Letta elogiato a Parigi

C’era una volta l’asse Parigi-Berlino. Ma ora che l’asse é incrinato, per non dire che è in frantumi, il presidente francese Hollande si sforza di trovare alleanze alternative in Europa, e guarda in primo luogo all’Italia, come si è capito in occasione della visita a Parigi del nuovo premier italiano Enrico Letta, la settimana scorsa.

Per quasi mezzo secolo, da quando nel lontano 1963 il generale De Gaulle e il cancelliere Adenauer avevano firmato il trattato d’amicizia tra la Francia e la Germania, e suggellato la riconciliazione fra i due Paesi nemici ereditari, il tandem franco-tedesco era stato la locomotiva dell’Europa. Anche quando i governi dei due Paesi non erano dello stesso segno politico, l’intesa e i legami personali allacciati fra dirigenti consentivano di appianare le difficoltà e superare le divergenze. Il presidente liberale francese Giscard d’Estaing andava d’amore e d’accordo con il socialdemocratico tedesco Helmut Schmidt. Il socialista François Mitterrand coltivava l’amicizia con il democristiano Kohl, e il neogollista Chirac aveva ottimi rapporti con il socialdemocratico Schroeder. Quanto alle relazioni tra Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, esse erano tanto strette che i politologi e gli editorialisti dei giornali avevano definito quella strana coppia coniando il neologismo «Merkozy».

Insomma, per mezzo secolo niente o quasi poteva essere intrapreso nell’ambito dell’Unione europea senza il benestare del tandem franco-tedesco. Le cose sono cambiate con l’arrivo al potere, in Francia, del socialista François Hollande. A parte il fatto che la cancelliera tedesca non aveva esitato a immischiarsi nella campagna elettorale transalpina prendendo pubblicamente posizione in favore di Sarkozy, i rapporti tra il neopresidente francese e Angela Merkel sono stati caratterizzati, fin dall’inizio, dalla diffidenza, dall’incomprensione e dalla tensione. Hollande rigetta la politica di austerità e di rigore che la Germania vorrebbe imporre a tutta l’eurozona. E invece di mettere in cantiere le dolorose riforme necessarie per limitare la spesa pubblica, risanare le finanze e rilanciare la competitività delle esauste imprese transalpine, Hollande ha preferito operare un giro di vite fiscale, aumentando in maniera spettacolare tasse, imposte e contributi.

Due settimane fa il Partito socialista francese aveva preparato un documento fortemente critico nei confronti della Germania e della Merkel accusate di «egoismo»; tanto critico che lo stesso Hollande e il suo premier Ayrault erano intervenuti per attenuarne i toni. Ma la posizione del presidente francese è tanto più fragile in quanto, se dobbiamo credere ai sondaggi, l’inquilino dell’Eliseo ha battuto, in solo dodici mesi dopo la sua elezione, tutti i record dell’impopolarità: meno di un francese su 4 (esattamente il 24 per cento) lo appoggia.

Con i rapporti piuttosto freddi, per non dire gelidi, tra Parigi e Berlino, e il pauroso crollo della sua popolarità, Hollande si è reso conto della necessità di trovare nuovi alleati per compensare il naufragio dell’asse Parigi-Berlino, e tentare di mettere in opera una politica suscettibile di rilanciare la crescita economica e di frenare l’aumento della disoccupazione che è la piaga numero uno della Francia. E dopo aver scartato l’ipotesi di un’intesa con il premier britannico Cameron (intesa difficile, per non dire impossibile, visto che Londra accarezza l’idea di uscire dall’Ue), il presidente francese guarda ora all’Europa del Sud, e in modo particolare all’Italia.

Per questo motivo, la settimana scorsa, Parigi ha riservato un’accoglienza eccezionalmente calorosa al nuovo presidente del consiglio italiano Enrico Letta, il quale, per il suo debutto sulla scena europea e internazionale, si è recato a Berlino, Bruxelles, Parigi e Madrid. La tappa parigina è stata forse la più importante di questo periplo, nella misura in cui Hollande non ha lesinato gli elogi e la stima per l’Italia in generale e Letta in particolare. Ma come possono agire efficacemente Parigi e Roma per superare la crisi? «Siamo legati gli uni con gli altri», ha risposto Hollande, che ha aggiunto: «L’Europa ha l’obbligo di fare il massimo per la crescita e per il lavoro, soprattutto per i giovani». Gli ha fatto eco il presidente del consiglio italiano. La disoccupazione, soprattutto quella giovanile, è il «vero incubo», ha detto Letta, assicurando che l’Italia metterà «la stessa determinazione» per favorire le politiche di crescita così come ha fatto per la stabilità di bilancio.

Sia Parigi che Roma sottolineano l’importanza di mettere la crescita al centro delle politiche europee. Sia Hollande che Letta si sono sforzati di sdrammatizzare il problema dei rapporti con la Germania. Con la Merkel non c’é «nessuna tensione», ha dichiarato Letta, il quale si è detto fiducioso che nel consiglio europeo di giugno si troveranno «soluzioni buone per tutti, per noi e anche per la Germania». Meno ottimista, Hollande ha detto che «occorre capire se l’Europa avrà ancora un destino comune del futuro o se gli egoismi nazionali avranno prevalso. Dobbiamo per forza trovare un compromesso e superare tutti ciò che può separarci. Italia, Francia e Germania sono Paesi fondatori dell’Europa: a noi incombe la responsabilità nei prossimi mesi di dare una prospettiva, una speranza, perché non è in gioco solo un’idea politica ma la stabilità politica dei nostri Paesi».

Si vedrà quali risultati avrà ottenuto Letta da questa sua prima tournée europea. Ma quello che è indubbio è che il nuovo premier italiano si è assicurato un successo personale. Persino la stampa francese, solitamente poco tenera nei confronti dell’Italia, ha espresso simpatia per Letta e non è stata avara di complimenti per Napoletano, di cui ha lodato la saggezza e l’abilità politica. Senza Napolitano, hanno scritto diversi editorialisti, non si vede come l’Italia avrebbe potuto superare la crisi politica provocata dai risultati delle ultime elezioni. Elogiativi anche i commenti sul senso di responsabilità di cui hanno dato prova le principali forze politiche accettando la formazione di un governo di unità nazionale. E in questo clima di compiacimento, di lusinghe e di complimenti, persino Silvio Berlusconi ha trovato grazia nei commenti di una parte della stampa transalpina, la quale rende omaggio al Cavaliere per aver dato prova di realismo, e aver rinunciato ad opporsi sistematicamente al Pd.

Paolo Romani

 



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