Una Fiat "policentrica" su quattro grandi mercati

 

A pochi giorni dall'acquisizione del 100 per cento di Chrysler da parte di Fiat, un'operazione, al tempo stesso finanziaria e industriale, che l'azienda del Lingotto ha saputo condurre in porto nel modo migliore, abbiamo voluto sentire il segretario Fim-Cisl di Torino, Claudio Chiarle, per capire quali sono le impressioni del sindacato e cosa si attende il mondo del lavoro sia sul fronte produttivo che occupazionale.

Come giudica l'operazione di parte di Fiat?

Il giudizio non può che essere positivo, perché giunge a conclusione un processo che vede la nascita di un colosso automobilistico in grado di competere al meglio con gli altri grandi costruttori a livello mondiale.

In molti, però, si chiedono se è Torino che conquista Detroit o viceversa…

Non credo che la questione vada posta in questi termini, poiché ciò che realmente conta è la nascita di un gruppo industriale capace di costruire automobili, dall'Italia agli Stati Uniti, vendendole sui mercati di tutto il mondo. Date poi le dimensioni del gruppo Fiat-Chrysler è naturale pensare che vi saranno diverse direzioni strategiche. Non soltanto quelle di Torino o di Detroit, ma magari anche in Brasile: mercato in espansione per il quale si richiedono particolari accorgimenti progettuali e peculiari standard di sicurezza. Siamo cioè di fronte ad una Fiat policentrica con almeno quattro grandi mercati: Europa, Stati Uniti, Asia e America latina, ognuno con le proprie specificità. Il centro strategico torinese e in genere gli stabilimenti italiani devono avere la mission di realizzare i modelli per i mercati europei, dai segmenti più economici (Panda o 500) a quelli di lusso (Maserati, Suv Alfa Romeo), candidandosi anche a sviluppare le vetture adatte ai mercati asiatici. Cosa che già avviene con le nuove Maserati, prodotte a Grugliasco e vendute anche in Cina.

Quale la sua valutazione sugli investimenti Fiat in Italia?

Mi pare che la dirigenza Fiat abbia ribadito la centralità delle produzioni italiane. Un dato confermato alla presentazione alle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto del programma di investimenti su Mirafiori che prevede un polo di lusso, ovvero Suv Maserati, Suv Alfa Romeo e un'ammiraglia Alfa. Certo, adesso ci attendiamo tempistiche precise per la completa ripresa produttiva dello stabilimento. In ogni caso, il piano Fiat, nel suo complesso, comporta massicci investimenti: un miliardo per Mirafiori per i due Suv; 800 milioni a Pomigliano; 600 milioni a Grugliasco per i due modelli Maserati (4 porte e Ghibli); 700 milioni alla Sevel di Val di Sangro, per veicoli commerciali in joint venture con il gruppo Psa (Peugeot-Citroen). Da definire resta ancora lo stanziamento per Cassino. Di fronte a questi impegni sono da ritenersi eccessivi i timori di chi dice che la Fiat si sta allontanando dall'Italia e da Torino, avendo come unica meta l'universo produttivo statunitense.

Come è la situazione dell'indotto?

Dopo la crisi del 2004 l’indotto ha diversificato il portafoglio ordini anche fuori del perimetro Fiat, operando con altri costruttori. Questo ha permesso di mantenere intatte competenze e professionalità presenti nel nostro territorio. Oggi, con la vicenda Maserati si sta assistendo al ritorno degli ordinativi Fiat a favore dei fornitori torinesi. Caso emblematico la Lear Corporation di Grugliasco, che realizza sellerie per auto e che è tornata su buoni livelli produttivi bloccando il calo occupazionale. C'è poi da considerare che l'acquisizione di Chrysler può favorire l'apertura di nuovi mercati, magari in concorrenza con i fornitori americani. Un esempio è la Vm di Cento, presso Ferrara, che produceva motori diesel per Chrysler e adesso è stata comprata dalla Fiat, aumentando il numero di dipendenti. Certo, non tutti i casi sono come questo, ma è evidente che un indotto sano può competere ed espandersi.

