L'Apocalisse nei disegni di Nani Tedeschi

Non è facile tradurre in immagini, in figure disegnate o dipinte, la Parola di Dio, che trascende ogni pensiero; ad essa si addice meglio la musica, che nella sua fluida evanescenza può suscitare emozioni e sentimenti, senza concretizzare in figure definite le parole veicolate. In particolare è difficile confrontarsi con i libri profetici della Bibbia le cui narrazioni simboliche usano immagini e hanno significati che trascendono i contenuti in cui si esprimono, ma in certo qual senso già li definiscono, senza esaurirne la intelligibilità.

Tra i libri profetici, il più importante, perché rappresenta la rivelazione riguardante la fine dei tempi, il ritorno di Cristo sulla terra e la fine di questo mondo, è l’Apocalisse di san Giovanni, ma non è l’ultimo testo delle Sacre scritture, perché l’ultimo testo è il quarto Vangelo. Nell’Apocalisse le visioni si sovrappongono e si accavallano, i personaggi, le figure, i diversi angeli e demoni, che simboleggiano il bene e il male, svolgono ruoli paralleli che quasi si compenetrano. Non si tratta di un romanzo con preciso filo conduttore o di un dramma con una trama dettagliata, ma di una profezia.

Il primo ad interpretare questo testo è stato Albrecht Durer con quindici xilografie, incise tra il 1496 e il 1498, isolando alcuni episodi e sviluppandoli in un modo narrativo. Dopo di lui, altri artisti si sono confrontati con l’Apocalisse, non ultimo Giorgio De Chirico (1888-1978) con venti litografie, ma sempre in modo frammentario. Invece, Nani Tedeschi (1939), un artista contemporaneo, conosciuto in tutto il mondo per le sue esposizioni personali, da New York a Tokyo, noto per avere fatto una serie di disegni con ritratti di Giovanni XXIII e di Giuseppe Dossetti, ci dà l’“integrale” della composizione giovannea, analizzata in tutte le sue parti, con trenta tavole, disegni ad inchiostro di china, scegliendo dal primo al ventiduesimo capitolo i versetti più significativi, evitando una narrazione episodica e portando in primo piano i singoli protagonisti.

Occorre una premessa, in ogni linguaggio il «simbolo» fa da mediazione tra il «segno» materiale, sia esso orale, grafico, gestuale, e il «significato» intellettuale di quel segno. I simboli del linguaggio umano sono simboli convenzionali delle diverse tradizioni culturali, nel linguaggio della Bibbia, invece, sono segni misteriosi che lo scrittore sacro elabora sotto l’impulso dello Spirito Santo e che la tradizione ecclesiale acquisisce e conferma nella liturgia e nell’arte sacra. Si pensi solo ai simboli dei quattro evangelisti tratti da un testo di Ezechiele che risale al VI secolo a.C., e ripresi dall’Apocalisse, nel I secolo d. C.

La “composizione” di Nani Tedeschi è ritmata dalla rappresentazione della figura di san Giovanni. Nel «Prologo» l’artista lo rappresenta, ancora giovane, con una ricca capigliatura e gli disegna accanto il perimetro dell’isola di Patmos, dove era stato esiliato. Nel trentesimo disegno san Giovanni è rappresentato quasi stempiato, senza capelli sulla fronte, mentre ascolta le ultime parole della rivelazione. Con pochi tratti Tedeschi concentra tutto l’epilogo dell’Apocalisse, evidenziando come al di là delle interpretazioni catastrofistiche, questo testo sia un inno alla vita, nella giustizia e nella misericordia di Dio, che dona la salvezza a tutti coloro che non rifiutano il suo amore.

L’artista inserisce, tra queste due rappresentazioni, a metà percorso, quasi a conclusione della prima parte della composizione, la figura inginocchiata di san Giovanni, che riceve dalla mano di un angelo un piccolo libro, mentre gli dice: «Prendilo ed inghiottilo: esso sarà amaro al tuo stomaco, nella bocca sarà dolce come il miele». Il libro è la Parola di Dio, che procura gioia a Giovanni, ma anche sofferenza nelle sue viscere, perché è una parola tagliente.

