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Basilica di San Pietro, prodigio da 500 anniLa Roma caput mundi deve la sua più duratura gloria proprio ad un ebreo, allora sconosciuto, mandato a morte crocifisso sotto Nerone tra il 64 e il 67. Una misera tomba scavata nell’argilla del cimitero vaticano lungo la via Cornelia presso il circo di Gaio e Nerone, appena ricoperta "a cappuccina" con sei tegole a forma di tetto, ha accolto il corpo di Pietro di Galilea. Il colossale edificio teologico di 44 mila metri quadrati, lungo 187 metri che diventano 219 con il portico e i muri e una cupola che s’innalza fino ai 136 metri, doveva tradurre architettonicamente e visivamente la fede nel mandato di Cristo: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». Questa basilica che festeggia il mezzo millennio di vita, con la sua cupola rappresenta il "logo" moderno-sacro di Roma. Così come il Colosseo ne è il simbolo classico-laico. Il 18 aprile 1506, il decisionista Giulio II metteva la prima pietra del nuovo tempio nelle fondamenta di un enorme pilone (quello sud ovest dei quattro che reggono la cupola) rendendo inevitabile qualcosa che allora a molti sembrava sacrilegio: la distruzione della vecchia basilica costantiniana. Per elevare un Tempio che secondo Bramante doveva «innalzare la cupola del Pantheon sulle grandi volte della basilica di Massenzio». Insomma, superare il meglio dell’antichità a gloria dell’apostolo Pietro. Quest’anno il Natale della Città eterna, il 21 aprile, si esalta per il mezzo millennio del monumento che la rende più di ogni altro una città mondiale. Dopo il "la" di lunedì 17 con il ricordo dell’anniversario fatto da Benedetto XVI, si sono aperte ufficialmente le celebrazioni che prevedono molte iniziative: celebrazioni liturgiche papali, mostre, convegni internazionali, concerti, emissioni di medaglie e francobolli. Si comincerà il 29 giugno con una messa solenne di ringraziamento che sarà celebrata da Benedetto XVI, durante la quale egli imporrà i pallii agli arcivescovi metropoliti eletti negli ultimi dodici mesi. Due saranno le grandi iniziative culturali. La prima sarà una mostra (3 ottobre 2006 - 8 marzo 2007) dal titolo significativo di un graffito in greco: «Petros eni» che gli epigrafisti, a cominciare dalla scopritrice Margherita Guarducci, sciolgono in «Petros en estin» ossia «Pietro è qui». Si tratta di un graffito inciso all’interno di un piccolo ossario ricavato in un muro pieno di graffiti devozionali di invocazioni a Cristo, Maria e Pietro, posto a protezione della primitiva sepoltura dell’Apostolo. Questa scritta è la prova archeologica che in quell’ossario furono posti i resti di Pietro. La finalità della mostra è di far riscoprire la ragione prima dell’enorme basilica costruita in 110 anni con il meglio del genio artistico dell’epoca: tutto ad onore del martirio di Pietro, sepolto sei metri sotto la verticale dell’altare papale. L’allestimento comprenderà una settantina di opere per coprire una vasta tipologia di manufatti: come il modello ligneo della Cupola di Michelangelo. Si potranno ammirare anche nuovi ritrovamenti come un sarcofago rinvenuto nel 2003 in Vaticano e risalente al 270 circa. Nel gennaio prossimo, un convegno internazionale di studi sarà dedicato a «San Pietro nella Sacra Scrittura, nella devozione, nell’iconografia». Il 19 novembre, nella basilica, verrà eseguita la messa solenne del «Requiem» di Mozart, nel 250° dalla nascita, e il 2 luglio nell’Aula delle Benedizioni verrà eseguito l’Oratorio «Petros eni» di Antonio Pappalardo. Sulle frontiere della vita e della morte si sono confrontati sul settimanale «L'Espresso», il cardinale Carlo Maria Martini e il chirurgo di fama internazionale Ignazio Marino: dalla fecondazione assistita, all'aborto, alle cellule staminali embrionali, alle adozioni, all'uso dei preservativi nella lotta all'Aids, all'eutanasia e all'accanimento terapeutico. L'illustre porporato ha espresso con la consueta acutezza e la prudenza-apertura tipica del buon gesuita, posizioni diffuse nella Chiesa tra i teologi moralisti e il clero, ma che non possono essere banalizzate nella questione: preservativo si o no. Il cardinale ha ribadito la dottrina classica della Chiesa contro l'aborto e l'eutanasia, contro la donazione a pagamento di organi. Si è dimostrato aperturista per quanto riguarda l'uso del profilattico quale «male minore», ovviamente nel contesto di un atto coniugale. «Lo sposo affetto dall'Aids», ha spiegato Martini, «è obbligato a proteggere l'altro partner e questi pure deve potersi proteggere». Questa è la posizione dei teologi moralisti anche più severi. Si dimentica spesso che il contesto morale dell'atto sessuale è solo quello coniugale. La Chiesa non può legittimare rapporti extraconiugali. Il senso delle risposte di Martini è molto propositivo, educativo, formativo delle coscienze. Anche quando ribadisce il «no» all'uso delle cellule staminali embrionali per la ricerca. Aperturista è il cardinale sul tema dell'adozione degli embrioni da parte di donne single, prevalendo il diritto alla vita: «Mi parrebbe eticamente più significativo propendere per la soluzione che permette ad una vita di espandersi piuttosto che lasciarla morire». Possibilista è anche circa l'adozione di un bambino da parte di una persona single, ovviamente in condizioni in cui non è possibile garantire i due genitori adottivi. Orazio Petrosillo (nostro servizio da Roma)
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