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Fiera del libro di Torino: tanti visitatori, pochi lettori

Si è chiusa al Lingotto di Torino la 19ª edizione della Fiera del libro, una fiera esplosa, che si sta rivelando troppo grande persino per gli immensi spazi della pionieristica fabbrica della Fiat. Il fenomeno non è strano, ma normale, assolutamente identico agli altri eventi (mostre, concerti, festival) della civiltà planetaria dello spettacolo, dove l’individuo in quanto essere umano che pensa, si emoziona, soffre, gioisce o si fa semplicemente i fatti suoi non conta nulla, conta soltanto la massa che insegue i suoi idoli, star, calciatori, veline, cantanti, personaggi televisivi, giornalisti e scrittori alla moda per poi sostituirli entro brevissimo tempo con altri dello stesso tipo.

Gli universi sconosciuti di Portogallo e Brasile

Al caotico e consueto andirivieni del Lingotto durante la Fiera del libro, quest’anno si sono sommate le voci affascinanti e imprevedibili della letteratura, della musica e delle danze di Portogallo e Brasile. I due Paesi ospiti hanno fatto di tavole rotonde e dibattiti un viaggio oltre confine, verso i vasti e poco conosciuti spazi dell’universo lusitano.

Ciampi, il "nonno d'Italia"

Sette anni al Quirinale (1999-2006), parafrasando un celebre film. Un crescendo di popolarità e di consensi. Comportamento e stile più che politically correct. La guida è la Costituzione. La definisce «la mia Bibbia civile». Il nostro primo «cittadino al servizio dello Stato», Carlo Azeglio Ciampi, ha voluto suggerire a cronisti e storici, a politici e alla gente quale è stata la sua stella popolare, la sua Bibbia, appunto, nell’esercizio di supremo moderatore nella difficile fase di profonde trasformazioni politiche e sociali mondiali. Linea scaturita da quella Carta approvata 60 anni fa da altri Padri della patria e oggi presa di mira non per aggiornarla, ma per cambiarla radicalmente. Tentativo riuscito in parte con modifiche per le quali il momento-verità sarà il referendum del 25 giugno.

Il silenzio dentro di noi

La prima richiesta è del 1984. Allora Philip Gröning, giovane regista di Düsseldorf, scrisse al priore generale dei certosini per ottenere il permesso di girare un documentario all’interno della Grande Chartreuse, la casa madre dell’ordine situata sulle Alpi francesi, vicino a Grenoble. Gli fu detto che era troppo presto. E che sarebbe stato meglio risentirsi una decina d’anni dopo. Gröning non si perse d’animo, ma il consenso dei monaci arrivò soltanto nel 2001, accopagnato da una serie di clausole da seguire accuratamente. Così, l’anno successivo, il regista tedesco cominciò le prime riprese di quello che sarebbe diventato «Il grande silenzio», presentato lo scorso settembre alla Mostra di Venezia, accolto a dicembre in Germania da un successo sorprendente e divenuto negli ultimi tre mesi un vero fenomeno culturale, occupando intere pagine sui giornali e aprendo interessanti dibattiti sul rapporto tra cinema e fede.

Povertà: tutte le cifre per l'Italia

No, non siamo ancora un Paese di poveri o impoverito. Nel 2004, anno degli ultimi dati Istat, la spesa media delle famiglie italiane è di 2.380 euro al mese, una manciata di euro in più rispetto al 2003. Secondo una ricerca dell’Eures, nel 2003 uno studente delle superiori di Roma, sempre ogni mese e sempre in media, poteva permettersi di spendere qualcosa come 225 euro. Ancora, almeno sette famiglie italiane su dieci hanno pur sempre una casa in proprietà, come informano i dati più recenti di Bankitalia. E si potrebbe continuare: è il Paese visibile, rassicurante e presentabile. Quello, perché no, dove qualcuno può trovarci anche «i ragazzi che hanno due cellulari» e «i ristoranti pieni» e comunicarlo con soddisfazione ai giornalisti.

"Verso la casa del Padre"

Il momento più toccante dell’anniversario avverrà alle 21,37 del 2 aprile in una piazza San Pietro gremita di fedeli come un anno fa: quello del «ritorno alla casa del Padre» di Giovanni Paolo II. Sarà la grande campana «Sigismondo» della cattedrale di Cracovia a far giungere a Roma, via Sat2000, i suoi rintocchi per ricordare la scomparsa che commosse il mondo intero. In quel momento si aprirà la finestra della «casa del Papa» e Benedetto XVI ricorderà il suo predecessore. Culminerà così il «rosario dell’anniversario» in piazza San Pietro.

Paralimpiadi: come vincere l'handicap con lo sport

Le Paralimpiadi di Torino 2006 sono ormai ai blocchi di partenza. Assistendo alle gare, lo stupore per tanto impegno e coraggio si associa spesso a un dubbio: lo sport fa davvero bene a queste persone? Secondo gli esperti riuniti di recente a Torino per un convegno sulle malattie rare l’esercizio fisico può essere inteso addirittura come un farmaco economico che, se opportunamente dosato, non comporta effetti collaterali, ma solo benefici. Fatta eccezione per gravi difetti cardio-vascolari, respiratori, neurologici o ortopedici, non vi sono controindicazioni a priori per lo svolgimento di alcuna attività sportiva. Ovviamente appellarsi al buon senso e alla prudenza è scontato: è bene mantenersi attivi, ma evitare sforzi estremi, riposarsi e assolutamente fare riferimento a medici e preparatori esperti. In linea di massima l’idroterapia è l’attività più indicata.

Afghanistan: risorgimento dalla rovina

Fino a qualche tempo fa l’Afghanistan, terra di burqua celesti, guerre e montagne nel cuore dell’Asia, veniva immancabilmente ricordato come il "Paese dei talebani" o la "Patria di Bin Laden". Appellativi veri, ma scomodi. Quei tempi sono finiti, e oggi l’Afghanistan sta a poco a poco cambiando volto, identità, cercando di riscattare la propria immagine e di trasformarsi in un Paese democratico.

Olimpiadi: Giorgio, Enrico e anche Torino

Tutti contenti, dal presidente del Comitato olimpico internazionale, Jacques Rogge, che alla felliniana e carnevalesca cerimonia di chiusura di domenica 26 febbraio si è profuso in ringraziamenti ed elogi per Torino, il Piemonte e l’Italia, all’ultimo dei volontari che hanno lavorato sodo per la riuscita dei Giochi invernali 2006. Tutti felici, dal sindaco Chiamparino a quello della canadese Vancouver, che ospiterà i prossimi Giochi invernali. E’ la potenza collante dello sport.

La scommessa vinta anche con la cultura

Il suo sorriso e il suo grido di vittoria per l’assegnazione dei XX Giochi olimpici invernali alla città di Torino sono stati di stimolo, in questi anni di preparazione dell’evento a cinque cerchi, per l’intera organizzazione delle Olimpiadi della neve. Quel sorriso e quel grido risalgono a Seul, 19 giugno 1999. Un anno prima, l’avvocato Agnelli le aveva chiesto, a sorpresa, se se la sentiva di recarsi a suo nome presso il Comitato olimpico per perorare la candidatura di Torino. Lei aveva accettato senza esitare. E si era buttata anima e corpo nell’avventura olimpica, com’è nel suo stile. Così Evelina Christillin è diventata l’instancabile ambasciatrice di questa sfida, che domenica si è conclusa con una grande vittoria su tutti i fronti. Domandarle un bilancio sulle Olimpiadi, adesso, è inevitabile.

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