Il Papa parla chiaro

Dimissioni al vertice dello Ior, la banca vaticana, al centro di contestazioni e sospetti; arresto di un prelato e complici indagati per riciclaggio; un sacerdote condannato per pedofilia e sospeso a divinis chiede di essere riammesso e inventa senza successo false accuse: il cammino di purificazione della curia romana è cominciato in modo clamoroso dietro i colpi di maglio di papa Francesco, proteso a una Chiesa povera per i poveri.

E mentre gli eventi si susseguono con crescenti colpi di scena, Francesco firma la sua prima enciclica e con una decisione sorprendente corre a pregare con gli immigrati in un luogo emblematico, Lampedusa, porto delle nebbie, approdo di salvezza per alcuni, di morte per altri, forse i più.

Di giorno in giorno si accresce dunque la sua statura di pastore che guida i credenti sui sentieri della fede, fa sentire tutti uguali nella Chiesa e nessuno “secondario”, esalta la “sinodalità”, ovvero la collegialità, si appella all’unità dei cristiani e al dialogo tra le grandi religioni monoteiste. Come un padre, si piega sulle sofferenze della gente. Come navigatore, sta portando la Chiesa fuori dalle secche in cui l’hanno incagliata due vicende scabrose, lo Ior e la pedofilia. Nessun salvacondotto per chi si è macchiato di questi reati, per chi ha causato queste due piaghe, oggetto di veleni, di dossier, di denunce e sospetti: un coacervo di situazioni che hanno in parte influito sulla decisione storica di Benedetto XVI di dimettersi.

Questa duplice, ma univoca dimensione, spirituale e politica, di papa Francesco ha assunto, se mai ce ne fosse stato bisogno, un rilievo eccezionale in questi giorni. Venerdì 5 luglio egli firma la sua prima enciclica, la Lumen Fidei, il Lume della Fede, quell’enciclica iniziata dal papa emerito Ratzinger e da Francesco ricevuta, recepita e completata. Un’enciclica che mette un sigillo tra la continuità dei due Pontefici, che consegna l’uno e l’altro alla storia e che mette un sigillo anche alla grande intuizione dell’Anno della fede, concepito per risvegliare questa primaria virtù cristiana a contrasto col dilagante ateismo tecnologico e pratico, col relativismo, con l’indifferenza.

Tre giorni dopo, lunedì 8 luglio, il Papa della carità, dei sofferenti, degli emarginati, è a Lampedusa, il porto siciliano dei disperati in fuga dalla fame e dalle persecuzioni, vittime dei flutti e dei trafficanti senza scrupoli. Una decisione improvvisa. E’ stato «profondamente toccato dal recente naufragio di una imbarcazione di immigrati dall'Africa», dichiara il portavoce della Sala stampa, Federico Lombardi. Visita breve, dalle 8 alle 13, in una «forma più discreta possibile», accolto dall’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, e dal sindaco delle Pelagie, Giusi Nicolini. Un rito religioso, la preghiera per i morti, un giro nelle acque, seguito dai pescherecci, e il lancio di una corona per onorare e per «pregare per coloro che hanno perso la vita in mare, visitare i superstiti e i profughi presenti, incoraggiare gli abitanti dell'isola e fare appello alla responsabilità di tutti affinché ci si prenda cura di questi fratelli e sorelle in estremo bisogno». Infine la messa allo stadio, vicino all’approdo delle barche.

Le cronache giudiziarie registrano l’arresto per sospetto riciclaggio, su ordine della magistratura italiana, del prelato Nunzio Scarano, responsabile della contabilità dell’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa), che secondo l’accusa voleva far rientrare in Italia dalla Svizzera 20 milioni di euro di proprietà degli armatori napoletani Paolo, Maurizio e Cesare D’Amico, ai quali il prelato, salernitano come loro, intendeva «fare un favore». Il trasferimento sarebbe avvenuto con un aereo privato. Coinvolti anche l’agente dei servizi segreti italiani Giovanni Maria Zito e il broker, o agente di cambio, Giovanni Carenzio. Tutti e tre persone che di banca e di traffico di capitali se ne intendono, e tutti e tre in carcere.

