E il Papa pensa alla Terrasanta

E anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha varcato l’Arco delle Campane, è salito ai piani alti del Palazzo apostolico per un incontro con papa Francesco e un altro tassello è stato posto sul difficile e faticoso sentiero della ricerca della pace in Medio Oriente, che può ricevere un’accelerazione da un preliminare accordo tra lo Stato d’Israele e la Palestina.

Visita attesa, questa di Netanyahu, dopo quelle di Abu Mazen, presidente dell’Autorità palestinese, e del leader russo Vladimir Putin, che si sta ponendo come mediatore e garante di negoziati di pace. Forse gli israeliani possono apparire i più rigidi, ma l’incontro in Vaticano di lunedì 2 dicembre ha avuto l’impronta del «cordiale colloquio», come lo definisce la nota della Sala Stampa vaticana, che pure non tralascia di ricordare le difficoltà. «E’ stata affrontata», rileva infatti la fonte ufficiale, «la complessa situazione politica e sociale del Medio Oriente, con particolare riferimento alla ripresa dei negoziati tra israeliani e palestinesi, auspicando che si possa giungere quanto prima ad una soluzione giusta e duratura, nel rispetto dei diritti di ambedue le parti».

Oltre ad affrontare questo problema cruciale che, se risolto, aprirebbe un lungo e profondo solco alla pace nella regione, il leader di Tel Aviv ha voluto «accennare al progetto di pellegrinaggio del Santo Padre in Terra Santa». Così si legge nel comunicato ufficiale. E non v’è dubbio che Francesco questo pellegrinaggio lo voglia fare. Come se sentisse che i tempi sono più propizi, soltanto il giorno prima, all’Angelus, dalla finestra su Piazza San Pietro gremita nonostante il freddo e la minaccia della pioggia, aveva proclamato: verrà il «giorno della pace», verrà il giorno in cui «una nazione non leverà la sua spada contro un'altra».

Da chi vengono queste parole? Da Francesco. Le ha prese in prestito dal profeta. A braccio ha detto: «Permettetemi di ripetere queste parole del profeta: “Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci”. Nel tempo tecnologico che viviamo, le bombe intelligenti resteranno nei depositi, i missili teleguidati, i droni senza pilota, non usciranno dagli hangar, Questo è possibile, è possibile», confida papa Francesco. La preghiera è la sua forza. Le virtù, la fede, la speranza, la carità, lo sorreggono. Uno dei grandi quotidiani della Capitale, con la firma di una giornalista molto informata e non a caccia di scoop, parla di «visite segrete del Papa ai clochard». Non è stata smentita. Il Papa potrebbe essere uscito almeno due volte fuori dalle Mura Leonine, vestito da semplice prete, per confortare i senzatetto accampati nei pressi del Colonnato.

«Pensare secondo Dio», ossia «non solo con la testa ma anche con il cuore e con lo spirito»: questa deve essere l’attitudine del cristiano. Bisogna comprendere i «segni dei tempi». Agli studenti universitari dice: «Non siate spettatori, ma protagonisti degli accadimenti contemporanei, non lasciatevi rubare l’entusiasmo». E’ un forte appello a «non guardare la vita dal balcone», ma a «stare lì dove ci sono le sfide del mondo contemporaneo», perché «non vive chi non risponde alle sfide». Le enumera: i temi della vita, dello sviluppo, della lotta per la dignità delle persone, contro la povertà e a favore dei valori cristiani. Insomma, «andare controcorrente, oltre l’ordinario, non rassegnarsi alla monotonia del vivere quotidiano, coltivare progetti di ampio respiro, non lasciarsi imprigionare dal pensiero debole e dal pensiero uniforme». Ma «rimanere fedeli ai principi etici e religiosi cristiani».

Dagli adulti, ai giovani, ai ragazzi. Compie la sua seconda visita nella periferia romana di domenica pomeriggio. Nella parrocchia di San Cirillo Alessandrino a Tor Sapienza, ex borgata, grandi agglomerati, immigrati, disoccupati. Quindi inquietudini, traffici illeciti, ruberie. Ma questa è una domenica di festa. Arriva Francesco alle 16 e accorrono da tutte le parti, fin da mezzogiorno, in un impeto di fede e di entusiasmo. Forse proprio per la diffidenza nei confronti delle periferie, la sicurezza è molto accurata. Per Francesco è eccessiva. Egli sa che i pericoli alla sua persona non possono venire dalla gente. Alla fine saluta tutti e chiede scusa «se c’è stato qualcosa di eccessivo, è la sicurezza. Io sto con voi».

