Francesco illumina il mondo

Papa Francesco pellegrino in Terrasanta fra meno di cinque mesi nei luoghi sacri dove nacque, predicò e morì Gesù, Betlemme e Gerusalemme, ma anche la Giordania Amman. Ricalca le orme di Paolo VI e degli altri due pontefici, Wojtyla e Ratzinger, lungo i sentieri di una pace invocata ma mai realizzata. Accoglie gli inviti dei governanti e dei leader civili e religiosi, dagli israeliani ai palestinesi, da Netanyahu a Abu Mazen, dai cattolici agli ortodossi, dagli ebrei ai musulmani. Risponde alle aspirazioni di quei popoli martoriati che invocano la pace e la convivenza, ma vivono nel conflitto. Il nuovo anno, il 2014, si apre su questo straordinario scenario mondiale, su questo grande respiro universale, su questo bisogno di intese umane, al di là delle differenze, e di dialogo ecumenico tra chi proclama lo stesso Vangelo e invoca lo stesso Dio.

Un viaggio breve, ma intenso questo di Francesco, dai contorni ben definiti, un “pellegrinaggio di preghiera”. Ma un evento che riempie di gioia nel contesto dei grandi eventi che si annunciano a ritmo incalzante, dalla creazione dei nuovi cardinali, al Sinodo sulla famiglia, alla beatificazione dei due amati e venerati pontefici, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II e, infine, alla riforma della Curia e dello Ior. Gran lavoro per Francesco e i suoi otto cardinali “consiglieri”. E’ possibile stabilire un ordine di importanza tra queste tappe? I fedeli sono in attesa. Accompagnano ogni apparizione di papa Francesco, ogni sua celebrazione, ogni rito, ogni udienza con il consenso, l’applauso e la preghiera. E preghiere chiede Francesco. «Ne ho bisogno», dice ogni volta.

Grandi e piccoli gesti, iniziative, predicazione semplice, ma efficace. Telefona a un convento di suore di clausura in Spagna. Le monache sono in preghiera. Non rispondono. Lascia un messaggio. Dice: «Ma dove siete a quest’ora? Richiamerò». La parrocchia romana sulla Giustiniana allestisce il Presepe vivente, come il primo ideato dal Poverello di Assisi a Greccio. Papa Francesco ci va. Parla con i figuranti. Sono 200. La Madonna, san Giuseppe, i pastori, i magi. E un bambino appena battezzato. Gli pongono un agnellino sulle spalle. Interroga i bambini. Li invita a rispondere in coro. «Credete che Gesù resta con noi anche dopo Natale? Credete che Gesù vince il diavolo?». I piccoli rispondono entusiasti con un lungo «sì» e il Papa risponde: «Bravi e complimenti alle catechiste». Poi chiede di pregare per i bambini «che devono nascere», e anche «per i nonni che sono la saggezza». E alla fine, nel clima di festa, chiude con tre «evviva», per Gesù, Giuseppe e Maria. Il giovane parroco don Dario dice emozionato: «Ancora non ci credo». Confida: il Papa «mi ha detto che per mettere su tutto questo sono matto, ma che questa pazzia piace a Dio. Mi ha invitato ad andare avanti così, a non scoraggiarmi. Che cosa cambierà in questa parrocchia? Non lo so, ma è certo che il Papa ci ha confermato nella fede».

I grandi temi della fede, della misericordia, dell’amore e del perdono di Dio si intrecciano in Francesco con quella che potrebbe essere un’aneddotica tutta francescana. Gli aneddoti sono alta teologia. Sono teologia, filosofia, sociologia, saggezza umana i richiami a riflettere sull’educazione da impartire ai figli di coppie difficili, separati, divorziati e perfino gay. Francesco pensa ai disagi dei piccoli. Racconta di una bambina triste che a scuola confida: «La fidanzata di mia madre non mi vuole bene». Pensa allo loro educazione, a nuovi metodi e approcci. Non alle unioni civili, chiarisce il portavoce padre Federico Lombardi. L’insegnamento si fa «con gioia, non con le bastonate». Così ammonisce i religiosi in un incontro con i Superiori degli Ordini. E infrange anche un tabù: non indurre a far entrare in convento ragazzi e ragazze dei paesi poveri per sottrarle alla povertà. Sarebbe una tratta. Ciò fa il paio con l’esigenza di non ammettere nei seminari chi ha tendenze alla pedofilia e all’omosessualità.

