Il Re e l'Architetto

Dall'odierna Torino postindustriale, in un gioco di memoria storica proviamo a trasferirci nella città del tardo Settecento, precisamente nell'anno 1781: mentre in Francia si facevano le "prove" della rivoluzione e nell'America del Nord con la vittoria di Yorktown i ribelli conquistavano l'indipendenza dalla monarchia inglese, nel Piemonte sabaudo la monarchia assoluta era ancora una realtà stabile, in via di rafforzamento; d'altra parte solo nei primi decenni del secolo il Ducato dei Savoia era salito al rango di Regno con Vittorio Amedeo II, re prima di Sicilia, poi di Sardegna.

Ed ora il figlio Carlo Emanuele III proseguiva l'opera politica di consolidamento del regno anche attraverso gli strumenti della cultura e dell'urbanistica. È questo il punto di partenza per un viaggio virtuale nella Torino del 1781, anno in cui veniva pubblicata la «Nuova guida per la città di Torino» di Onorato Derossi, libraio, editore e tipografo con bottega «in Contrada di Po, verso la piazza, isolato sant’Apollonia»; per i viaggiatori che inserivano Torino nel loro Grand Tour la guida offriva la descrizione delle più interessanti «pitture, sculture e architetture» della città. 

L'invito al viaggio virtuale viene da una mostra allestita all'Archivio di Stato di Torino dal titolo suggestivo: «Il Re e l'Architetto. Viaggio in una città perduta e ritrovata», che ricostruisce il tragitto di un ipotetico viaggiatore proveniente dalla Francia, che da Rivoli raggiungesse la città dalla parte della Porta Susina. L'Archivio di Stato di Torino, organizzatore insieme con l'associazione Amici dell'Archivio, l'Archivio storico della Città di Torino e lo Studio Gritella e associati, con questa mostra prosegue in un percorso che negli anni ha rivelato l'immagine del Piemonte sabaudo; dopo «Il teatro di tutte le scienze e le arti», spettacolare esposizione del patrimonio documentario e bibliografico raccolto dalla dinastia sabauda, oggi offre un percorso di visita fatto non solo di documenti del passato, ma anche di accurate ricostruzioni contemporanee eseguite dall'architetto Gianfranco Gritella, studioso e curatore di restauri di edifici storici, che ha donato il suo archivio all'Archivio di Stato.

Troviamo quindi in mostra sia progetti e documenti storici del passato, sia disegni e modelli in legno e resine di Gritella relativi a monumenti che non ci sono più o di cui fu fatto solo il progetto. La memoria della città antica rivive nella ricostruzione congetturale dell'Augusta taurinorum. La forma quadrata della città romana con le sue quattro porte, di cui una trasformata in castello degli Acaja, ora Palazzo Madama, è ancora evidente in una pianta di Torino di Girolamo Righettino, frate agostiniano, disegnatore e tipografo, risalente al 1583.

Ma l'attenzione è focalizzata sulle trasformazioni urbanistiche della Torino del Settecento e, attraverso queste, sulla vita che conducevano i suoi abitanti. A tale proposito sono molto interessanti i documenti relativi al "raddrizzamento" della contrada Dora Grossa, l'odierna via Garibaldi, voluto da Carlo Emanuele III: in mostra è esposto l'Editto del 27 giugno 1736 in base al quale l'antica via Praetoria dei Romani, strada maestra per la Francia, avrebbe perso l'aspetto medioevale caratterizzato da case non allineate lungo un'unica direttrice. L'Editto infatti ordinava ai proprietari di demolire le case sporgenti e ricostruirle a loro spese secondo un nuovo progetto, opera dell'architetto Lampo, disegnato su una mappa di 7 metri di lunghezza.

I proprietari avrebbero goduto di benefici fiscali e avrebbero potuto sopraelevare le costruzioni, con la prospettiva di maggiori redditi derivanti dall'affitto dei locali; ne sarebbe derivato poi un vantaggio generale per la cittadinanza, in quanto ai vari livelli degli edifici avrebbero abitato al pian terreno i bottegai, i nobili al primo piano, i benestanti al secondo, il popolo nelle soffitte. Questa coabitazione contribuì a colmare in parte la distanza tra le classi sociali e ad attutire i contrasti che in altre parti dell'Europa la Rivoluzione francese avrebbe suscitato. I lavori ebbero inizio nel 1753 e si conclusero parzialmente nel 1775; fu rispettato il principio inderogabile del perfetto allineamento, in modo tale che l'asse della via coincidesse con quello di Palazzo Madama.

L'unico edificio "non allineato" che non fu abbattuto fu la civica Torre di San Gregorio, all'incrocio con via San Francesco d'Assisi. La possiamo ammirare in mostra nella ricostruzione dell'architetto Gritella. Oltre a un orologio, aveva sui quattro lati dei globi metallici dorati, indicatori delle fasi lunari, strumento utile in un periodo in cui non c'era la luce elettrica a illuminare le vie di notte. In  cima alla guglia una croce e un toro di bronzo con le fauci spalancate, simbolo della città; si diceva che quando soffiava il vento, emettesse un muggito. A farla abbattere provvide Napoleone nel 1801.

Invece il tempi più recenti, nel 1932, fu demolita la casa di Filippo Juvarra, che constava di due edifici fra le attuali vie Santa Chiara, Piave, San Domenico e dei Quartieri. In mostra molti disegni e progetti del geniale architetto che cambiò il volto della Torino secentesca e di cui vediamo le fattezze nel Ritratto attribuito ad Agostino Massucci, risalente circa al 1725; tra gli altri il progetto del corpo centrale di Palazzo Madama del 1721, che risultò talmente elegante da far nascere numerosi progetti per risistemare la facciata secentesca del Palazzo Reale, il progetto (ricostruito in modellino) del Teatro Regio che fu ripreso e realizzato da Benedetto Alfieri.

Così, dalla Grande galleria di Carlo Emanuele I, che fra Cinquecento e Seicento volle una «camera delle meraviglie» in cui raccogliere le sue preziose collezioni, allo juvarriano Palazzo dei Regi Archivi (uno dei più antichi esempi in Europa di costruzione destinata fin dall'origine a sede d'archivio) all'Accademia militare, dove si formò... “a suon di sbadigli” anche Vittorio Alfieri, alla Cavallerizza destinata ai maneggi equestri (in mostra il modello del progetto originale di Benedetto Alfieri, che fu realizzato solo in parte), il nostro viaggiatore settecentesco incontra i progetti e i rifacimenti che hanno dato al cuore di Torino l'aspetto attuale.

In questo caleidoscopio di progetti, costruzioni, modifiche e rifacimenti è evidente che tra i principi e gli architetti si instaurò un rapporto privilegiato, in quanto le ragioni dell'architettura venivano a coincidere con le ragioni dello Stato. L'itinerario del nostro viaggiatore si conclude con l'uscita dalla città e la visita alla Reggia di Venaria e alla Palazzina di caccia di Stupinigi. Ultima, al ritorno verso la Francia, la visione presso Rivoli della residenza reale incompiuta. Una mostra da vedere, che mentre apre uno spaccato su secoli lontani ci può aiutare a riflettere sul tessuto urbano del nostro presente.

La mostra, «Il Re e l'Architetto. Viaggio in una città perduta e ritrovata», è aperta all’Archivio di Stato (piazza Mollino) a Torino. Orario: martedì-venerdì dalle 10  alle 18, sabato e domenica dalle 15 alle 19. Info, tel. 011.540382 oppure 011.5624431.

Gianna Montanari



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