Il parroco di montagna

"E' Dio che mi ha toccato il cuore a Tor Vergata"

«Il primo commento che ho fatto una volta finito di leggere il libro ("Convertirsi alla gioia", n.d.a.) è stato: "Finalmente uno che la pensa come me!". Per me trovarmi tra le mani questo libro è stato vedere scritto quello che provavo e che non riuscivo a spiegare a parole, quindi una "manna" visto che adesso forse riuscirò a spiegare alle persone che conosco che non sono una matta ma semplicemente un’innamorata di Gesù, questo Dio che va contro ogni aspettativa, che fa tutto il contrario di quello che spesso ci aspettiamo. Troppo fuori![…] Ma più di tutto come hai parlato della Chiesa e di Pietro, il primo Papa.

Manolo, ucciso dall'overdose, oggi vive nell'amore di Cristo

"Ciao don Paolo, ti mando il ricordo di Manolo. Ti chiedo una preghiera per lui, che Dio abbia pietà di lui e di noi, non esiste un dolore più grande del perdere un figlio, credimi. La nostra vita è un abisso senza fine, un dolore senza fondo. Il mio tenero e fragile figlio è morto, stritolato da una società che non sono riuscito a zittire, che non ho saputo contrastare […]". (Giuliano)

Dio è paziente con noi: non mettiamo troppa fretta nel trasformarci in santi

"Mi accorgo che mi dibatto sempre nei miei piccoli, meschini difetti, peccatucci, pigrizie che mi fanno commettere sempre gli stessi errori, le solite scuse da dire in confessione, le stesse beghe in famiglia e mi chiedo: l’eucarestia mi cambia? Dio non è già stufo di me (come lo sono io) che non riesco a migliorarmi radicalmente. Il cristiano dovrebbe riconoscersi nei rapporti di tutti i giorni ma alla mia età è ancora possibile convertirsi radicalmente?" (Adriana).

Necessaria la penitenza, ma Dio è anche gioia

"Bella la tua risposta a Sergio. Il rischio di vivere e proporre un cristianesimo fatto di penitenza e noia è tutt’altro che lontano dalla nostra pastorale (…) Non c’è però il rischio di abbassare la radicalità del Vangelo? Di annacquare l’esigenza di una sequela esigente? (…) Difficile trovare un equilibrio".

(Marta di Genova, via mail)

Contare sull'amore anche se la vita ci sembra da buttare

Sono arrivata alla conclusione che non si può pretendere di vivere la vita, bisogna accettare di morire dentro per sopravvivere fino a quando il nostro Dio deciderà la fine terrena […] Con l’aumento del senso di colpa diminuisce anche la capacità di respirare, con tutto quello che ciò comporta […]. Luisa

Comunione ai divorziati: la risposta di papa Benedetto

Ho letto nei quotidiani, all’indomani delle vacanze dalle tue parti, la domanda che hai posto al Papa durante l’incontro con i preti valdostani sulla comunione ai divorziati (…) Io sono tra quelli che hanno subìto un divorzio e umiliazioni a non finire (…), la superficialità con cui si parla di questi temi fa sanguinare in me una ferita aperta e purulenta.
Barbara

Sì, Barbara ero proprio io quel don Paolo di cui parlavano i giornalisti. Purtroppo, però, quasi tutti i quotidiani nazionali, dovendo far conto con esigenze di spazio, non hanno colto il tenore della mia domanda e la grandezza della risposta di papa Benedetto.

Non crediamo alla favola dello "scontro fra le civiltà"

"Ho paura, don Paolo, per me, per i miei nipoti: in che mondo siamo finiti? Vedo le immagini di stragi, di bombe nelle metropolitane, sento sfiducia e paura, sono nervosa. Com’è possibile che ci troviamo ad iniziare il millennio in questo stato? […]. Che ne sarà dei miei nipoti, che mondo stiamo loro consegnando?" (Gianna, Milano).

Un Dio mite e fragile che si mette in gioco

Che significa: «Io credo nel Dio che Gesù è venuto a raccontare?». Forse il Dio che insegnano nelle chiese è diverso? Sono confusa, ma credo di capire ciò che vuoi dirmi: posso farmi una falsa idea di Dio, credendo che sia il Dio "giusto", il Dio che mi hanno sempre insegnato. Te la passo, può essere un’idea simpatica. Ma proprio non riesco a capire quel «non so se sei in grado di farlo». Che significa: bisogna studiare? Prepararsi? Il vero volto di Dio è riservato a pochi eletti? Peggio: dici che ci vuole umiltà per demolire gli idoli. Non è passato il tempo in cui la Chiesa ci diceva che non valiamo a nulla e che bisogna abbassare lo sguardo?

Quando Dio pare muto dinanzi al nostro dolore

Credevo, una volta. O credevo di credere. Ora no, basta, troppo dolore, troppa rabbia, troppa incoerenza da parte della Chiesa. Leggendo da due anni i tuoi articoli mi sento presa, sento come un baratro che si apre. Poi, di colpo, scuoto la testa: troppo bello per essere vero. Mi sento sciocca e ingenua, forse sono alla frutta: ho un delirio religioso.

Quella bomba messa nel cuore dal buon Dio

Non mi è mai successo di "parlare" ad un prete, e non so proprio dove cominciare. Quello che è certo è che sto male. Non fraintendermi: sono abbastanza soddisfatta della mia vita, del mio lavoro, delle scelte fatte (quasi tutte), delle persone che ho amato e che amo… Ho studiato, leggo, frequento ambienti culturali di spessore, abito una casa che ho arredato con gusto e passione. Ma resta un vuoto, un vuoto latente, insostenibile, che, come un ronzio, mi giunge nelle orecchie dell’anima sempre più spesso. All’inizio pensavo che fosse un po’ di depressione, il cambio di stagione. Poi la cosa è continuata e, ora, non so più dargli un nome.

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