C’è una seconda figura nel «Prologo», presentata in abiti sacerdotali, che rappresenta il Vivente, il protagonista principale del racconto, che è il primo e l’ultimo. Il Vivente spiega a san Giovanni il significato dei sette candelabri e delle sette stelle che simboleggiano le sette chiese a cui l’apostolo deve scrivere una lettera. Compare il numero sette, che è un numero chiave nell’Apocalisse. Attorno al trono di Dio stanno sette lampade, gli angeli, al servizio di Dio sono sette, sono rappresentati ora con sette trombe, ora con sette flagelli, ora con sette coppe; il drago che vuole divorare il Figlio che la Vergine sta per partorire ha sette teste, la bestia, che sale dal mare ha sette teste, si parla anche di sette tuoni. Ma centrali nella narrazione sono i setti sigilli del libro che solo l’Agnello può aprire. Il numero sette è un numero che la tradizione cristiana ha assunto, fissando proprio in sette il numero dei sacramenti, che veicolano la misericordia di Dio verso l’umanità peccatrice. Sono sette le virtù, quattro naturali (prudenza, fortezza, temperanza, giustizia) e tre soprannaturali (fede, speranza, carità), e sono sette i doni dello Spirito Santo (scienza, saggezza, intelletto, consiglio, fortezza, pietà e timor di Dio). Nani Tedeschi, non procede in maniera episodica, ma isola le singole figure dei protagonisti.

Non dimentichiamoci che il Vangelo di Giovanni, dopo il «Prologo», inizia con le «Nozze di Cana» in cui Gesù trasforma l’acqua in vino, simbolo del suo sangue, e l’Apocalisse si conclude con le «Nozze dell’Agnello», le nozze mistiche di Cristo con la sua Chiesa. Va quindi rispettato questo rapporto intrinseco tra l’Apocalisse e i vangeli e nelle quattro tavole successive l’artista presenta i simboli dei quattro Viventi, cioè gli evangelisti seguendo la tradizione ecclesiale, che attribuisce il leone a san Marco, perché il suo Vangelo inizia con la predicazione di san Giovanni Battista; il vitello a san Luca, perché il suo Vangelo inizia con la visione di Zaccaria nel tempio, dove venivano sacrificati buoi e pecore; l’uomo alato a san Matteo, perché il suo Vangelo inizia con la genealogia degli antenati di Gesù; ed infine l’aquila a san Giovanni, l’evangelista che vola più in alto, tanto da incominciare il suo Vangelo dal verbo di Dio.

Poi l’artista si inoltra nella visione e disegna un angelo preoccupato, con il volto tra le mani, con le ali quasi accartocciate, perché è stato presentato un libro con sette sigilli. Nessuno è in grado di aprire il libro, solo l’Agnello immolato e risorto può aprire il libro della vita e della morte, che davanti ai quattro Viventi e ai ventiquattro vegliardi, rompe i sigilli ed ad uno ad uno appaiono quattro cavalli con i loro cavalieri incaricati di distruggere i malvagi e portare sterminio sulla terra. L’Artista segue lo svilupparsi della sequenza con quattro disegni con i cavalli rivolti tutti nella medesima direzione di marcia e nei tratti del volto teso di ciascun cavaliere coglie l’incarico che gli è stato affidato. Nani Tedeschi disegna l’ultimo cavaliere con il volto terrificante, un corpo magrissimo, con una falce in mano, su di un cavallo scuro dagli occhi sbarrati, perché rappresenta la morte.

