Elia contro gli idoli

L'evento «Dieci piazze per dieci comandamenti», organizzato dal Rinnovamento nello Spirito santo e dal Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, fa tappa a Torino, in piazza Vittorio Veneto, il 5 ottobre. Si apre con un videomessaggio di papa Francesco, il quale fa notare che i dieci Comandamenti non sono, come il mondo moderno spesso pensa, un'arcigna serie di divieti.

Appartengono a una «cultura del sì», difendono i valori più importanti dell'uomo, dalla vita alla famiglia, dalla verità alla castità. Naturalmente, osserva il Papa, dentro ogni «sì» c'ê necessariamente anche un «no»: se dico sì alla vita, devo dire no a tutto quanto la minaccia. E così via.

Torino ospita una serie di testimonianze - fra cui quella di chi scrive - sul primo comandamento: «Non avrai altro Dio all'infuori di me». Sembra che il rischio di allontanarsi dal vero Dio per rivolgersi agli idoli risalga a tempi remoti e sia più o meno una curiosità storica. Ma non è così. Gli idoli non sono solo le divinità dell'antico politeismo. Sono idoli il denaro, il sesso, il potere, quando ci dominano e diventano il fine stesso della nostra vita. Nell'omelia della messa per l'Incontro internazionale dei catechisti, del 29 settembre, papa Francesco ha affermato che chi adora gli idoli perde il suo volto, immagine e somiglianza di Dio, e finisce per apparire come se fosse fatto «a immagine e somiglianza delle cose, degli idoli».

L'evento di Torino induce a tornare su una pagina del Vecchio Testamento, evocata nella recente enciclica Lumen fidei e oggetto a suo tempo di un memorabile commento di Benedetto XVI nell'udienza generale del 15 giugno 2011. La pagina è relativa a Elia, una figura misteriosa, sul cui conto sia tra gli ebrei sia tra i cristiani hanno sempre avuto corso leggende e anche interpretazioni eterodosse: è l’episodio narrato nel capitolo 18 del Primo Libro dei Re, che si svolge sul Monte Carmelo. Siamo nel nono secolo avanti Cristo, sotto il regno di Acab, e gli Ebrei sono nuovamente tentati dagli idoli. Non hanno più un solo Dio ma molto adorano anche Baal, una divinità della pioggia e della fertilità. In cambio di questi doni, preziosi nelle aride terre medio-orientali, Baal chiede però sacrifici, talora anche sacrifici umani. E alla fine spesso i benefici promessi non arrivano.

Cercare un Dio ridotto alla misura dell'uomo è una tentazione non solo antica, ma molto attuale. Elia fa radunare il popolo d'Israele sul Monte Carmelo e lo pone di fronte a una scelta: «Se il Signore è Dio, seguiteLo. Se invece lo è Baal, seguite lui» (1Re 18, 21). Questa scelta, è un tema centrale della Lumen fidei, non è affidata al sentimento o alla mera preferenza. Elia incentra la disputa sull'attesa di un segno che rivelerà la verità. Sia lui sia i sacerdoti di Baal predisporranno un sacrificio e pregheranno, e il Dio vero si manifesterà con il fuoco che consumerà l’offerta.

Al di là delle legittime curiosità che riguardano la sua vita e il suo destino, sta qui l'essenziale per noi della missione di Elia. Egli ci mette di fronte, ancora oggi, a una scelta drammatica: o con Dio o con Baal, o con la preghiera autentica o con la sua contraffazione. I sacerdoti di Baal si agitano, gridano, s'incidono il corpo «con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue» (1Re 18,28). Pensano così d'indurre il loro idolo a manifestarsi: ma invano.

Ha una religione sbagliata e prega in modo sbagliato chi pensa di potere costringere il Divino a manifestarsi grazie ai propri sforzi, magari scomposti ed estremi. È propriamente l'errore della magia, ma si ritrova anche in tanti nuovi e vecchi movimenti religiosi, molti dei quali di origine orientale, che oggi seducono molte persone, ma che Elia ha già smascherato nella sua disputa con i sacerdoti di Baal.

Commentava Benedetto XVI che «l'adorazione dell’idolo invece di aprire il cuore umano all’Alterità, ad una relazione liberante che permetta di uscire dallo spazio angusto del proprio egoismo per accedere a dimensioni di amore e di dono reciproco, chiude la persona nel cerchio esclusivo e disperante della ricerca di sé. E l’inganno è tale che, adorando l’idolo, l’uomo si ritrova costretto ad azioni estreme, nell’illusorio tentativo di sottometterlo alla propria volontà. Perciò i profeti di Baal arrivano fino a farsi del male, a infliggersi ferite sul corpo, in un gesto drammaticamente ironico: per avere una risposta, un segno di vita dal loro dio, essi si ricoprono di sangue, ricoprendosi simbolicamente di morte». Si potrebbe credere che Elia vinca la disputa con i sacerdoti di Baal perché la sua magia è più potente. Ma non è così: Elia vince perché non ha altro Dio all'infuori di Dio, perché rifiuta di scendere sul piano della magia e si affida soltanto alla fede.

Ci sono due aspetti molto attuali e da tenere a mente nella vicenda di Elia. Il primo è che la fede ci mette di fronte a una scelta drammatica e alternativa: o Dio o Baal, o il vero Dio o gli idoli, o verità o menzogna. Il secondo è che, a differenza di quanto avveniva e avviene in altre religioni, la preghiera cristiana non è un esercizio più o meno estremo che rimane nel cerchio chiuso dell'immanenza, ma è un dialogo con la Trascendenza libera di Dio che interviene e risponde.

E per Elia la risposta arriva: venne un fuoco, e «consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del canaletto. A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: "Il Signore è Dio, il Signore è Dio"» (I Re 18, 38-39).

Quel fuoco di Elia brucia ancora. Ammonisce anzitutto ognuno di noi, ancora nel secolo XXI, a rispettare il primo comandamento: l'adorazione è solo per Dio. «Dove scompare Dio», affermava Benedetto XVI commentando questo episodio, «l'uomo cade nella schiavitù di idolatrie, come hanno mostrato, nel nostro tempo, i regimi totalitari e come mostrano anche diverse forme del nichilismo, che rendono l'uomo dipendente da idoli, da idolatrie; lo schiavizzano». Il fuoco di Dio invece brucia gli idoli, e ci apre le porte della libertà. Gesù Cristo è venuto a portare nel mondo il fuoco divino che libera, purifica, ci aiuta ogni giorno a non avere altro Dio all'infuori del vero Dio. Come vorremmo tutti che questo fuoco fosse già acceso.

Massimo Introvigne



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