto la parvenza del noir e con continue strizzatine d'occhio a Quentin Tarantino nasconde un'allegoria sull'ineluttabilità del destino e sulle sue leggi. Alle quali è impossibile sottrarsi. Novità anche dalla Germania, con «Barbara» di Christian Petzold (in Italia sarà distribuito dalla Bim) e «Unten mitte kinn» (Abbassa il montante) di Nicolas Wackerbarth. In «Barbara» torna ad affacciarsi il conflitto fra individuo e società con la storia di una dottoressa trasferita per punizione da Berlino Est in un ospedale di campagna (siamo nel 1980 e dunque nella Ddr prima della caduta del Muro). La donna stava pianificando di fuggire all'Ovest, ma l'incontro con il primario, nonostante il giorno dell'espatrio clandestino si avvicini, fa esplodere in lei un acuto contrasto fra pubblico e privato, fra coscienza e cuore, fra convinzioni politiche e scelte affettive. Altra parabola in chiave politica è «Unten mitte kinn», che ci porta invece all'interno di una scuola di teatro, dove le scelte sono altrettanto difficili perché motivate dall'abbandono dei docenti a solo due settimane e mezzo dal saggio finale. Con il rischio che l'autogestione studentesca si trasformi in anarchia.

Il quadro della 48^ edizione si completa con un omaggio al Manifesto di Oberhausen in occasione dei cinquant'anni del momento storico che sancì la rinascita del cinema tedesco, celebrato attraverso una selezione di cortometraggi, filmati e materiali dell'epoca. Per l'ottavo anno consecutivo, la Mostra avrà infine una sua appendice nel mese di luglio con «Pesaro a Roma», selezione delle varie sezioni del festival nella cornice estiva di piazza Vittorio, indimenticabile scenario di «Ladri di biciclette».

Enzo Natta



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