Le nostre rubriche

Un'Italia da ricostruire come nell'anno 1946

Correva l’anno 1946, l’Italia piangeva le vittime e i drammi della guerra dalla quale era appena uscita, ma iniziava a ricostruire insieme con le case e le città, la vita culturale, riproponendo valori e riferimenti che i tragici anni bellici sembravano avere cancellato per sempre. Una rinascita a tutto campo alla quale diede un importante contributo di idee e di progetti «il nostro tempo», nato in quell’anno a Torino, ma con diffusione nazionale. Attorno a Mons. Carlo Chiavazza che nella ritirata di Russia, chiudendo gli occhi a tanti suoi alpini e raccogliendone le ultime parole, aveva imparato che cosa veramente vale nella vita e che cosa è privo di senso, attorno a questo ex cappellano della Tridentina, colto e innamorato della letteratura e convinto, in anticipo sui tempi, della fondamentale importanza dei media, si radunarono personaggi di alto valore umano e culturale, alcune fra le menti più acute del capoluogo piemontese. Con pochi mezzi, tanto entusiasmo e una profonda fede, inventarono un settimanale che gettasse un ponte verso il mondo laico. Consapevoli che molto del pensiero della Chiesa può essere un terreno d’incontri e di progettazioni anche per i non credenti, perché riguarda il bene comune. Vinsero la sfida. «il nostro tempo» divenne un punto di riferimento nazionale ed aiutò nella formazione cattolici e «lontani».

Via la croce, arriva un cristallo simbolico

La Croce Rossa Internazionale cambia simbolo. Via la croce e al suo posto, un cristallo, anzi un rombo che, non richiamando alcun segno religioso, dovrebbe risolvere vari problemi. La decisione è stata presa l’8 dicembre, a Ginevra, al termine di una conferenza diplomatica e, nonostante l’importanza, la notizia non ha avuto molto rilievo sui media.

Se l'insegnante impazzisce

«"Sono gli insegnanti a diventare pazzi o solamente i pazzi vogliono fare gli insegnanti?". Questa era la domanda-battuta che oramai circolava tra colleghi, al termine di ogni collegio medico che stabiliva l’inabilità al lavoro dei dipendenti appartenenti alla Pubblica Amministrazione. Infatti, quando era tra noi lo specialista psichiatra per analizzare i casi di sua competenza, la metà dei pazienti risultava essere inevitabilmente "insegnante"."Poveri studenti" commentavamo all’unanimità, ma la cosa finiva lì in attesa della successiva convocazione. Fu solamente quando cominciai ad insegnare , per passione s’intende, che mi sorse l’atroce dubbio: che non si tratti di un mestiere "psichicamente" usurante?».

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