Pane al Pane

Ma è la guerra che non va fatta

Strana America, dove la morte continua a restare argomento di polemica politica: la morte violenta accettata come necessità (in guerra, nella lotta al terrorismo ma anche alla criminalità) di cui non si può fare a meno. Il presidente Bush snocciola in pubblico, su richiesta, i dati del conflitto in Iraq: 30 mila morti iracheni, 2.140 americani. Ma, precisa, lo rifarebbe subito da capo, perché così voleva e continua a volere l’interesse degli Usa.

Una gioventù senza limiti

Le statistiche sono solitamente crudeli, e per questo non vengono credute seriamente, come invece meriterebbero. Quelle che riguardano l’istruzione media degli italiani sono normalmente tragiche. L’ultima dichiara che il 36 per cento dei nostri connazionali ha solo la licenza elementare, e per giunta sono persone anziane, quindi lontanissime dall’idea di poter tornare a scuola,per reimparare a leggere e scrivere: al punto che gli analfabeti italiani sono ben sei milioni (contro il 4 per cento dei laureati). Risultato: l’Italia è al ventottesimo posto fra i trenta Paesi "sviluppati" del mondo. Precede soltanto Portogallo e Messico.

Una fiaccolata che non basterà

Mentre il voluminoso rapporto dell’associazione Aiuto alla Chiesa che soffre documenta lo spaventoso panorama di violenze contro fedeli, sacerdoti, missionari cattolici in diverse, grandi aree del mondo, e mentre in India si scatenano gli attentati contro indù e buddisti, e mentre su tutto questo pesa l’ombra terribile del fondamentalismo musulmano, il più fanatico fra i governanti mondiali, il neo presidente dell’Iran, Ahmadinejad, fulmina Israele, di cui chiede pubblicamente, davanti a una folla di giovani plaudenti, la cancellazione dalla carta geografica della Terra, accusando di un «crimine imperdonabile» ogni Paese islamico che riconosca lo Stato ebraico.

Un po' di rispetto, presidente Bresso

Quando il potere esagera nel parlare è lecito ricordargli che più alta è l’autorità pubblica di cui si dispone, più alto deve essere il ritegno a parlare. Le parole sono pietre, era il titolo di un libro un tempo famoso, ed è vero anche adesso, e sempre. Il potere non dispone del diritto di offendere chi vi è sottoposto dalle leggi di una comunità democratica, in cui il rispetto deve essere reciproco, dall’alto verso il basso e viceversa.

Per la Giustizia o per il Quirinale?

L’accusa rivolta dal presidente del Senato Pera al Csm di «interferire sui lavori del Parlamento» a proposito della riforma della Giustizia che sta per essere varata dalla Camera ha suscitato molto scalpore. In particolare perché essa si riferiva a un ordine del giorno del Csm in cui ci si proponeva di esprimere un parere (legittimo secondo la legge istitutiva dello stesso Csm, vigente dal lontano 1958) su un emendamento alla legge di riforma riguardante direttamente, fra l’altro, la nomina di Giancarlo Caselli a capo della Procura nazionale antimafia.

Ma la colpa non è dell'euro

L’offensiva leghista (e non solo leghista) contro l’euro non meriterebbe particolare attenzione se non facesse presa su un’opinione pubblica che, non sapendo bene con chi prendersela per le cose che non vanno, se la prende con la moneta unica (che guarda caso, in coincidenza con l’ascesa del prezzo del petrolio a 60 dollari al barile, grazie alla propria forza sui mercati finanziari internazionali superiore a quello della moneta Usa ci fa pagare la benzina un po’ meno cara).
Ma la colpa non è dell’euro.

Karol Woityla: il filosofo e l'uomo della fede "totale"

Non c’è praticamente grande firma di intellettuale che non sia intervenuta in questi giorni sui quotidiani e alle tv per la morte di Giovanni Paolo II, la sua storia, il suo magistero, le sue battaglie sociali, religiose, culturali, politiche. Abbiamo visto agitarsi un mare di idee, di confronti, di contraddizioni, qualche volta non priva di retorica (e di banalità). Era inevitabile, data la grandezza del personaggio.

fonte XML


PRELUM Srl - P.I. 08056990016