Siamo custodi del creato divino

Avrebbe potuto essere una discussione accademica, ma non lo è stata. Merito di un pubblico attento, ma non specializzato. La presentazione, nella Biblioteca nazionale di Potenza, del volume «La relazione tra creatore, creazione e creature. Aspetti etici e pastorali» di Rosanna Vinci, organizzata dall’istituto in collaborazione con la direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Basilicata e la Regione, è stata l’occasione per riflettere sulla creazione come identità dell’esistenza e prospettiva per l’uomo.

«Difendere il creato», ha sottolineato mons. Agostino Superbo, vescovo di Potenza, Muro Lucano e Marsiconuovo, tra i relatori, «significa guardare al futuro. L’affetto per il creato è importante per chi ama il futuro; chi, invece, ama solo il presente, non ha interesse». In apparenza una ovvietà, in realtà è un pensiero carico di prospettive, poiché implica un’attenzione particolare e una cura verso le generazioni future. Per questo i vescovi italiani hanno chiesto alle altre confessioni, ortodossi e protestanti, di mutare la «Giornata per la salvaguardia del creato», che si celebra, ogni anno, la prima domenica di settembre, in «Giornata per la custodia del creato». Un salto di qualità che sottolinea la responsabilità dell’uomo, ma anche un diverso approccio alla creazione.

«La secolarizzazione in atto», ha scritto il vescovo nella premessa al libro di Rosanna Vinci, «porta a non parlare più di creato e questo indica già la strada della visione del mondo come un’opera senza un autore, frutto del caso o di ferree leggi delle quali conosci i meccanismi alla perfezione, rischiando, però, di ignorarne la finalità ultima. Un cosmo senza autore rischia di diventare un mondo senza destinatari. Ma, è proprio dall’autore e dai destinatari che si possono ricavare le leggi di un comportamento rispettoso verso il creatore e verso le creature». Che cosa avviene in un mondo senza il creatore? Come spieghi il mondo? Sono sufficienti il caso o le ferree leggi? Domande che si rincorrono e impongono una riflessione profonda. «Dio non lo vediamo», ha detto il vescovo, «ma il mondo sì. L’inizio della risposta sulla totalità dell’essere dipende da quello che vediamo». Ma non basta, sarebbe riduttivo. «Ci sono scienziati», ha aggiunto mons. Superbo, «che ritengono che il creato sia fatto in maniera tale che qualcuno lo possa leggere, una specie di lettera indirizzata all’uomo». Pensare che possa esserci una lettera senza che qualcuno l’abbia scritta è semplicemente inammissibile. Di qui la necessità di riflettere sull’autore, su chi l’ha scritta.

La lettera è il mondo e il destinatario è l’uomo. «Questa visione è molto importante per noi credenti ma anche nella prassi», ha spiegato il vescovo di Potenza. «Poiché se c’è l’autore di una lettera ed esso è autorevole, è necessario comprendere che cosa egli intendeva comunicare». Il messaggio, secondo mons. Superbo, è il bene di tutti. «Il mondo è stato creato per il bene di tutti. E tutti, in concreto, con particolare attenzione ai deboli e agli indifesi, devono seguire la strada tracciata verso il futuro». E’ un approccio che cambia completamente le cose. L’uomo, in quest’ottica,  diventa il custode del creato nel senso pieno del termine. L’immagine più prossima per i cristiani è quella di san Giuseppe, custode di Gesù e di Maria, il quale realizza il progetto di Dio per l’umanità. «E’ una visione bellissima, secondo me», ha spiegato il vescovo di Potenza, «poiché accresce la sostanza della fede ed è ricca di operatività». Dunque, ha risvolti concreti. «Per esempio, chi è preposto a definire leggi sull’ambiente e deve decidere il destino dell’Ilva, in base a quale principio deve regolarsi?», ha aggiunto. «Ha diverse strade. Potrebbe privilegiare il profitto dell’azienda o il mantenimento dei posti di lavoro o, ancora, il futuro dei ragazzi che vivono in quell’ambiente. Se il criterio è quello del Creatore, cioè del bene di tutti, terrà conto del mantenimento dei posti di lavoro e, soprattutto, del futuro e dell’ambiente».

«Il creato è parola sintetica che mette insieme Dio, il cosmo e le persone», ha spiegato il vescovo. «Non è possibile pensare con speranza al domani delle giovani generazioni, rinchiudendosi nelle grette e fredde visioni dettate dagli egoismi piccoli o grandi. Occorrono uomini e donne capaci di uno sguardo onesto e luminoso rivolto al Creatore e a quanti egli chiama a vivere la terra». Questa è la vera sfida che disegna la speranza del futuro.

Pasquale Pellegrini



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