Ma l’Apocalisse contiene anche pagine di speranza, un angelo grida ai quattro angeli incaricati di devastare il mondo: «Non recate danno alla terra, né al mare, né agli alberi, finché non abbiamo segnato sulla fronte i servi del nostro Dio». I dodicimila segnati per ciascuna tribù di Israele e «una gran folla, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua» rendono onore a Dio e all’Agnello. In un'altra tavola l’artista, in linee morbide e delicate, disegna un angelo che vola, recando il libro del Vangelo, ed annuncia ad ogni nazione: «Temete Dio e dategli gloria, poiché giunta è l’ora del suo».

E l’ora della misericordia, ma anche della giustizia e l’artista disegna il primo dei sette angeli, che con la loro lunga tromba danno inizio al castigo di Dio e si sofferma sugli eventi che seguono allo squillo della sesta tromba, quando entra in campo la cavalleria. Non disegna una moltitudine di cavalli e cavalieri, ma isola un solo cavaliere, in posizione di attesa, prima dell’attacco, ben delineato nella luccicante e spaventosa armatura, dettagliatamente definita dagli speroni all’elmo con la visiera sollevata, indugia sulla criniera arruffata della testa leonina, tanto basta a suscitare il senso della paura per la strage che sta per iniziare.

Ma prima di questo tragici sconvolgimenti il testo narra una visione, che è la chiave interpretativa di tutto il libro: «E un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle sul suo capo; era incinta e gridava in preda alle doglie e al travaglio del parto. E un altro segno grandioso apparve nel cielo; ecco un grosso dragone, rosso vivo, con sette teste e dieci corna. Sulle teste vi erano sette diademi, la sua coda si trascinava dietro la terza parte degli astri del cielo e li precipitava sulla terra. Il dragone si pose di fronte alla donna, che era sul punto di partorire, per divorare il bimbo non appena fosse nato». Nani Tedeschi risolve questi versetti in un'unica tavola, raccoglie in un unico disegno i due segni apocalittici, al centro la figura di Maria con un diadema di stelle, la luna sotto i piedi ed in intorno solo le sette teste del dragone, rappresentate dalle teste di diversi animali.

La narrazione giovannea continua descrivendo la guerra in cielo e in terra, raccontando della bestia che sale dal mare e della bestia che sale dalla terra. Anche qui nel contesto abbiamo tutto un gioco di numeri; si accenna ai sette colli di una città e ai suoi sette re, riferendosi a Roma, la nuova Babilonia. Si tratta di due imperatori che hanno perseguitato la Chiesa e questo preciso riferimento storico significa che la bestia non è solo il diavolo, ma anche l’uomo malvagio, che cede alle sue lusinghe. Il testo prima di annunciare il trionfo del Verbo di Dio e la nuova creazione si sofferma sulla grande devastazione prodotta dal male, e descrive Babilonia la grande meretrice che con la seduzione corrompe i governanti e i mercanti.

A questa figura emblematica l’artista dedica uno dei disegni più riusciti, la donna in abiti sontuosi, ornata da ricchi gioielli, con un volto devastato dal vizio, cavalca il mostro dalle sette teste i cui colli si aggrovigliano. La narrazione procede ad onde continue e incalza ancora con un’altra visione, la nuova creazione, la Gerusalemme celeste, che l’artista descrive con ricchezza di dettagli, un angelo e san Giovanni, che occupano quasi mezzo foglio, si affacciano dall’alto su di una città dai numerosi edifici, cinta da mura con dodici torri.

In conclusione un avvertimento, gli avvenimenti narrati sono avvenimenti fuori del tempo, la lotta tra il bene e il male si svolge nel nostro cuore, la contrapposizione tra i santi e i malvagi è di ogni tempo, la profezia ci indica il vertice finale, che concluderà questa battaglia perenne legata al mistero della libertà data da Dio all’uomo, che permette all’uomo, quando la usa male, di contrapporsi a Dio. Ha fatto bene Nani Tedeschi a non tradurre in episodi questa narrazione profetica, e a fissare, invece, in modo statico, per singole figure, le immagini dei protagonisti di questa lotta.



SIR | Avvenire.it | FISC

PRELUM Srl - P.I. 08056990016