Un contestatore con poca filosofia

Gian Enrico Rusconi, dalle colonne de «La Stampa» del 27 settembre, osserva che «il salto di qualità e di civiltà comunicativa che sta segnando in queste settimane il rapporto fra laici e uomini di Chiesa è un’ottima cosa». Tuttavia, nel seguito dell’articolo, pur non smentendo l’esordio, argomenta, con buone ragioni, perché esso «mostra anche i suoi limiti».

La tesi è che l’analisi non dovrebbe fermarsi all’entusiasmo per i modi cambiati, più cortesi e meno aggressivi, ma dovrebbe porre attenzione al fatto che «comunicazione e impianto teorico (o di “verità”) convergono e si sostengono reciprocamente». Pertanto enuclea nell’articolo alcuni temi ancora rimasti «sospesi (“natura umana”, “diritti originari della persona”, “famiglia”, ecc.). Sono questi i temi che danno sostanza ai buoni sentimenti e danno vigore ad una nuova convivenza fra cittadini». Dopo aver sottolineato alcuni rischi in cui può incorrere la strategia comunicativa di papa Bergoglio, conclude con un auspicio: «I suoi ammiratori (religiosi e laici) oltre che lodarlo in continuazione, dovrebbero dargli una mano, sul serio».

Gli episodi che hanno costituito il nuovo clima sono noti: lo scambio epistolare fra papa Bergoglio ed Eugenio Scalfari; un incontro con i giornalisti tenutosi il 25 settembre a Roma entro l’iniziativa del Cortile dei gentili, animato e organizzato da mons. Ravasi, titolare del Pontificio consiglio della cultura, il cui scopo era «stabilire una riflessione tra i protagonisti dell'informazione, credenti e non credenti, su questioni come la società, la comunicazione e il giornalismo, la responsabilità dell'informazione, l'obiettività e la verità».

In questo contesto si colloca anche il nuovo scoop de «la Repubblica» che, il 24 settembre, pubblicava uno stralcio della lettera del papa emerito Joseph Ratzinger al matematico «miscredente» - per sua stessa auto definizione – Piergiorgio Odifreddi. La lettera di Ratzinger accade come penultimo momento (per ora) di una successione di scritti che ha il suo inizio in «Caro papa ti scrivo. Un matematico ateo a confronto con il papa teologo» (Mondadori, 2011), opera nella quale Odifreddi si confrontava con «Introduzione al cristianesimo» (Queriniana, ristampato nel 2013, ma pubblicato per la prima volta nel 1969) di Ratzinger. Il Papa emerito in agosto inviò una risposta di «undici pagine protocollo», pubblicate in estratto da «Repubblica», insieme ad un articolo nel quale si illustrano le occasioni ad opera dello stesso Odifreddi. In questo stesso articolo il matematico annuncia una prossima opera, nella quale darà conto di tutta intera la lettera, «una nuova versione del mio libro, sfrondato delle parti sulle quali lui (Ratzinger) ha deciso di non soffermarsi».

Il testo pubblicato del Papa emerito, purtroppo, è emendato, perché la lettera è «comunque troppo lunga e dettagliata per essere riportata integralmente, soprattutto nelle sue sezioni filosofiche iniziali». Di questa scelta, pur comprendendola dal punto di vista giornalistico, non possiamo che rammaricarci, perché sono precisamente le parti filosofiche che danno fondazione al discorso che si vuole affrontare (il dibattito fede e ragione).

Ratzinger esordisce la lettera con cortesia, ma fin dal principio non nega la propria posizione: «Il mio giudizio circa il suo libro nel suo insieme è, però, in se stesso piuttosto contrastante. Ne ho letto alcune parti con godimento e profitto. In altre parti, invece, mi sono meravigliato di una certa aggressività e dell’avventatezza dell’argomentazione». Seguono quattro punti. Il riconoscimento che la scientificità della scienza sta nella verificabilità. La richiesta di riconoscimento che la teologia ha prodotto risultati durevoli. L’indicazione della funzione della teologia, che consiste nel «mantenere la religione legata alla ragione e la ragione alla religione». La risposta all’accusa di Odifreddi che la teologia sarebbe fantascienza, ricordando che esiste una fantascienza «nel senso buono: sono visioni ed anticipazioni, per giungere ad una vera conoscenza, ma sono, appunto, soltanto immaginazioni con cui cerchiamo di avvicinarci alla realtà». Il rimprovero a Odifreddi delle sue parole su alcuni casi di pedofilia dei preti, professando la propria costernazione in proposito, ma affermando che non sono uno specifico del cattolicesimo e mostrando che nella Chiesa vi è anche del positivo.

La parte più consistente della lettera è però dedicata a rispondere alla tesi di Odifreddi per la quale su Gesù, dal punto di vista storico, non sappiamo niente. Ratzinger gli raccomanda alcune buone letture sull’argomento, perché «ciò che lei dice sulla figura di Gesù non è degno del suo rango scientifico». L’invito è «a rendersi un po’ più competente da un punto di vista storico».

Altra parte ricca di valore teologico e filosofico è la risposta alla proposta di Odifreddi di sostituire Dio con la Natura. Puntualmente Ratzinger osserva che «resta la domanda chi o che cosa sia la natura. In nessun luogo lei la definisce». Questione filosofica, appunto. Infine, Ratzinger aggiunge: «Vorrei, però, farle soprattutto notare che nella Sua religione della matematica tre temi fondamentali dell’esistenza umana restano non considerati: la libertà, l’amore e il male». Di nuovo filosofia.

Il dibattito sarà interessante nel suo sviluppo, anche se, osserva Rusconi nel già citato articolo, «il destinatario della lettera si presta sin troppo facilmente alla lezione critica che gli viene impartita. Non è infatti difficile controbattere le ingenuità intellettuali del matematico Odifreddi, magari simpatico nel suo sfottente ateismo, ma poco consistente sul piano filosofico e storico». Per altro, già a proposito di «Perché non possiamo essere cristiani» (Longanesi, 2007), Giorgio Jossa disse che si tratta di un «rozzo e provocatorio pamphlet» («Avvenire», 25 settembre 2013, p. 19).

Il convergere in questi ultimi tempi di occasioni così ricche di spunti di riflessioni riguardo il tema del dialogo fra credenti e non credenti, interroga su quali possano essere i requisiti perché esso sia, auspicabilmente, sereno e capace di implementare il convivere civile fra persone portatrici di visioni del mondo diverse. Sicuramente non sono mancati esempi di franchezza nell’argomentare, la lettera di Ratzinger è esemplare in questo. Né pare essere di secondo piano l’esigenza di competenza. Lo stesso Rusconi in questo e in precedenti articoli ne richiama l’importanza: «La nuova stagione diventa davvero innovativa se è intellettualmente solida». Anche il rispetto per l’altrui persona è elemento che sembra caratterizzare questa nuova stagione del dialogo. Rispetto che, quando non sia affettato, non può certo passare per il sarcasmo o per la banalizzazione della tesi dell’interlocutore. La forma è sostanza. Lo è perché l’aggressività verbale esprime il disprezzo o l’intolleranza e sollecita altre forme di aggressività. Lo è perché l’incontro, dove possibile, o il confronto, dove necessario, fra diverse visioni del mondo possono passare solo attraverso la disciplina dell’argomentazione.

Marco Fracon

 



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