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Grazie, Francesco

«Davanti a Dio e al suo popolo sono profondamente addolorato per i peccati e i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero e umilmente chiedo perdono». Papa Francesco ha davanti a sé quelle vittime di abusi sessuali che sono riuscite nel tempo e con grande fatica a superare i traumi, a uscire dal tunnel, a non disperarsi, a non suicidarsi, ritrovando la speranza.

L'inchino della statua in Calabria

L’inchino che i mafiosi calabresi hanno preteso di far compiere alla statua della Madonna delle Grazie per l’anziano boss della ‘ndrangheta Peppe Mazzagatti, condannato all’ergastolo, ma agli arresti domiciliari causa salute nella sua abitazione ad Oppido Mamertina, più precisamente nella frazione di Trisilico, mercoledì 2 luglio durante la tradizionale processione, ha assunto le dimensioni di un fatto clamoroso che allarma l’opinione pubblica, coinvolge le coscienze, turba i fedeli e pone nuovi interrogativi ai pastori, cioè ai leader religiosi, come all’autorità civile.

Le famiglie, un sinodo attesissimo

La Chiesa di Bergoglio? «Grazie a Dio non ho nessuna Chiesa, seguo Cristo. Non ho fondato niente». La domanda ritorna spesso. Da parte di coloro che temono il cambiamento anche con preoccupazione. La risposta di papa Francesco è semplice e chiara. La estende anche alla sua persona. «Dal punto di vista dello stile non sono cambiato da come ero a Buenos Aires. Sì, forse qualcosina, perché si deve, ma cambiare alla mia età sarebbe stato ridicolo». E le riforme, la rivoluzione in curia, lo ior? «Seguo quello che i cardinali hanno chiesto durante le congregazioni generali prima del conclave. Vado in quella direzione».

L'anatema a chi adora il denaro

«Quelli che non sono in questa strada di bene, come i mafiosi, non sono in comunione con Dio, sono scomunicati». Una parola antica, terribile. La scomunica. L’anatema. Papa Francesco la lancia dalla Piana di Sibari, nel pomeriggio di sabato 21 giugno, nell’omelia della messa che sta celebrando davanti a 250 mila persone in questa estensione che degrada dalle alture verso il mare e che potrebbe segnare, con un’agricoltura tecnologica e selettiva, il riscatto delle terre del Sud.

L'Italia dell'orrore

La tempesta è arrivata quando già da mesi, anzi da anni, si ragionava sull’Italia del terzo millennio come di un Paese senza più regole, senza più etica condivisa, senza più ricerca del bene comune, senza più rispetto dei diritti naturali, all’insegna dei desideri che diventano a loro volta diritti codificati da una politica ridotta all’insignificanza ideale e piegata agli interessi materiali di questo o quel ceto, e con la finanza, pubblica e privata, fiscale o speculativa, come unica guida dell’economia.

Il coraggio della pace

«Shalom», «Pace», «Salam». Il grido è risuonato più volte, in queste tre bibliche, evangeliche e coraniche espressioni nell’evento epocale della domenica di Pentecoste 8 giugno in Vaticano nell’incontro di preghiera tra papa Francesco con i presidenti d’Israele Shimon Peres, della Palestina Abu Mazen (Mahmoud Abbas), insieme al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo.

Ballottaggi e il futuro: le incognite

Gli elementi costitutivi dei ballottaggi nelle elezioni comunali di domenica scorsa sono quattro. 1) E’ aumentato l’astensionismo: rispetto al 25 maggio, il primo turno, i votanti sono scesi di un quinto, dal 70 per cento a meno del 50. 2) Il Partito democratico ha aumentato i Comuni di cui ha il sindaco: fra i luoghi più importanti, capoluoghi di Regioni o di Provincia, prima del 25 maggio ne amministrava 16, ora 20. Lo stesso Pd sta tuttavia “riflettendo” (come si dice sempre in queste circostanze) sulle sconfitte subite a Livorno e Perugia (dal primo dopoguerra a oggi “roccaforti rosse”) e a Padova, che governava da dieci anni.

Forse la fine crisi in arrivo dalla Bce

Alla fine la decisione tanto attesa è arrivata, e ha superato le aspettative dei mercati. Molti analisti avevano fatto osservare che, rimandando di mese in mese il piano contro i rischi di deflazione, la Banca centrale europea rischiasse di perdere progressivamente credibilità, annunciando di essere pronta ad usare, «se necessario», misure che però puntualmente venivano rinviate quando appariva evidente la loro urgenza.

