Quando il calcio era un gioco

Corre, anche troppo, l’anno 2012. Il primo clamoroso scoperchiamento del pentolone in cui bollivano i veleni del calcio-scommesse avvenne nel 1980. La Lazio vide cadere dagli altari nella polvere le sue amate bandiere Giordano, che si rianimerà a Napoli grazie agli abbracci tutori di Maradona, Manfredonia, che indosserà un vestito nuovo nella Juventus e, ancora, il leggendario difensore Wilson e il portiere Cacciatori. Fu, ovviamente, uno scandalo.

Se qualcuno ritenne che gli sbalordimenti, gli annichilimenti, il dolore e la vergogna causati da quei fatti potessero alzare una muraglia a difesa di nuovi e ancor più gravi attacchi all’onestà dei campionati, si riconosca oggi sonoramente sconfitto.

Ma gli sconfitti non sono poi molti. Tantissimi sono coloro che avrebbero scommesso (tanto per restare nel tema) su una ancor più penosa recidiva. Ma trentadue anni fa non c’era il folkloristico contorno di “zingari” croati e specialisti della scommessa a Singapore capitanati dal semi-misterioso signor Eng Tau Seet. Contorno folkloristico e drammatico se, come si racconta, “zingari” e burattinai singaporiani non appartengono alla categoria delle persone di amabili usi e costumi, ma sostituiscono non di rado le parole col rasoio. Di qui una certa titubanza nel vuotare i sacchi dimostrata da molti indagati.

Il campo della scommessa clandestina è vasto e tortuoso. E purtroppo la causa principale del peccato non è l’irruzione di truppe specializzate dall’interno (‘ndrangheta) e dall’estero. Stando a quanto dichiara il gip Salvini di Cremona, epicentro delle indagini, «l’ambiente calcio non era pulito. I trafficanti hanno soltanto stimolato disonestà già mature». E dal marciume di queste disonestà nascono nuove disonestà e così via, nell’alternarsi di periodi di calma con i movimenti tellurici provocati da soffiate, vendette, vecchie carte che sembravano dimenticate in polverosi ripostigli e che rispuntano improvvisamente con le loro accuse sopite.

I giocatori di calcio hanno comportamenti avventurati e ingenui. Sono spesso resi comicamente arroganti da guadagni enormi per la loro età. Contratti di milioni di euro a stagione non sempre curano chi ha meno di trent’anni o li ha da poco compiuti: spesso l’ammalano. Avvengono oggi nel mondo del calcio episodi un tempo neppure concepibili. Ve lo immaginate non diciamo un Valentino Mazzola o un Giampiero Boniperti che si tolgono la maglia per ordine della tifoseria, ma un Blason, un Azzini o un Moro del Padova di Nereo Rocco? Quelli lo spogliarello l’avrebbero fatto fare ai tifosi se si fossero soltanto permessi di aprir bocca….

Ne succedono di tutti i colori. Calciatori che invece di entrare e uscire dagli stadi, entrano ed escono dalle prigioni. Difensori che si disperano per gol che hanno finto di evitare e che hanno procurato volontariamente tradendo la propria squadra. Centrocampisti che cercano di convincere i compagni a truccare i risultati. Giovanotti che non accettano la frode, ma sanno e tacciono. Un campione del calibro di Gigi Buffon, portiere della Juventus campione d’Italia, che si stupisce di come viene presa (male) la sua frase «chi conosce il calcio e lo vive giorno dopo giorno, sa che cosa succede: in alcuni casi si dice meglio due feriti che un morto». Quindi se due squadre si accordano per un pareggio che fa comodo a tutt’e due, la colpa dove sta? La colpa sta nel fatto che serietà e lealtà si basano su altri principi. Si comincia dallo spinello, caro portierone azzurro, e si finisce non si sa dove.

L’allenatore della Juventus, Antonio Conte, è iscritto nell’elenco degli indagati (ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva) per episodi di combine risalenti ai giorni in cui allenava il Siena. Lo accusa il giocatore Carobbio, ex senese, un “pentito” che canta. La procura di Cremona lo considera attendibile e cerca riscontri per maggiore chiarezza. Il pm responsabile delle indagini ordina la perquisizione della casa di Conte. L’allenatore, che si proclama innocente, e che sino a prova contraria lo è, s’indigna, versa lacrime amare e se ne esce, anche lui, con un’ingenuità. «Il pm poteva almeno avvertirmi». Il pm di Cremona Di Matteo gli risponde serenamente: «Non mi risulta che le perquisizioni vengano preannunciate, altrimenti a che cosa servirebbero?». Ma siamo sinceri: se disponessimo come Conte di un contratto annuale di tre milioni di euro (a stagione! L’allenatore più pagato della serie A) e per una ragione qualsiasi ci volessero perquisire la casa, pretenderemmo, eccome, di essere avvertiti il giorno prima. Noi o il nostro maggiordomo. I milioni (di euro, che sono miliardi di lire) stimolano l’audacia e la fantasia.

