Ricchi e poveri: cambia un'epoca

«Siamo di fronte ad una crisi di proporzioni mai viste; una recessione che investe larghi settori dell'economia e continua a distruggere posti di lavoro. In Italia, e in Europa, si sta generando un circolo vizioso disoccupazione-recessione dal quale non si riesce ad uscire».

Illustra così l'attuale situazione economica e sociale Domenico Lo Bianco, segretario Cisl Torino-Canavese, sottolineando la necessità «di un'inversione di rotta con politiche di sviluppo che consentano alle imprese di ritrovare fiducia e forza di investire, perchè senza investimenti non si avrà alcuna ripresa».

Quali i comparti che tengono e quali quelli più in crisi?

Più che l’elenco dei settori che ancora tirano e quelli che non tirano è necessario fare una distinzione più qualitativa, tra imprese che operano sui mercati internazionali e quelle che lavorano per il mercato interno. Sono soprattutto queste ultime che soffrono e che rischiano di chiudere, oppure, se vi riescono, tentano di delocalizzarsi. Il mercato interno, a causa di una politica di austerità sempre più marcata, dà segnali di continua debolezza della domanda. D'altronde se non c’è reddito non si consuma, e meno consumo significa anche minor produzione e discesa dell'occupazione. Una situazione negativa che si autoalimenta e che può venire superata soltanto da politiche espansive, in grado di fornire liquidità al sistema economico, ovvero risorse per la crescita.

Come sta andando l'automotive, così importante nell'area torinese?

Il quadro è alquanto complesso. Infatti, se, per un verso, si assiste a un fortissimo rallentamento produttivo dovuto al prolungato fermo dello stabilimento di Mirafiori e, più in generale, alla crisi che stiamo attraversando, per un altro verso, invece, si notano alcuni segnali positivi. Essi sono legati ad aziende di progettazione, a partire dagli enti centrali Fiat, mentre l’Italdesign sta cominciando a delineare un indotto per Volkswagen senza dimenticare che nel nostro territorio si stanno insediando alcune aziende di design cinesi. Tuttavia, questi segni di ripresa non ci debbono far dimenticare quelle aziende che in un recente passato avevano diversificato il loro portafoglio clienti verso industrie francesi o tedesche e oggi stanno incontrando difficoltà nel reperire nuovi ordini dai loro committenti. In ogni caso, è evidente che per Torino, giustamente alla ricerca anche di una sua vocazione turistica e culturale, l'industria legata all'automobile resta un comparto decisivo e irrinunciabile per le sue possibilità di crescita economica attuali e future.

Su Mirafiori c'è qualche novità?

Con l'accordo per il trasferimento dell’ex Itca a Mirafiori, concentrando le attività di lastratura, si è avviato il processo di consolidamento di tutte le attività produttive nei due poli delle auto di alta gamma. A Grugliasco e a Mirafiori si stanno avviando, quindi, i lavori sulle infrastrutture e sulla logistica. E’ un primo passo, ma concreto e significativo, per dire che Mirafiori si avvia a far ripartire il suo motore industriale.

Finanziamento della cassa in deroga. Come se ne uscirà?

Quella in deroga è un tipo di cassa integrazione pensata per quei settori che non disponevano della cassa ordinaria, con lo scopo di estendere anche a quei lavoratori un reddito minimale garantito. Le risorse per pagare questo intervento in deroga non derivano dalla normale contribuzione di aziende e lavoratori, ma sono a carico dello Stato. Secondo il ministro del Lavoro Fornero oggi non vi sarebbero i fondi per prorogare la cassa in deroga e il governo in carica, in attesa del nuovo esecutivo, non può emanare il decreto per prolungare l'intervento. Il sindacato sta manifestando in modo unitario per invitare la politica a trovare delle soluzioni, anche se è chiaro che l'attuale stallo non aiuta. Tuttavia, il Parlamento potrebbe intervenire, indipendentemente dalla formazione di un governo, con un provvedimento di urgenza per risolvere questo grave problema che riguarda la vita e il lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori.

Quale è il suo giudizio sul decreto sblocca crediti?

La valutazione è positiva perchè si può rimettere in moto, almeno in parte, il nostro sistema produttivo e frenare il calo occupazionale. Si restituisce speranza alle imprese e al mondo del lavoro; finalmente un'inversione di rotta rispetto alle politiche di austerità attuate negli ultimi mesi.

Mercato del lavoro. Come sta funzionando la riforma ad un anno dalla sua adozione, in particolare la cosiddetta “buona flessibilità” e il contratto di apprendistato?

Forse questa nuova legge sul mercato del lavoro è stata approvata nel periodo economico meno adatto. La crisi pare infatti vanificare alcuni punti delle nuove norme, ostacolando l'ingresso di molti giovani nel mondo produttivo. In uscita, invece, si è dato vita ad un licenziamento per motivi economici che lascia perplessi anche molti studiosi. Allo stato attuale risultano poi troppo deboli le politiche attive del lavoro, così come resta tutto da disegnare il sistema di ammortizzatori sociali. Sul contratto di apprendistato pesa, come abbiamo avuto già modo di osservare, lo scarso ottimismo sulle prospettive economiche e produttive. In altre parole, la maggioranza degli imprenditori preferisce contratti di ingresso al lavoro meno impegnativi.

Nella due giorni torinese di Confindustria si è parlato di un'intesa a tutto campo imprese e sindacati. Quali i contenuti più significativi?

Il fatto più significativo è che sindacati e imprese hanno deciso di parlarsi e di avviare un dialogo capace di formulare un patto di sviluppo anche in assenza del mondo politico. Cuneo fiscale e produttività sono i temi più importanti su cui ragionare in una prospettiva di crescita economica e sviluppo sociale. Un primo passo è stato compiuto, è necessario andare avanti.

Rappresentanza nelle fabbriche, c'è qualcosa da rivedere?

La Cisl da sempre è favorevole ad un tipo di rappresentanza espressione della volontà dei lavoratori, senza mediazioni, per così dire, calate dall’alto, ossia dalla legge. Una rappresentanza che inizia a nascere dalla partecipazione dei lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro o dei singoli territori. Differente è la posizione di altre organizzazioni sindacali che vedono nel riconoscimento legislativo quasi una sorta di presupposto alla loro azione. Storie diverse e qualche volta distanti. In ogni caso, le cose sembra che stiano evolvendo verso una mediazione fra i sindacati, prima che si arrivi al confronto con gli imprenditori. D’altro canto la Cisl non è stata mai contraria a forme legislative di sostegno all’azione sindacale, purché non fosse invasa la sfera della rappresentanza e della contrattazione. Due questioni strettamente intrecciate.

Quale è la sua sensazione riguardo all’attuale incertezza sul governo?

Non è una bella sensazione, certamente. La politica appare lontana dai problemi in cui si dibattono le persone comuni, a cominciare dal lavoro o dalle condizioni economiche di molte famiglie a rischio povertà. L'assenza di un governo in grado di dirigere il Paese amplifica questa percezione. Bisogna dire che la crisi ha cambiato un’epoca. Infatti, nel giro di poco tempo, si è passati dalla parola d’ordine “arricchitevi quanto più potete“ ad una maggiore attenzione, in termini generali, ai temi e ai problemi della povertà, negli ultimi anni un po’ dimenticati anche dal sindacato. E ce lo ha ricordato il Vescovo di Roma, Francesco, che proviene da un Paese con una forte storia sindacale. Probabilmente non un caso.

Aldo Novellini



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