"Mariage" a tutti? Ecco quattro "no"

L’articolo è comparso su «la Repubblica» del 24 aprile, pagina 29, a firma di Michela Marzano. Interviene nella polemica scoppiata in questi ultimi tempi in Francia e si schiera dalla parte di quelli che sostengono le mariage pour tous. Non si limita a descrivere, ma vuole dimostrare che il governo francese ha agito bene approvando la legge che estende alle persone omosessuali il diritto di sposarsi e di adottare. In realtà il suo articolo non riesce a dimostrare quanto si propone, ed è possibile riscontrare in esso una serie di approssimazioni e di errori.

Il primo errore: afferma che coloro che avversano i matrimoni gay lo fanno in nome di un credo religioso. E’ falso, perché il «no» alle nozze gay non nasce da una morale che afferisce al credo religioso, ma da una morale fondata sulla ragione. Il secondo errore: sostiene che i cittadini hanno il diritto di autodeterminarsi e di avere un riconoscimento pubblico delle loro scelte di vita. Anche questo è falso, perché i cittadini hanno diritto di creare tutte le relazioni che ritengono opportune, ma lo Stato non è sempre tenuto a riconoscerle. Per esempio: non si da un riconoscimento sociale con diritti e doveri, a chi decide di fare l’eremita.

Terzo errore: dice che lo stato, in nome dell’uguaglianza, deve riconoscere a tutti i cittadini gli stessi diritti. Questa affermazione è il frutto di un qualunquismo pericoloso, perché disconosce la distinzione tra diritto e diritto all’interno di uno Stato. A tutti è riconosciuto il diritto di insegnare; ma l’istituzione riconosce il dritto di salire in cattedra solo a chi è formato e preparato a svolgere questo ruolo nella società. Il quarto errore provoca addirittura ilarità, perché è un vero autogol. Infatti nel suo articolo la Marzano rimprovera quelli che strumentalizzano la religione per sostenere le proprie tesi, e non si accorge che adotta lo stesso comportamento quando ricorre al Vangelo e al pontefice Francesco per sostenere la sua tesi. In più non tiene conto che proprio papa Francesco, che viene presentato come uomo evangelico, si è opposto in Argentina all’introduzione del matrimonio alle coppie gay.

Ragionare per paradossi

Qualche volta serve ragionare per paradossi. Possiamo dimostrare la fragilità anzi l’inconsistenza dei ragionamenti della Marzano, applicando il suo modo di ragionare e le sue stesse parole all’ipotetico caso dell’associazione «Autostrada per tutti» che rivendica il diritto per i ciclisti e i pedoni di servirsi dell’autostrada.

Ieri sono scesi in piazza gli oppositori al movimento «Autostrada per tutti». Il governo, nonostante la forte opposizione degli irriducibili che vogliono impedire l’uso dell’autostrada ai ciclisti e ai pedoni, ha giustamente esteso anche a queste persone il diritto di servirsi delle autostrade. Era ora, e non si capisce come possano ancora esistere persone che non vogliono che questo diritto venga riconosciuto a tutti. Si proclama il principio dell’uguaglianza, ma quando si scende al pratico si fanno mille distinzioni e l’uguaglianza scompare. Cosa hanno i pedoni e i ciclisti di diverso dagli automobilisti e dai camionisti? Sono forse cittadini di serie B? Si vuole tornare ai tempi in cui la società era divisa in ceti e ad alcuni di questi si riconoscevano diritti che venivano negati ad altri? Torniamo al Medio evo? Gli oppositori dicono che è la fine delle automobili. Non è affatto vero, anzi quando i ciclisti e i pedoni affolleranno le autostrade, gli automobilisti spericolati saranno costretti ad una velocità più contenuta e diminuiranno gli incidenti. Gli oppositori sono giunti a dire che la proibizione ha motivazioni anche religiose. Non è vero. Il Vangelo è un messaggio di amore, e in quanto tale non è esclusivo, ma inclusivo. Non esclude in base al censo e al possesso di un mezzo di locomozione a quattro ruote, ma include tutti nel suo cammino di salvezza, anche i pedoni e i ciclisti. Il nuovo papa Francesco lo ha insegnato in più occasioni. Ci troviamo di fronte ad una conquista di civiltà e non si capisce perché ci siano persone che vogliono impedire il progresso.

In tutto questo ragionamento si dimentica un particolare: le autostrade sono state costruite per uno scorrimento veloce e chi non possiede i mezzi per scorrere velocemente non può essere ammesso al loro uso, perché annullerebbe la finalità per cui sono state costruite. Per questo l’esclusione dei pedoni e dei ciclisti non è un attentato all’uguaglianza dei cittadini, ma è la salvaguardia di un servizio che è stato creato proprio per il bene di tutti. Nella persona c’è il diritto a circolare liberamente, e lo Stato deve riconoscere a tutti questo diritto; ma il diritto di circolare sulle autostrade nasce nella persona solo quando possiede un mezzo di locomozione proporzionato alla natura dell’autostrada.

Perché negare e azzerare le differenze?

Fuori di metafora, il “matrimonio per tutti” è una dannosa forma di qualunquismo. Infatti la persona porta in sé il diritto radicale di sposarsi, ma l’esercizio di questo diritto nasce solo quando nella persona sono presenti determinate condizioni, stabilite dal legislatore: deve essere una persona che ha raggiunto la maggiore età, non deve essere interdetta per infermità di mente, deve essere libera da vincoli di matrimonio, deve rispettare i legami di parentela, affinità, adozione, affiliazione, non deve essere condannata per omicidio o tentato omicidio del coniuge del partner, e soprattutto (anche se non viene ricordato dal legislatore) deve unirsi con una persona di sesso diverso.

Tutti sono d’accordo sulle condizioni richieste dal legislatore, ma oggi si nega la necessità della eterosessualità. Eppure è la caratteristica più importante, perché differenzia la relazione coniugale da qualunque altra relazione affettiva. Altra è la relazione che unisce due persone e le mette in grado di aiutarsi nel cammino della vita (anche se si aiutano con le sole differenze individuali e non quelle sessuali), altra è la relazione che oltre a questa capacità porta in sé il potere di mettere al mondo altre persone umane. Il rapporto eterosessuale è per sua natura capace di esprimersi anche nella capacità procreativa, cioè una capacità che è essenziale per la vita, la sopravvivenza e lo sviluppo della società, mentre il rapporto omosessuale non porta in sé questa capacità. Per questo non possono essere messi sullo stesso piano.

E’ come se si pretendesse di dare lo stesso valore alla cura prestata all’ammalato da una persona di buona volontà e la cura prestata da un medico; entrambi gli interventi sono indicati con il termine «cura», ma nessuno si sogna di metterli allo stesso livello. O come se si volesse imporre lo stesso prezzo al quadro dipinto da un dilettante e un quadro di Raffaello: sono entrambi quadri, ma hanno artisticamente un valore diverso. Così le relazione di vita delle persone omosessuali e delle persone eterosessuali sono entrambi relazioni affettive, ma con caratteristiche e risultanze personali e sociali molto diverse. Perché negare questa diversità e metterle allo stesso livello? Non si promuove il progresso e l’evoluzione sociale azzerando con la legge le diversità, ma riconoscendole, rispettandole e valorizzandole.

Giordano Muraro o.p.



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