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Boko Haram, l'odio anticristiano

Quello che sta succedendo in Nigeria (rapimenti di ragazze cristiane destinate a essere convertite a forza all’islam e sposate con musulmani, attentati terroristici contro chiese e contro chi guarda partite di calcio) si comprende solo se si riflette sul salto di qualità del movimento ultra-fondamentalista nigeriano Boko Haram, a partire dalla decisione di alcuni suoi dirigenti, maturata negli ultimi tre anni, di stabilire un legame organico con al-Qaeda.

Salvare le diversità per salvare l'Europa

Prima di ricevere l’incarico di ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo di Matteo Renzi, Pier Carlo Padoan, economista di spicco e numero due dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo (Ocse), che ha sede a Parigi, aveva dedicato non poco tempo a una riflessione approfondita sull’Europa e lunghi scambi di idee con Michele Canonica, giornalista e presidente del Comitato di Parigi della «Dante Alighieri». Nacque da quelle conversazioni l’idea di scrivere a quattro mani un saggio, che è appena stato pubblicato dall’editore Einaudi.

Iraq è guerra santa

Un nuovo motivo di apprensione agita la comunità internazionale: l’offensiva dei fondamentalisti islamici in Iraq. L’avanzata delle forze jihadiste è apparsa finora inarrestabile, fino a minacciare la capitale Baghdad, mentre le truppe dell’esercito regolare hanno ripiegato precipitosamente, in alcuni casi senza neppure combattere, lasciando campo libero ai miliziani islamisti.

Nigel Farage, il terremoto britannico

I commenti dei media inglesi allo straordinario successo dell’Ukip (United Kingdom Independence Party, Partito per l’indipendenza del Regno Unito) nelle elezioni europee sono concordi e di carattere, diciamo così, tellurico. L’esito della consultazione è un «terremoto populista» per il «Financial Times», quotidiano della City; un «terremoto politico» per il radicale «Guardian» e un «terremoto» puro e semplice per la Bbc, la radiotelevisione statale (ma non governativa); e l’intero universo dell’informazione si adegua al loro referto, solo con qualche variazione circa l’intensità delle scosse, rilevate, con una immaginaria Scala Mercalli, da illustri politologi.

Ma l'Europa sparirebbe senza l'euro

E’ ampiamente risaputo, per dirla con le parole di un esperto come il Principe di Bismarck, che «non si mente mai così tanto prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia».

Il silenzio della politica sugli interessi economici

«Del Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip), in fase di negoziazione tra Europa e Stati Uniti, circolano poche informazioni; se ne parla giusto sul sito della Commissione europea o nei circuiti governativi americani. Servirebbe invece maggior chiarezza, poiché l'intesa si ripercuote su parecchi aspetti del nostro modello sociale (sanità, ambiente, lavoro, ecc...) e sulle garanzie che ne sono alla base». A dirlo è Alessandra Algostino, docente di Diritti umani e globalizzazione all'Università di Torino, che abbiamo interpellato per avere qualche ragguaglio su questa trattativa commerciale che da tempo coinvolge le due sponde dell'Atlantico.

25 maggio un incubo sull'Europa

Fuori dall’Europa c’è l’Africa. Basterebbe questa considerazione, ancorché semplicistica e persino brutale nella sua immediatezza, per smorzare gli entusiasmi indipendentisti e centrifughi che arroventano la campagna elettorale in vista delle elezioni europee del 25 maggio.

Molti inglesi alla fame

Come in tutto l’Occidente, anche in Gran Bretagna gli eventi in corso nell’Ucraina hanno distolto parecchio l’attenzione del governo dai problemi domestici per rivolgerla a questa emergenza internazionale. A Downing Street, peraltro, il subitaneo cambiamento di scena e soggetto, ove lo si indaghi in termini machiavellici, potrebbe perfino aver recato un momento di sollievo.

L'Africa dove ai bambini si insegna solo a odiare

In nessun altro posto al mondo la frammentazione sociale tra clan, etnie e tribù locali è così marcata come in Africa. Convivono all’interno di confini più politici che culturali. Stremati da decenni di arretratezza, sfruttamento e miseria non perdono occasione per farsi la guerra.

Le due Svizzere del referendum

Domenica 9 febbraio la maggioranza dei cittadini svizzeri che si sono scomodati a votare (la partecipazione, risultata «eccezionale», ha di poco superato il 55  per cento degli aventi diritto) ha accolto una proposta sostenuta dalle firme di oltre 100 mila aventi diritto, denominata «Contro l'immigrazione di massa», per ottenere che «la Svizzera gestisce autonomamente l'immigrazione degli stranieri» (testo della proposta), con l'obbligo per le autorità federali di rinegoziare e adeguare entro tre anni i trattati internazionali che contraddicono quanto deciso dalla maggioranza del popolo.

La Germania si sente accerchiata

In questi primi giorni dell’anno i tedeschi si sentono accerchiati. I burocrati di Bruxelles hanno scoperto un mezzo semplice per risolvere il problema dei poveri, dei disoccupati, degli sfortunati della Comunità: andate in Germania e chiedete le misure sociali previste per ogni cittadino. Berlino, secondo i commissari della Ue, non avrebbe il diritto di discriminare a priori chi viene da fuori, ma si deve decidere caso per caso.

Betlemme in Kenya con i poveri di Chaaria

La giornata è stata drammatica, ma molto organizzata. Abbiamo lavorato come orologi svizzeri e abbiamo continuamente operato in due sale. Vengo chiamato per una emorragia post partum. La donna ha appena partorito. Mi appresto quindi a preparare una revisione uterina urgente: chiamo il ginecologo, avviso Jesse e dico a Kanana di preparare il campo. La donna continua a ripeterci di essere molto assetata, segno che la sua volemia è bassa. L’emoglobina è inferiore ai 4 grammi.

Due donne si contendono il Cile

 

Nunca mas, mai più. È il monito che aleggia nel Parque por la Paz di Villa Grimaldi a Santiago, luogo della memoria di un Cile democratico dal presente febbrile e dinamico, che guarda con fiducia al futuro senza dimenticare le ombre di un passato segnato da una dittatura spietata.

Spie Usa: Londra non si scandalizza

All’ultimo vertice di Bruxelles, nel coro dell’indignazione per le prevaricazioni dello spionaggio americano, divenute l’argomento principale del raduno, una voce importante non si è fatta sentire: quella della Gran Bretagna. Non perchè il premier David Cameron fosse distratto, ma perchè era fortemente imbarazzato in quanto il suo Paese è stato, con i suoi servizi segreti, il più stretto collaboratore e, si può sospettare, anche l’ispiratore degli Stati Uniti nell’intercettare abusivamente le comunicazioni internazionali.

Vivere il dolore per raccontarlo

«La mia è una piccola storia umana, insignificante rispetto all’immensità della tragedia siriana, dell’odissea quotidiana di dolore e di disperazione che venti milioni di abitanti stanno vivendo. Ma quello che mi ha colpito, lasciandomi sgomento e profondamente addolorato, è l’assenza del bene e la totalità del male che ho incontrato.

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