Francesco una vita col Vangelo

La trasmissione televisiva «Porta a porta» di giovedì 13 giugno è stata tutta dedicata a papa Francesco. In studio sei persone che avevano il compito di aiutarci a capire le novità di questo nuovo Papa. Si parla di sfida, di rivoluzione, di rinnovamento della Chiesa e della ventata di novità e di speranza che papa Francesco ha portato in questi primi tre mesi del suo pontificato.

Parole antiche, ma dette in modo nuovo; gesti semplici, ma convincenti perché riflettono la semplicità del Vangelo; espressioni che sembrano ingenue, ma che rivelano di essere radicate nella realtà. Ne viene presentato un florilegio che ognuno di noi arricchisce con ricordi personali.

Parole e gesti antichi, ma con sapore nuovo.

Ecco alcune delle parole che hanno caratterizzato il suo insegnamento: pregate e invocate su di me la benedizione di Dio; non abbiate paura della tenerezza; la chiesa si edifica con Cristo, altrimenti si edificano castelli di sabbia; il potere è servizio; l’uomo ha il compito di custodire il creato; san Pietro non aveva un conto in banca; anch’io sono peccatore; la misericordia umanizza tutti i rapporti umani; siate misericordiosi e perdonate; non siate burocrati, ma pastori, e non zitelle ma madri; i pastori devono andare nelle periferie e portare in sé l’odore delle loro pecore, ecc. Poi i gesti: il semplice «buonasera» e l’invito ad un silenzio orante nel suo primo apparire alla gente, il viaggio in pulmino nel ritorno a Santa Marta, il pagamento della pensione, l’offerta del caffè a chi gli sta vicino, le vecchie scarpe che sono comode, il rifiuto di abiti particolarmente sfarzosi, le omelie a Santa Marta brevi e succose, la croce di ferro, l’anello di metallo argentato, gli abbracci ai piccoli e agli handicappati, le telefonate personali, gli otto cardinali che ha scelto come suoi consiglieri personali, ecc. ecc. Ormai si potrebbe scrivere una piccola antologia di parole, gesti, episodi, che rivelano un Papa che è nuovo nelle parole, nel modo di porgersi, nelle condizioni della vita privata, nell’affrontare problemi complicati e difficili.

Le radici di queste novità.

Naturalmente nascono gli interrogativi: velleitarismo degli inizi o svolta a lungo pensata e ora decisa? Populismo o attenzione sincera alla gente? Ingenuità o semplicità evangelica? Pauperismo o attenzione agli ultimi? Utopia di un animo semplice o anticipo delle cose da realizzare? Il discorso si sofferma su temi delicati: la curia, lo Ior, la pedofilia. Riuscirà il nuovo Papa a riformare la curia? Come affronterà il problema della banca vaticana? E il problema della pedofilia? Ma soprattutto, saprà far passare le sue idee e la sua impostazione di vita a tutti i responsabili della vita della Chiesa?

I sei esperti convocati in tv a «Porta a porta» commentano, analizzano, approfondiscono i vari temi. C’è un leggero dissenso, ma rientra. Finchè si riportano detti e fatti, tutto va bene. E va bene anche quando il discorso si approfondisce e tenta di ricercare le radici di queste novità, anche se qui le interpretazioni si differenziano. C’è chi osserva che papa Francesco è un gesuita e i gesuiti sono maestri nella prudenza, per cui saprà trovare il momento giusto per fermarsi. Chi esprime questa valutazione sembra dire che tutto questo va bene, ma è una captatio benevolentiae, a cui seguirà il modo giusto per affrontare e risolvere i vari problemi e altri modi di intervenire sulla realtà. Si analizza la prudenza gesuitica, che è molto pragmatica, per cui va all’essenziale e non si ferma in elucubrazioni senza fine che non approdano a nulla: anche l’abito dei gesuiti, si fa osservare, era confezionato per andare a cavallo e non per stare seduto davanti a una scrivania.

Altri, invece, fanno osservare che la Chiesa non è solo europea, ma universale, e papa Francesco porta una sensibilità diversa da quella di chi è stato educato in Europa, quella sudamericana. Si uniscono in lui prudenza gesuitica e stile sudamericano. Le analisi si moltiplicano e ogni tassello diventa un’ombra che si distende sul nuovo Papa, spiegando con elementi puramente umani la novità che invece ha affascinato i fedeli. Così, anziché di capire meglio il nuovo Pontefice, si getta sulla sua persona un velo che ne offusca la figura e attenua la speranza in chi finora lo ha guardato e ascoltato con ansia. Tutto si risolve e si spiega con la formazione gesuitica e il contesto sudamericano in cui papa Francesco è vissuto.

La sorgente vera delle novità di papa Francesco.

Francamente ci aspettavamo qualcosa di più, qualcosa di cristiano. Nessuno dei presenti alla trasmissione televisiva ha pensato di dire la cosa più semplice: è un uomo di Dio e di conseguenza parla e agisce da uomo di Dio. Certamente la formazione gesuitica e il contesto ecclesiale sudamericano possono colorare diversamente il suo dire e il suo agire, ma la sostanza viene da una vita vissuta e ispirata dal Vangelo. I saggi presenti in sala si dilungavano nella analisi dei fattori umani, ma dimenticavano le verità elementari della comunità cristiana. Un Papa è scelto da Dio e Dio agisce in lui con il suo Spirito, che è Spirito di sapienza, di intelletto, di scienza, di consiglio, di fortezza, di pietà, di timore di Dio. Il modo di utilizzare questi doni dipende dalla sua preparazione ad ascoltare il Dio, e dipende anche dalla sua biografia personale; ma la forza e il contenuto del suo insegnamento è quello di Dio.

Sarebbe stato bello, ma soprattutto vero, se qualcuno avesse detto che il dire e l’agire di papa Francesco non era solo effetto di una formazione gesuitica e sudamericana, ma il risultato di una vita vissuta con Dio. Non era il frutto di un ruolo da giocare, ma il prodotto di una umanità animata dai doni che Dio infonde in chi esercita la funzione di guida nella Chiesa. C’è il gesuita, c’è il sudamericano, ma soprattutto c’è l’uomo di Dio al servizio della Chiesa sua sposa. E sarebbe stato bello e soprattutto conforme al cuore di papa Francesco se si fosse ricordato l’invito da lui rivolto a tutti i fedeli, di sostenerlo con la preghiera nella delicata e complessa opera del servizio alla Chiesa.

E’ vero che la trasmissione era rivolta al grande pubblico e nel grande pubblico troviamo molti che non credono né a Dio, né allo Spirito, né alle azioni animate dallo Spirito; ma è riduttivo per venire incontro a chi non crede spiegare tutto con fattori puramente umani, dimenticando che la stessa analisi dei fatti fa intravedere l’esistenza di altri fattori che non sono riconducibili a spiegazioni umane. Anche nel Vangelo si ricorda lo stupore di molti che ascoltando Gesù dicevano: «Mai un uomo ha parlato come quest’uomo» (Gv.,7,46), e in un tempo di crisi, di incertezza, di cambiamenti e trasformazione profonde, era un modo per sottolineare il valore dei gesti e delle parole di papa Francesco, e far intravedere che la sua novità non è riconducibile solo alla sua formazione gesuitica e sudamericana, ma ad una fonte superiore. Ma i sei saggi di «Porta a porta» non lo hanno detto. E così hanno lasciato nell’ombra la vera novità dello Spirito portata da papa Francesco nel cuore di tutti i fedeli.

Giordano Muraro o.p.



SIR | Avvenire.it | FISC

PRELUM Srl - P.I. 08056990016