Il giornalismo cattolico affronta una doppia sfida

I settimanali cattolici non vogliono morire di morte lenta, risucchiati tra le braccia del web, ma ritrovare un nuovo slancio e una nuova vitalità, andando insieme, in un abbraccio collaborativo. E giornali cattolici «Tra carta stampata e Web» è stato appunto il tema del Congresso della loro Federazione, la Fisc, che per tre giorni a Roma sull’Aurelia ha visto confluire i rappresentanti di 186 testate per il rinnovo delle cariche.

In apertura c’è stata una acuta prolusione del presidente dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, che al di là di un’analisi sulla crisi del giornalismo nel contesto della generale crisi economica, ha posto l’accento sull’etica della professione,  stigmatizzando senza infingimenti le «derive» a cui va macroscopicamente incontro il professionista per ragioni politiche, di comodo, di autocensura o per non dispiacere «i padroni del vapore», ossia gli editori-finanziatori.

Un tema di tale portata avrebbe meritato un più ampio confronto, con la presenza, ad esempio, dei responsabili degli organismi direttivi del mondo giornalistico, quali la Federazione e gli Ordini, nonché, forse, di esponenti politici, tenendo conto  che esistono contributi pubblici per l’editoria che vengono erogati a pioggia, ma che si stanno assottigliando sempre più, e dei quali la stampa cattolica beneficia scarsamente. Invece i lavori si sono svolti al chiuso.

Tra le 186 testate ricordate vi sono giornali (un quotidiano e 128 settimanali),  rotocalchi, riviste da un lato, e dall’altro siti web, chat, blog, tweet, social network e informazione online. Una conferma che il sistema è misto e tende sempre più a interagire, salvo, secondo alcuni, l’esistenza di una sottile “guerriglia” che non vedrebbe né vinti, né vincitori nel contesto di un giornalismo che, come documentano i direttori del centenario «La nuova Scintilla» di Chioggia, «sta vivendo una crisi strisciante, tra testate che chiudono o riducono il personale, siti internet che cannibalizzano i fogli in edicola, contributi pubblici all’editoria che vengono sempre più ridotti e potrebbero addirittura sparire». Se, in sostanza, il Web sta mettendo in discussione il  modo di fare i giornali, è tuttavia incontestabile che giornali e Rete devono andare insieme, affiancandosi. Come? E’ interrogativo che attende risposta.   

Sui temi generali in rapporto all’etica giornalistica, il cardinale Bagnasco ha detto che «di crisi si può morire, o dalla crisi si può rinascere a vita nuova». Bisogna  «assumere il cambiamento» e «ripensare l’etica». Il giornalista, «se perde l'aggancio alla verità, e se smarrisce la responsabilità nei confronti dei suoi lettori, anche il più dotato può produrre danni culturali gravissimi, contribuendo ad aumentare la cacofonia, la frammentazione, il disorientamento e la confusione, nonché la violenza che così spesso si sprigiona nelle situazioni di incertezza e fragilità». Professione «in affanno», dunque, secondo il cardinale, con molte derive: l'uso strumentale e destabilizzante di notizie non verificate allo scopo di sostenere o danneggiare una parte in causa nell'agone pubblico; nel silenzio sulle notizie che romperebbero pregiudizi; un uso voyeuristico e acritico del “diritto di cronaca”, la corsa allo scoop che viola la privacy». E altro ancora: Bagnasco bolla anche gli slogan, che ė «il linguaggio dei falsi profeti».

Il 49,8 per cento degli italiani ritiene i giornalisti «poco affidabili» e questo giudizio è confermato dagli stessi giornalisti che «confessano di essere troppo condizionati dal potere politico ed economico. Non si può negare», afferma Bagnasco, «che nel nostro Paese si avverta la presenza di proprietà editoriali invadenti e comunque molto più versate alla tutela dei propri interessi che alla qualità dell’informazione. D’altra parte un sistema non può garantire l’indipendenza di giudizio quando è economicamente dipendente da quei poteri che dovrebbe controllare. Ciò pone, peraltro, una questione centrale perché la qualità della comunicazione contribuisce non poco alla salute di un Paese democratico».

Condizionamenti esterni, ma anche interni, dice Bagnasco, che inducono all’autocensura «per non disturbare chi può danneggiarlo o, al contrario, gratificarlo». Per Montanelli, cita l’arcivescovo, «la deontologia professionale è racchiusa in questa semplice e difficile parola: onestà». E allora «è possibile», per Bagnasco, «individuare anche oggi le tracce molteplici di un giornalismo che sa resistere alla tentazione del servilismo e del carrierismo,  rendendo così un “servizio pubblico” che accresce la qualità democratica». Ci sono addirittura giornalisti che sacrificano la loro vita, come è accaduto in tutto il mondo per centinaia di essi: uccisi, minacciati, torturati o soggetti ad intimidazioni. Ciò dimostra che si può agire diversamente rispetto ad un quadro che sembra rendere impossibile l’esercizio di un compiuto ruolo sociale.

«Il giornalismo cattolico non può esimersi da una seria valutazione del proprio operato mettendo in conto i rischi evocati, ma anche le possibilità di testimonianza sottese.  La  vicinanza al territorio, che disegna il profilo dei settimanali cattolici, è garanzia di concretezza e di attenzione alla gente, e tuttavia occorre rinverdire e rimotivare l’impegno per un giornalismo costruttivo e mai polemico, popolare e mai populista, sempre espressione dell’identità culturale e religiosa del nostro popolo e mai di lobby o di ideologica precomprensione. Se saprete dire una parola di senso, di comprensione, di ascolto e di consolazione davanti alla vita e alle sue vicende liete e tristi, saprete ritrovare la più nobile missione del giornalismo che è quella di dar voce a chi non l’ha, perché la credibilità si fonda sull’integrità, l’affidabilità e la coerenza del giornalista che possono essere definite anche come un’alta forma di fedeltà alla democrazia».

Uscire dalla crisi, dunque, rendendo un duplice servizio: «Alla verità e al pubblico». Una lezione etica questa da illustrare in tutte le scuole di giornalismo, specie se promosse da cattolici.

Antonio Sassone



SIR | Avvenire.it | FISC

PRELUM Srl - P.I. 08056990016