Pentecoste della pace in Vaticano

Hanno fatto il count down, hanno contato i giorni dal 24 dello scorso mese di maggio i fedeli, e non solo i fedeli, ma tutte le persone di buona volontà, tutti gli amanti della pace, tutti coloro che stanno in ansia per le guerre, per le sorti dei popoli e dell’umanità. E finalmente quel giorno è arrivato. È l’8 giugno, un giorno della Storia che si sta per scrivere. È domenica. Il giorno del Signore. Pentecoste, quando lo Spirito Santo discese sugli apostoli in forma di fiammella, si confusero le lingue, ma tutti comprendevano quello che veniva detto. Ognuno nella sua lingua.

I verdetti europei

Ci sono due modi per guardare alle elezioni di domenica scorsa: uno sguardo sull’Europa e i suoi ventotto Paesi dove si votava per il rinnovo del Parlamento comune (anche se solo in diciotto aderiscono alla moneta unica); e uno sull’Italia, dove si andava alle urne anche in più di quattromila Comuni e in due Regioni, Piemonte e Abruzzo.

Terrasanta due trionfi per il Papa

Due grandi risultati dal pellegrinaggio di tre giorni in Terra santa di papa Francesco: l’uno sul versante della pace, l’altro sul versante dell’ecumenismo, i cardini che hanno ispirato tutto il viaggio. Il primo risultato è l’incontro che i presidenti dei due Stati in perenne conflitto, il palestinese Abu Mazen e l’israeliano Shimon Peres andranno in Vaticano:  incontro di preghiera nella «Casa del Papa», casa di preghiera, certo, fuori da ogni vincolo, un terreno sicuro, libero e neutro, affidato allo sguardo di Dio, altro che Camp David. È una road map spirituale, che non ha riscontro con nessun’altra iniziativa. L’invito è stato lanciato da Francesco a Betlemme durante la recita del Regina Coeli a rendere ancora più esplicito che la pace interessa tutti, è un bene supremo che deve essere affidato alla preghiera, a Dio.

L'Europa e il futuro

Le elezioni di domenica prossima 25 maggio (in Italia: altrove si comincia prima, già giovedì 22 in Olanda) per il rinnovo del Parlamento europeo non hanno un significato solo politico e istituzionalmente limitato alle funzioni dell’assemblea dei deputati dei ventotto Paesi dell’Unione europea. Dai risultati del voto dipenderà molto del futuro delle singole Nazioni e della loro complessiva comunità di popoli, dall’Atlantico ai confini con il rinascente impero russo.

Francesco alla Chiesa e all'Italia

Papa Francesco scuote e sprona i vescovi italiani aprendo i lavori della loro assemblea generale, la 66ª, ora destinata a diventare storica. Non solo perché è la prima volta che il “primo” dei vescovi (primate d’Italia) la apre, anziché intervenire alla fine, ma principalmente per quel che ha detto, per la svolta che ha indicato, per l’analisi dei mali che affliggono il popolo, i fedeli, la gente, gli uomini, le donne, le famiglie, per la crisi che è morale, culturale e spirituale, oltre che economica e sociale. E soprattutto per le terapie che il Pontefice ha indicato, a cominciare dall’unità nella Chiesa, ad evitare le divisioni che ne «deturpano il volto», a non creare partiti, gruppi, polemiche.

L'Europa che serve all'Italia

Romano Prodi, parlando con «Avvenire», davanti alla tragedia degli affondamenti dei barconi carichi di uomini, donne, bambini destinati a morire nel Mediterraneo mentre si illudevano di sbarcare nel nostro Sud e di potere poi trovare come rifugiati una vita nuova e vera nel resto d’Europa, ha detto una frase che merita di essere citata, alla vigilia del voto per il Parlamento europeo: «In un’Europa della solidarietà, quale noi vogliamo, un problema del Nord o del Sud deve diventare un problema per tutta l’Europa. La gente non emigra per sfizio, ma per disperazione. Non per nulla una nuova ondata di immigrati arriva da Paesi come la Siria, dove non c’è da mangiare. Lì ci vuole davvero una politica europea: accordi con i Paesi africani per aiutare un’immigrazione guidata, selettiva, ordinata e per fare una vera lotta ai trafficanti di uomini. Vorrei però anche dire che se fossimo fuori dall’Europa i profughi a Lampedusa arriverebbero lo stesso».

L'esempio ci arriva da Gesù

Se dal Salone del libro di Torino, che ha avuto come ospite d’onore la Santa Sede, uscisse la consapevolezza che è giunto il momento di sdoganare la contrapposizione laici e credenti, sarebbe un bel successo. Se si pendesse atto che siamo tutti “laici” nel significato etimologico della parola greca, “uno del popolo”, e che Cristo stesso lo era, tante barriere che hanno reso difficile il dialogo fra “chi crede e chi non crede” cadrebbero. E inizierebbe una stagione nuova d’incontri, fra persone con diversi percorsi e collocazioni storiche che pensano e s’interrogano insieme su problemi comuni, alla quale la presenza del Vaticano al Lingotto ha dato un apporto importante.

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