Stringe quante più mani può. Arrivando, abbraccia i malati. Si intrattiene con i poveri che protestano per la casa. Questa giovane parrocchia gli presenta nove ragazzi da cresimare, tutti vestiti a festa, con i capelli tagliati alla El Sharawi. Papa Francesco li interroga secondo i versetti del Credo. Ma a loro e a tutti Bergoglio spiega che «Gesù lo incontriamo tutti i giorni: quando tu preghi, quando tu fai la Comunione, incontri Gesù, nei Sacramenti. Quando tu porti tuo figlio per battezzarlo, incontri Gesù, trovi Gesù. E voi, oggi, che ricevete la Cresima, anche voi incontrerete Gesù; poi lo incontrerete nella Comunione».

Ammonisce che la Cresima non è «il sacramento dell’addio» alla Chiesa. «Anche dopo la Cresima, tutta la vita, è un incontro con Gesù: nella preghiera, quando andiamo a messa, e quando facciamo opere buone, quando visitiamo i malati, quando aiutiamo un povero, quando pensiamo agli altri, quando non siamo egoisti, quando siamo amabili… in queste cose incontriamo sempre Gesù. E il cammino della vita è proprio questo: camminare per incontrare Gesù: la vita è un cammino. E’ un cammino», anche se faticoso, percorso da peccati, che Gesù guarisce.

Non solo pastore, papa Francesco. Non dimentica che deve rinnovare la curia, che c’è una banca vaticana da rendere trasparente. Ecco allora due nomine, che potrebbero sembrare di routine, e che invece sono molto significative. Il Consiglio di sovrintendenza dell'Istituto per le opere di religione (Ior) ha nominato Rolando Marranci direttore generale. Succede a Paolo Cipriani, che il primo luglio scorso aveva rassegnato le dimissioni dopo i sospetti di violazione delle norme antiriciclaggio da parte dello Ior. «Negli ultimi tre mesi Rolando Marranci si è dimostrato un vice direttore generale particolarmente efficiente. Siamo lieti che abbia accettato di rilevare la nuova carica», ha affermato Ernst von Freyberg, presidente del Consiglio di sovrintendenza. Marranci, nato a Reggello (Firenze), ha 60 anni, è sposato e ha tre figli. Ha lavorato per la Banca nazionale del lavoro dal 1980 al 2011 ricoprendo diversi ruoli dirigenziali. Nel giugno 2013 è stato chiamato a sostenere, in qualità di consulente, il team Promontory per lo Ior, carica che ha lasciato il primo luglio scorso, al momento della sua nomina a vice direttore dell'Istituto.

Nomina fatta direttamente da Papa è quella del suo segretario, mons. Alfred Xuereb, delegato per le due Commissioni referenti sullo Ior e sulle attività economiche della Santa Sede con l'incarico di vigilare e tenerlo informato, in collaborazione con la Segreteria di Stato, sulle procedure di lavoro e sulle eventuali iniziative da intraprendere. La prima delle due commissioni, quella sullo Ior, è stata nominata dal Papa il 24 giugno scorso, ufficialmente con il compito di formulare proposte per il futuro dell'Istituto, in realtà per consentire al Pontefice di porre il suo occhio vigile sull'Istituto.

La commissione, presieduta dal cardinale Raffaele Farina, sarebbe avanti nei suoi lavori e la sua relazione finale potrebbe arrivare tra non molto. Gli esperti ricordano che nel 2012 lo Ior, che al 31 dicembre aveva affidamenti per 6,3 miliardi di euro e un patrimonio netto di 769 milioni, ha registrato un utile netto di 86,6 milioni di euro, quadruplicando quello del 2011 (20,3 milioni). Ciò ha consentito all'Istituto di apportare un contributo di 54,7 milioni di euro al budget della Santa Sede e di destinare 31,9 milioni di euro alla riserva rischi operativi generali.

Antonio Sassone

 



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