Le libertà di Francesco

Ha seguito il Papa dal giorno della sua elezione alla salita sulla cathedra romana nella Basilica Lateranense. Un arco di tempo breve, ma sufficiente per sostare «sui gesti e sulle parole» del nuovo Pontefice che hanno stupito il mondo per la loro semplicità, autenticità, libertà. Da quell’attimo di lungo silenzio, davanti alla folla radunata in piazza San Pietro, che ha preceduto l’inatteso saluto famigliare di un semplice e intimo «buonasera», alla scelta del nome, Francesco, che fa sognare una Chiesa capace di accogliere la sfida sempre nuova di tornare al Vangelo, fino al simbolo decisamente forte della sedia vuota al concerto del 22 giugno nell’aula Paolo Sesto, espressione della massima libertà.

Parole e gesti che hanno fatto parlare di “rivoluzione” in seno alla Chiesa, perchè tutto intorno a papa Francesco è apparso completamente «nuovo» rispetto al passato. Ma si tratta davvero di «novità», come vorrebbe certa stampa, oppure è un ritorno all’essenzialità delle Sacre scritture, a una tradizione evangelica che va soltanto recuperata? Fratel MichaelDavide Semeraro, monaco benedettino che i nostri lettori conoscono bene perchè commenta ogni settimana su queste colonne il Vangelo della domenica, cerca di rispondere alla domanda nel libro fresco di stampa «Papa Francesco: la rivoluzione dei gesti» (La Meridiana, 104 pagine, 14 euro), con prefazione di Beppe Del Colle, direttore de «il nostro tempo», e un contributo di mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano e segretario della commissione cardinalizia da papa Francesco per aiutarlo nel rinnovamento delle strutture della Chiesa. Il volume sarà presentato ** novembre al Sermig di Torino.

Un libro molto diverso rispetto alla pubblicistica corrente, scrive Del Colle, «perchè presenta papa Francesco non come nuovo, ma come figlio immutato del Dio altrettanto immutato che ha incontrato a diciassette anni dopo la confessione», che lo chiamava alla vita religiosa, sull’esempio di sant’Ignazio di Loyola. Fratel MichaelDavide, che costruisce il libro come una sorta di memoria quotidiana (una memoria molto ignaziana e cara allo stesso Bergoglio, gesuita), avverte il lettore fin dalle prime pagine: non cadete nella trappola della “novità” a tutti i costi. La rivoluzione di quei gesti non ha nulla a che vedere con la logica mondana delle rivoluzioni in autentiche, è piuttosto un ritorno all’essenzialità del Vangelo. «Papa Francesco», scrive fratel MichaelDavide, «si è presentato al mondo con la sua semplicità. Subito abbiamo saputo riconoscere i segni dell’essenzialità e della libertà, della sua assoluta autonomia: povero per essere massimamente libero senza cedere a forma sentimentali di pauperismo di facciata. Mai un Papa nella storia recente si è permesso così “tante libertà”».

La testi di fratel MichaleDavide è che il Papa ci sta facendo «sognare una Chiesa capace di accogliere la sfida sempre nuova di ritornare al Vangelo». Come dimostrano le citazioni dei Padri della Chiesa, per i quali il Vangelo era ancora l’unico «archivio» cui attingere il senso delle cose: da Ignazio di Antiochia, successore di Pietro sulla prima cattedra in Oriente, a Ireneo di Lione, autore del famoso «Contro le eresie». Si tratta di citazioni che «allargano il cuore», scrive fratel MichaelDavide, «perchè si rifanno a una Chiesa che è comunione di sollecitudine, di attenzione e di amore per tutti». E sempre guardando ai personaggi citati nel libro, da san Gregorio Magno a san Francesco, da Charles de Foucauld al cardinal Martini, scopriamo la testi di fondo del libro, che ha uno scopo preciso: sottolineare le analogie fra il pontificato di Francesco e le diverse personalità che nei secoli, ciascuna con la propria vocazione, hanno testimoniato una certa «idea di Chiesa». Una Chiesa capace di condurre tutti a Dio. Una Chiesa che accompagna il cammino mettendosi in cammino con la gente. Una Chiesa povera e dei poveri. Una Chiesa che si accorga di come le ragioni per le quali la gente si allontana contengono già in se stesse le ragioni di un possibile ritorno, ma è necessario saper leggere il tutto con coraggio.

Da queste considerazioni fratel MichaelDavide alla fine del libro pone una domanda: siamo ancora una Chiesa capace di riscaldare il cuore? «Sì», risponde convinto l’autore, «se con papa Francesco crediamo che non esista nulla di più forte della potenza nascosta della fragilità dell’amore, del bene, della verità e della bellezza (discorso ai vescovi del Brasile, 27 luglio 2013)».

Cristina MAURO



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