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Giuda tradì davveroGiuda, chi eri realmente? Da sempre il tuo nome è sinonimo di tradimento. Eppure anche tu, figlio di Simone Iscariota, hai amato quell’Uomo, al punto da seguirlo e diventare uno dei suoi Dodici. Poi, l’hai tradito. Perché? Per avidità, oppure perché speravi in un regno da sostituire a Roma? O perché, come qualcuno sta dicendo con gran risalto in questi giorni, fu Gesù stesso a dirti di tradirlo? Già, perché in un papiro noto come «Vangelo di Giuda», risalente al 300 dopo Cristo, scritto in lingua copta e appena decifrato, «si narra il segreto della rivelazione che Gesù fece parlando con Giuda Iscariota», e cioè che Giuda avrebbe consegnato Gesù alle autorità su sua richiesta. Ma andiamo con ordine. Il papiro è stato trovato una trentina d’anni fa in Egitto, da dove alcuni mercanti l’hanno portato in Europa e poi a New York, dove è rimasto in una cassetta di sicurezza sino al 2000, quando è stato acquistato da un’antiquaria di Zurigo, che a sua volta lo ha ceduto alla Fondazione per le arti artiche Maecenas di Basilea e alla National Geographic Society. Dopo l’attento recupero del documento, svolto da papirologi, linguisti e altri studiosi, il manoscritto e il testo tradotto in varie lingue sono stati presentati lo scorso 6 aprile, a Washington. In Italia, i risultati saranno pubblicati sul mensile «National Geographic Italia» di maggio (in edicola dal 21 aprile). Il testo è stato presentato o comunque recepito da gran parte dei media come capace di far discutere storici, filosofi e biblisti, perché contraddice la storia tramandata dai Vangeli ufficiali e, comunque, fa giustizia su Giuda come traditore e sull’antisemitismo. Per Gregor Wurst, uno degli esperti coinvolti, il testo è importante, ma non ha reale, grande impatto perché «si tratta dello scritto apocrifo di uno gnostico. Il solo fatto che citi i Vangeli canonici dimostra che dal punto di vista storico la fonte originale e privilegiata delle notizie restano Matteo, Marco, Luca e Giovanni» («La Stampa», 7 aprile). L’argomento è comunque interessante, e così abbiamo rivolto alcune domande a mons. Giuseppe Ghiberti, torinese, membro della Pontificia commissione biblica e presidente della Commissione diocesana per la Sindone. Lei era a conoscenza del «Vangelo di Giuda»? Nella lista dei vangeli apocrifi era presente anche un «Vangelo di Giuda», perché ne aveva parlato Ireneo, alla fine del secondo secolo. Ma il testo era andato perso. Qualche anno fa amici svizzeri mi parlarono di un documento, rinvenuto da poco, che poteva contenere quel Vangelo andato perduto. È importante che il testo sia scritto in copto, e che sia databile al 300 d.C.? Molti documenti dell’antichità cristiana rinvenuti in Egitto sono scritti in copto, che è una lingua derivata dal greco e dall’egiziano antico. Non di rado essi sono già una traduzione da originale greco. La datazione di questo documento all’inizio del quarto secolo lo rende certamente interessante, perché fa pensare che la data della composizione del testo e soprattutto dell’origine della tradizione che lo ispira sia ancora precedente. Sembra, però, che si tratti di una copia: il testo originale sarebbe stato scritto in greco, tra il 100 e il 180 d.C. Questo fatto ha importanza? La datazione della formazione del testo sembra da porre nella seconda metà del secondo secolo, forse un po’ dopo il 150. Naturalmente occorrerà prendere contatto diretto col testo. Personalmente non l’ho ancora avuto in mano. Sembra sia stato scritto in ambiente gnostico: che cos’era lo gnosticismo, e perché fu considerato eretico? Gnosticismo è un termine che copre un certo numero d’ideologie riguardanti il problema della salvezza, collegate con una visione del mondo divino, del cosmo e dell’uomo, parzialmente comune a tutte. Applicate al cristianesimo, queste ideologie relativizzavano la posizione e la funzione di Gesù Cristo e interpretavano le vicende della sua vita e i suoi insegnamenti in modo esoterico, adattando e alterando liberamente molti ricordi della sua vita e dei personaggi vissuti accanto a lui. Il rifiuto dello gnosticismo da parte della Chiesa era causato dagli errori che esso proponeva sul mistero della venuta di Gesù e della salvezza operata da lui: incarnazione e redenzione erano completamente stravolte. Al di là del contenuto, il «Vangelo di Giuda» si può considerare uno dei tanti apocrifi? Gli studiosi dovranno esaminarlo