Per Buffon, tanto per dare la precedenza ai campioni d’Italia, il caso è diverso. Si tratta dello strascico di un fatto risalente al 2006. Allora si scommetteva tramite un sito Internet e un terzetto di broker. Il portiere era stato sentito dai magistrati davanti ai quali «aveva ammesso di essere un giocatore accanito in vari settori, casinò, biliardo, lotterie, cricket. Ma non aveva mai neppure sfiorato la Juventus». Nel maggio del 2010 la procura di Parma chiede l’archiviazione del processo penale. Anche la Figc archivia il suo procedimento. Ma ecco che tra giocate illegali, gruppi criminali, ‘ndrangheta, partite vendute, il tutto in 32 faldoni d’inchiesta, spuntano sette pagine che raccontano i movimenti bancari dell’acrobata della parata.

Un’annotazione della Guardia di finanza di Torino, datata 13 giugno 2011, segnala l’emissione di 14 assegni nel periodo gennaio-settembre 2010 per un valore complessivo di 1 milione 585 mila euro, denaro girato da Buffon a tale Massimo Alfieri, titolare di una tabaccheria di Parma con annessa ricevitoria. La dicitura frizzante è questa: «L’istituto di credito ipotizza che le liquidità possano essere oggetto di scommesse vietate. Viene evidenziato inoltre che Buffon già in passato era stato segnalato per operazioni sospette analoghe». Gli accertamenti della procura di Torino non trovano riscontri. Buffon non è indagato. Però è imbufalito: se non è indagato, perché la Finanza va a frugare in ogni buco della ricevitoria di Parma alla ricerca di ciò che è troppo difficile, se non impossibile, trovare in banca?

L’imbufalito sommo portiere non sa trattenersi e, dopo le sciocchezze sui risultati fraterni, definisce vergognoso il modo in cui è gestita l’inchiesta di Cremona, vergognoso che gli interrogatori vengano pubblicati dai giornali dopo dieci minuti dalla loro conclusione, vergognoso che si scarichi immondizia sulla schiena di chi magari è innocente, vergognoso il blitz di Coverciano, residenza azzurra prima della partita amichevole perduta con la Russia per 3 a 0, con relativa perquisizione della camera di Domenico Criscito e presenza delle telecamere perché i giornalisti sapevano già tutto.

Criscito, che gioca nello Zenit di San Pietroburgo, era stato fotografato mesi fa in un gruppo nel quale compariva un indagato per droga. Nient’altro. Il giocatore viene scaricato da Cesare Prandelli, commissario tecnico degli azzurri. Niente Europei. Quegli Europei che dall’8 giugno al 1° luglio, in Polonia e Ucraina, vedranno affrontarsi sedici squadre, suddivise in quattro gironi, con l'Italia, inserita nel Gruppo C, che affronterà nella prima partita la Spagna (10 giugno), poi la Croazia (14 giugno) e la Repubblica d'Irlanda (18 giugno).

Lo juventino Bonucci, anch’esso indagato dalla procura di Cremona come Criscito, non viene scaricato. Perché? Prandelli è vago. Lo è anche quando dice che non bisogna esagerare, perché dopo tutto si tratta di quaranta o cinquanta sfortunatelli. Ma gli sfortunatelli sono 150: non lo hanno avvertito? Poi spara che se per il bene del calcio, per riconquistare la perduta tranquillità, l’Italia dovesse rinunciare al campionato d’Europa, ebbene, lui è pronto alla rinuncia. Già l’intervento, definito meramente provocatorio, del presidente del Consiglio Monti, ipotizzante la sospensione dei tornei nazionali per due o tre anni di riflessione, aveva provocato tremori e terrori. Adesso ci si mette anche Prandelli. Ma ragazzi, strilla la fiera Barbara Berlusconi, amministratore delegato del Milan, lo sapete che se il calcio si ferma per un solo anno lo Stato perde un miliardo in tasse? E il presidente della Figc Abete rincara: ma lo sapete che il giro d’affari del pallone è di oltre 7 miliardi e mezzo di euro? E il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano annuncia la sua presenza alla prima partita degli azzurri in Polonia, mentre il ministro degli Interni Cancellieri esclama «andate, giocate e vincete!». Insomma, l’idea del blocco triennale non ha ottenuto né un successo di pubblico né un successo di critica.

Il gioco del calcio è un gioco per modo di dire. E’ una faccenda a spigoli e scaglie, un ex divertimento convertitosi in un ciclope picchiatello. Ma tanto ci penserà la giustizia sportiva a mettere tutto a posto. Al primo round della resa dei conti, il Grosseto, che ha accettato il patteggiamento, è stato punito con la sottrazione di sei punti. Il Grosseto che nelle stagioni 2009-2010 e 2010-2011 avrebbe truccato o tentato di truccare addirittura otto partite se la cava con sei punti di penalizzazione. Neppure la Fatina di Pinocchio sarebbe stata così tenera.

Gianni Ranieri



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