A monsignor Scarano, ex dipendente della Banca d’Italia, ordinato prete a 35 anni, viene ascritta la titolarità di un ingente patrimonio immobiliare a Salerno. Lo conoscono come «mister 500 euro», perché pagava con questi biglietti. Avrebbe diversi conti presso lo Ior, altre banche italiane e una di Lugano. L’intera vicenda, comunque si evolva, conferma che i problemi esistono e che la banca vaticana va resa completamente trasparente e trasformata in banca etica, come sembra sia nei progetti di papa Francesco. A questo mira l’istituzione della Commissione referente, ossia inquirente, nominata dal Papa con un chirografo, ossia un documento di suo pugno, perché indaghi e gli riferisca.

Il Vaticano prende atto che i maneggi esistono e che occorre fare pulizia per «armonizzazione lo Ior con la missione della Chiesa». A indagare, sotto la presidenza del cardinale Raffaele Farina, sono il cardinale Jean-Louis Pierre Tauran, che annunciò la nomina, monsignor Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru (coordinatore), monsignor Peter Bryan Wells (segretario) e la professoressa Mary Ann Glendon. A loro disposizione «le risorse umane e materiali adeguate alle funzioni istituzionali. Qualora sia utile, si avvale di collaboratori e consulenti» e «della sollecita collaborazione degli organi dell'Istituto, nonché del suo intero personale. Inoltre i superiori, i membri e gli officiali dei dicasteri della curia romana». Insomma, un vero e proprio organismo inquirente.

Le dimissioni del direttore generale, Paolo Cipriani, e del suo vice, Massimo Tulli, agevolano il rinnovamento. Non più tardi di sabato scorso, festa di San Pietro, papa Bergoglio ha ribadito ai vescovi metropoli cui ha imposto il pallio la necessità di «spendersi senza barriere e di superare una logica mondana e di potere, di edificare la Chiesa sulla comunione e non sul conflitto», che «ferisce il corpo della Chiesa». E ha aggiunto: «Quando lasciamo prevalere la logica del potere umano e non ci lasciamo istruire e guidare dalla fede, da Dio, diventiamo pietra di inciampo». Ha detto ancora: «La Chiesa non è un intreccio di cose e di interessi, ma è il Tempio dello Spirito Santo, in cui ognuno di noi con il dono del Battesimo è pietra viva. Questo ci dice che nessuno è inutile nella Chiesa e se qualcuno a volte dice ad un altro “vai a casa, tu sei inutile”, questo non è vero, perché nessuno è inutile nella Chiesa, tutti siamo necessari per costruire questo Tempio. Nessuno è secondario. Tutti siamo uguali agli occhi di Dio».

Nel suo linguaggio semplice e diretto ha rilevato: «Qualcuno di voi potrebbe dire: “Senta, signor Papa, Lei non è uguale a noi”. Sì, sono come ognuno di voi, tutti siamo uguali, siamo fratelli. Nessuno è anonimo: tutti formiamo e costruiamo la Chiesa. Questo ci invita anche a riflettere sul fatto che se manca il mattone della nostra vita cristiana, manca qualcosa alla bellezza della Chiesa. Alcuni dicono: “Io con la Chiesa non c’entro”, ma così salta il mattone di una vita in questo bel Tempio. Nessuno può andarsene, tutti dobbiamo portare alla Chiesa la nostra vita, il nostro cuore, il nostro amore, il nostro pensiero, il nostro lavoro. Tutti insieme».

Nel suo slancio ecumenico, papa Francesco ha salutato i rappresentanti del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, con i quali è sceso alla tomba del Principe degli apostoli e ha invitato i fedeli a recitare insieme a lui l’«Ave Maria» per il Patriarca Bartolomeo I, «il fratello»: perché la Capitale sul Bosforo è posta sotto la protezione dell’apostolo Andrea, il fratello di Pietro, anzi il primo ad essere chiamato da Gesù. Il 22 luglio Bergoglio compie il viaggio apostolico in Brasile per la Giornata mondiale della gioventù, per portare solidarietà al popolo di quel Paese, definito emergente, ma con forti disparità. Al rientro resterà in Vaticano. In agosto non farà la udienze del mercoledì, ma per il giorno dell’Assunta, a Ferragosto, celebrerà la messa nella parrocchia di Castel Gandolfo e reciterà l’Angelus dal Palazzo apostolico. Fedeli e turisti si trasferiranno nella città sul lago.

ANTONIO SASSONE



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