con attenzione. Data la condizione frammentaria del testo, l’identificazione rimarrà sempre allo stato di ipotesi. Non è un caso nuovo, perché è già accaduto per altri ritrovamenti, come il «Vangelo di Pietro», ai quali è stato dato un nome ipotetico. Sono però ipotesi di lavoro serie. Che importanza può avere un apocrifo, e in particolare questo testo, per lo studioso di testi antichi, per un biblista o per un cristiano? Gli apocrifi del Nuovo Testamento sono documenti composti in epoca successiva al tempo di composizione del Nuovo Testamento stesso: dal secondo secolo a oltre la metà del primo millennio. Essi sono importanti non tanto per le notizie che ci danno sulle vicende accadute a Gesù e ai primi predicatori cristiani, quanto per le informazioni che ci offrono sulle rivisitazioni che si sono fatte, in ambienti particolari, di quei ricordi. La fantasia ha sempre la sua parte; a volte sono determinanti le ideologie. È quasi impossibile verificare se qualche volta essi trasmettano schegge di ricordi autentici non contenuti negli scritti neotestamentari. Comunque è interessante prendere contatto con i mille modi con cui si è cercato di penetrare il mistero di Gesù. C’è sempre da imparare, a patto di sapere chiamare le cose con il loro nome e usarle per quel che servono. Il «Vangelo di Giuda» è il primo testo a presentare Giuda come colui che tradisce per «obbedienza» a Gesù? In questa forma probabilmente sì. Più tardi, in ambiente giudaico, si formeranno tradizioni a riguardo di Gesù, con interpretazioni della sua morte presentate diversamente da quelle evangeliche e presentazioni proprie della parte svolta da Giuda. Ma il tema dell’«obbedienza» ha un senso solo nell’impostazione generale del pensiero gnostico, che giunge addirittura a giustificare il fratricidio di Caino. Secondo qualcuno, per realizzare il piano divino della salvezza il tradimento di Giuda era necessario. Giuda andrebbe, quindi, riabilitato. È sostenibile una simile ipotesi? La sapienza onnipotente e paterna di Dio giunge a fare convergere anche le situazioni di male create dalla cattiveria degli uomini, per la realizzazione di scopi buoni. Il tradimento di Giuda fu una delle componenti della passione di Gesù, che portò frutti di salvezza. Ma il male resta male, e chi lo compie non ne viene perciò scusato. San Marco ricorda una parola severa di Gesù: «Meglio per lui se quell’uomo non fosse nato». Quell’uomo era Giuda. Ammesso e non concesso, è una "novità" così sconvolgente? Molti, anche nella letteratura recente, si sono misurati con il dramma di Giuda. Ma anche le interpretazioni che hanno cercato di indovinare la sua pena e quasi di giustificarla non hanno battuta la pista di questo documento. Per noi verrebbe da dire che questa è una spiegazione arzigogolata; ma il punto di partenza non è Giuda, bensì il modo di interpretare il mistero di Gesù. Circola la voce che questo testo, come altri, quali i rotoli del Mar Morto, sia stato nascosto o non voluto rivelare da parte della Chiesa: è vero? Nel guinness delle invenzioni questa forse non è la più strana, ma occupa un posto distinto. Pecca soltanto di mancanza di originalità. Circolano, ovviamente, tesi opposte: parlano di un attacco alla Chiesa cattolica, sulla falsariga del romanzo «Il codice da Vinci». È credibile questa tesi? Non so se si possa parlare di un piano orchestrato appositamente contro il cristianesimo o il cattolicesimo. Certo questi argomenti oggi sono di moda e attirano l’attenzione; insomma, fanno cassetta. I soldi piacevano, purtroppo, a Giuda e piacciono ancora anche a tanta gente oggi. E pur di averli si rinuncia agli scrupoli. Quello che sta accadendo non è un’operazione culturale seria. Al di là dell’importanza del restauro e della traduzione di un papiro antico, rimane qualche perplessità su come qualcuno ha gestito la notizia. Ben venga, comunque, se il testo aiuta a riflettere non tanto su Giuda, ma sul nostro vivere quotidiano. Proprio come ha fatto don Primo Mazzolari, a Bozzolo, il Giovedì Santo del 1958, parlando di «Nostro fratello Giuda»: «Povero Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. È uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. […] Io voglio bene anche a Giuda, è mio fratello Giuda. Pregherò per lui anche questa sera, perché io non giudico, io non condanno; dovrei giudicare me, dovrei condannare me». Michele Gota PRELUM Srl - P.I. 08056990016
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