Cultura

La luce di una vita

Sono entrata in quella stanza in punta di piedi. Con il fiato sospeso. Il pudore per l’intimità che l’amica di tanti anni, Mariapia Bonanate, mi stava offrendo con cuore aperto, il timore per la mia reazione davanti alle cose che sfuggono alla ragione, mi avevano trasmesso inquietudine e tremore.

Magris un tempo per vivere

Dopo Svevo e Saba, Claudio Magris è il terzo triestino ad essere accolto nei Meridiani, due corposi volumi di cui ora esce il primo, «Opere» (Mondadori, pp. CLXIX-1680, euro 65,00), a cura di Ernestina Pellegrini, autrice di un bellissimo saggio introduttivo dal titolo «Claudio Magris o dell’identità plurale», di una minuziosa e vivace cronologia, arricchita dalla consultazione dell’archivio personale dello scrittore, e delle notizie sui testi, che documentano la ricezione italiana e straniera delle opere. Completano il volume un saggio di Maria Fancelli su Magris germanista e una bibliografia essenziale a cura di Luca Bani.

Il riscatto del Sud nelle radici della terra

 

«”Credo che sia venuta alla luce Krimisa. O comunque una città antichissima. Anzi, sono sicuro che è Krimisa….”. Io stavo muto, concentrato a scansare gli alberi sulla strada e le pozzanghere più viscide. E intanto cercavo e non trovavo le parole più semplici che avrei voluto dirgli, quelle di gratitudine per la storia che avevamo vissuto e che un giorno avrei raccontato a mio figlio. Promesso, pà (…). Ero felice, si. Perché nel fulgore di quella mattinata finalmente limpida mio padre era ancora vivo e mi aspettava sulla nostra collina per un ultimo abbraccio, il più importante della mia vita».

Venezia: il cinema e la fede

C’è un filo rosso, sottile ma ben visibile, che lega molte delle pellicole proiettate finora alla 69ª Mostra del cinema di Venezia, fuori e dentro il concorso.

Camilla donna e scrittrice

Di Camilla Salvago Raggi, delle sue case animate dai fiati di nobilissimi antenati, della sua passione per la lirica («Buio in sala», 1997) e per la domestica armonia degli anni di Campale, nel Monferrato, al  fianco di Marcello Venturi, lo scrittore amico dei gatti e dell’etica quotidiana, pensavamo di conoscere ormai tutto.

Una vita bruciata dal denaro

La saga familiare è un genere congeniale a Irène Némirovsky (1903-1942), straordinaria scrittrice russa trapiantata in Francia e scomparsa nel lager di Auschwitz a trentanove anni. Ne è una testimonianza «I falò dell’autunno» (Adelphi, traduzione di Laura Frausin Guarino, pp. 238, euro 18), scritto tra il 1941 e il 1942, negli ultimi due anni della sua vita, e uscito postumo nel 1957.

Dacia, il giardino dell’aldilà

È una singolare e inedita Dacia Maraini, quella che scopriamo nelle intense pagine de «La grande festa» (Rizzoli, pp. 222, € 16,00). Un lungo viaggio, nel quale ci vuole un po’ di tempo e di lettura per capire come si possano conciliare il dolore e la gioia, la festa e la paura, la spensieratezza e l’angoscia, in definitiva la vita e la morte. In questo itinerario, delicato e soffuso di struggenti malinconie, la Maraini si svela in molti tratti di quel grande mosaico di sentimenti che formano la sua straordinaria, vivace e ricca sensibilità.

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