Tutto bene, dunque…

Occorrerà naturalmente verificare che vengano portati a termine gli impegni presi. Tra l'altro nei prossimi giorni si aprirà la vertenza contrattuale e in quella sede ci sarà modo di confrontarsi.

Quali gli scenari sul contratto?

Puntiamo innanzitutto a completare la parte normativa e poi ci sarà da affrontare il tema salariale. Sulla normativa dovranno essere definiti i permessi retribuiti per i lavoratori, affinando tutta una serie di meccanismi. Il vero nodo resta il salario poiché l'azienda ha una posizione molto rigida sull'aumento dei minimi tabellari e allora penso sia davvero giunto il momento di sfidarla sul suo stesso terreno, accettando di collegare gli aumenti alla produttività. A quel punto è però logico che le cifre in gioco debbano crescere.

Il rientro in campo della Fiom prelude a un riavvicinamento tra le diverse sigle?

Un vero riavvicinamento contrattuale può esserci solo se si firmano gli accordi e la Fiom per adesso ha un proprio tavolo separato dalle altre organizzazioni. Fermo restando l'esigibilità di diritti sindacali uguali per tutti, è evidente che la differenza tra chi firma e chi non firma deve esser posta in risalto, perchè diversa è anche l'assunzione di responsabilità di fronte ai lavoratori.

Il metalmeccanico non è solo Fiat. Cosa succede nell'intero comparto?

La situazione è molto variegata: il comparto è come diviso in spicchi. Alcuni settori, come l'avio motoristico e l'aerospaziale, hanno tenuto, e lo stesso può dirsi per la meccanica di precisione, come il ramo dei cuscinetti a sfera. Forti difficoltà, invece, si registrano per la fonderia e lo stampaggio. Un dato particolarmente preoccupante, perchè stiamo parlando dell'industria dell'acciaio, una lavorazione di base dalla quale derivano molteplici filiere produttive. I settori dell'informatica e delle telecomunicazioni, pur ricchi di professionalità, hanno mostrato una notevole vulnerabilità in quanto fornitori di servizi a imprese a loro volta in crisi. In definitiva le imprese che stanno soffrendo di meno sono quelle che lavorano con l'estero e che hanno produzioni ad alto valore aggiunto ed elevata qualità tecnologica. Per i settori ancora in crisi si profila una nuova dose di cassa in deroga che, non essendo legata ai contributi versati, finisce però per gravare sull'intera collettività. Per questo penso che gli ammortizzatori in deroga andrebbero rivisti anche a fronte di un’eccessiva discrezionalità di utilizzo.

Come si potrebbe sostituirlo?

Deve essere estesa a tutti i comparti e a tutte le aziende la cassa integrazione ordinaria, pagando ovviamente i dovuti contributi.

E i contratti di solidarietà?

Sono uno strumento ancora poco usato e che invece bisognerebbe incentivare, perchè può venir impiegato sino a 24 mesi continuativi. Si tratta però di un dispositivo che risente di una certa complessità gestionale e di cui sarebbe necessario semplificare le modalità applicative.

Politica economica: quali le priorità per il 2014?

Il tema rilevante è quello del cuneo fiscale e della detassazione dei bassi salari, ma in agenda non ci deve essere solo quello. Ridurre le tasse sul lavoro è un passaggio necessario ma non sufficiente. Il punto decisivo è far ripartire la crescita, con una politica industriale che affianchi le imprese nelle strategie di sviluppo e nella conquista di nuovi mercati ad alto valore aggiunto. Certo, si tratta di agire su alcune leve dello sviluppo in cui l'Italia è fortemente penalizzata. Penso al costo dell'energia elettrica, ma anche a carenze nella logistica e nelle infrastrutture. Questioni che la politica dovrebbe mettere al centro delle sue scelte, perchè si è già perso fin troppo tempo.

Aldo Novellini



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