Berlino: due mesi e tutto come prima

Hanno tirato un sospiro di sollievo a Berlino, ma si chiedono: quanto durerà? Dopo due mesi, tutto come prima. Questo il giudizio sintetico della popolare «Bild Zeitung», 3 milioni e mezzo di copie e 13 milioni di lettori, sulla rielezione di Napolitano a Capo dello Stato.

La Cancelliera Merkel stima il nostro Presidente, che è stato in visita a Berlino a fine febbraio, ma è un gentiluomo nato nel 1925, ai tempi della grande inflazione nella Repubblica di Weimar, sette anni dopo la fine della Grande guerra, un napoletano che aveva 8 anni all’avvento di Hitler. I mercati salutano la svolta, e nessuno crede realmente in Germania che il nostro Paese possa fare la fine di Cipro o della Grecia. Se non ci fossero gli italiani, sempre pronti a sorprendere, nel bene e nel male… «Italien ruiniert sich selbst», cioè «l’Italia si rovina da sola», è il titolo del preciso articolo di Thomas Schmid, il direttore della «Welt», un altro collega che conosce la nostra lingua e l’Italia. Il giornale è conservatore, ma si chiede come sia possibile l’eterna sopravvivenza di Silvio Berlusconi dopo gli ultimi vent’anni. E’ quanto si chiedono milioni di tedeschi. Colpa anche della nostra sinistra, spaccata e impotente.

La crisi italiana ha almeno un lato positivo. I tedeschi imparano sempre nuove parole italiane, oltre a «ciao», «cappuccino», «latte makkiato» (che scrivono con due kappa) e «troppo caro». La «Süddeutsche Zeitung» intintola la corrispondenza da Roma della sua Andrea Bachstein con un «Anomalie italiane». Ampio articolo in prima pagina, e poi un commento dal titolo chiaro: «Dilettanten und Populisten». Alla collega, che conosce da tempo e molto bene il nostro Paese, basta ricordare che cosa sia successo nelle ultime settimane per elencare ai lettori le nostre anomalie. La più grave, e la più strana, è che l´unico partito moderno e popolare in senso europeo, il Pd, si sia quasi dissolto dopo la crisi. Gli altri non sarebbero neanche partiti, secondo il metro tedesco.

Sono indicativi i commenti dei lettori nell’edizione on line della «Bild»: «Dobbiamo sacrificarci per Paesi come questi?», si chiedono. La Germania non ci ha dato nemmeno un euro, ma anche da queste parti molti ragionano con la pancia. Qui si vota tra cinque mesi esatti, e tutti i politici devono stare attenti a non perdere voti, anche se la vittoria di Frau Angela, per la terza volta, appare sicura. E’ appena nato un nuovo partito, «Alternative für Deutschland», che chiede l’uscita dall’euro. A stare ai sondaggi, il 16 per cento degli elettori potrebbe prendere in considerazione l’eventualità di votarlo, ma in realtà non dovrebbe andare oltre l’uno per cento. I tedeschi sanno che non ci sono alternative all’euro, ma non vogliono pagare un prezzo troppo elevato, e soprattutto inutile, se alcuni Stati membri sembrano non mettere la testa a posto, limitandosi a dare la colpa di tutto alla Berlino della Merkel.

L’elezione di Napolitano è arrivata venerdì sera, troppo tardi per i quotidiani, che chiudono presto, verso le 17, e per i due principali settimanali, «Der Spiegel» e «Focus», che giungono in edicola domenica. Ci si è limitati a dare la notizia, e anche nelle edizioni on line si è rimasti alla cronaca, peraltro difficile da riportare. La «Welt am Sonntag», il domenicale della «Welt», ha intitolato con un sintetico commento «eine Farse». Ancora, superfluo tradurre.

Solo al lunedì i quotidiani spiegano il rebus italiano con ampli articoli, come è tipico per il giornalismo tedesco. La fretta non serve, ma quando ci s’informa si va a fondo. La «Frankfurter Allgemeine» ha chiesto un articolo d’una intera pagina (e dato il carattere della stampa, equivale a un breve saggio) a Christiane Liermann, un’esperta della nostra lingua e della nostra storia, che fin dal 1995 è una delle colonne di Villa Vigoni, la fondazione tedesca sul lago di Como. «Kennst Du das Land, wo vieles blüht?», si chiede il titolo ispirato a Goethe: «Conosci la terra dove molto fiorisce», non solo i limoni cari all’autore di «Faust». L´Italia, agli occhi dei tedeschi, sembra deragliare dal suo ruolo europeo, scrive la Liermann, ma molto di quello che a Nord delle Alpi sembra incomprensibile ha radici profonde nella nostra storia, che ha molti punti di contatto con la storia tedesca, anche se poi ha effetti diversi. Quel che accade oggi va spiegato cercando nel passato. E il giornale di Francoforte come illustrazione non sceglie una foto di Grillo, di Berlusconi o di Napolitano, ma un quadro di De Chirico, «Festa di ottobre», dipinto in un anno fatidico come il 1924. Il mese è sbagliato, l’anno inquietante.

Che aggiungere di personale? A parte l’invidia per i colleghi tedeschi che possono spiegare quel che avviene con una dozzina di cartelle, posso aggiungere che a Berlino si era puntato su Romano Prodi, perché lo conoscono bene. Fu Gerhard Schröder a sceglierlo per l’Europa nella notte che la Nato cominciò i bombardamenti su Belgrado. Si fidavano di lui, l’unico ad aver battuto Berlusconi, che per i tedeschi rimane un incubo. E´ stato critico nei confronti della Cancelliera? Per il professore Frau Angela non avrebbe le visioni di un grande politico come Helmut Kohl. Ma da queste parte le critiche sono tollerate, quel che non accettano sono gli insulti. «Prodi è l’unico politico “tedesco” dell’Italia», mi ha detto un amico della Cancelleria. Beffardo? Lui voleva fare un complimento…

Roberto Giardina



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