Se, comunque, si vuole stabilire una gerarchia di eventi, si deve convenire che questo del pellegrinaggio in Terrasanta li sovrasta tutti. «Nel clima di gioia tipico di questo tempo natalizio», annuncia egli stesso alla folla del fedeli domenica 5 gennaio, «annuncio che dal 24 al 26 maggio prossimo, a Dio piacendo, compirò un pellegrinaggio in Terrasanta. Scopo principale», sottolinea, «è commemorare lo storico incontro tra il papa Paolo VI e il patriarca Atenagora, che avvenne esattamente il 5 gennaio, come oggi, di 50 anni fa. Le tappe saranno tre: Amman, Betlemme e Gerusalemme, tre giorni. Presso il Santo sepolcro celebreremo un Incontro ecumenico con tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme, insieme al patriarca Bartolomeo di Costantinopoli. Fin da ora vi domando di pregare per questo pellegrinaggio che sarà un pellegrinaggio di preghiera». Chissà se in quella circostanza interverranno anche i rappresentanti del Patriarcato di Mosca, se non lo stesso Patriarca. Si prega per questo. E allora l’evento assumerebbe le stesse dimensioni di quello di cinquant’anni fa.

Nella messa dell’Epifania, in San Pietro, all’omelia ha esortato a cercare la luce di Dio con «le nostre piccole luci» e a non accontentarsi di una vita mediocre, usando semplicemente la «furbizia» dello spirito. Come i magi che, dopo aver adorato Gesù, evitarono le insidie di Erode. Dietro l’Epifania può nascondersi il buio, quello più abietto, che magari «si traveste di luce», ma che in realtà trama senza scrupoli pur di difendere i propri privilegi. Il diavolo si può travestire di luce. I cristiani hanno la loro stella. È il Vangelo, da leggere e meditare, anche se può capitare di perdere «per un po’ la vista della stella». Come Erode, «principe fantoccio», re e consiglieri «sentono scricchiolare le impalcature del loro potere, temono che vengano capovolte le regole del gioco, smascherate le apparenze. Tutto un mondo edificato sul dominio, sul successo e sull’avere, sulla corruzione è messo in crisi da un Bambino. La santa furbizia ci fa custodire la fede».

Dati statistici di fine anno evidenziato che oltre 6 milioni e 600 mila fedeli hanno partecipato ai vari incontri in Vaticano con papa Francesco. E’ un calcolo in base alle domande di partecipazione agli eventi pervenute alla Prefettura della Casa pontificia e sulla stima sommaria delle presenze a momenti come l’Angelus o il Regina Coeli e le grandi celebrazioni in piazza San Pietro, a partire dal marzo scorso. I dati non comprendono gli incontri fuori dal Vaticano, vissuti dal Papa con una grande partecipazione di fedeli, come il viaggio apostolico in Brasile nel mese di luglio per la Gmg di Rio de Janeiro, le tre visite in Italia, a Lampedusa, Cagliari e Assisi, e le visite nella diocesi di Roma. Ai Musei vaticani sono entrate 5.459.000 persone. L’effetto di papa Francesco, ha dichiarato il sovrintendente, si è riverberato anche nei musei. Mi chiedo, non senza preoccupazione, cosa accadrà quando le prossime feste pasquali e le grandi canonizzazioni di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II porteranno a Roma masse immense di cattolici da ogni parte del mondo. Numeri così straordinari obbligano ad una considerazione fondamentale e prioritaria. L’obiettivo avrà da essere d’ora in poi quello della costante manutenzione e conservazione preventiva del patrimonio. A questo scopo dovranno essere destinate risorse sempre più importanti. Solo così potremo sperare di fronteggiare una pressione antropica pesante e preoccupante. Cominceremo mettendo in sicurezza dal punto di vista climatologico, dal punto di vista cioè del ricambio d’aria, dell’abbattimento degli inquinanti, del controllo della temperatura e dell’umidità, la Cappella Sistina. È un progetto al quale lavoriamo da tre anni e che nel maggio del 2014 verrà collaudato, messo a regime e presentato alla comunità scientifica e alla stampa internazionale.

Antonio Sassone



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