Giudici spietati, ora tocca a Sarkozy

Bufera nella classe politica francese, sconvolta da una raffica di scandali e di azioni giudiziarie che coinvolgono personaggi di primo piano, di destra o di sinistra.

Neanche un anno, per l’esattezza dieci mesi e mezzo, dopo la sconfitta nelle elezioni presidenziali ad opera del socialista François Hollande, il passato tira per la manica l’ex presidente della repubblica Nicolas Sarkozy: non sono scattate le manette, ma nella tarda serata di giovedì 21 marzo Sarkò è stato raggiunto da un avviso di garanzia. L’accusa è «circonvenzione di incapace»: Sarkozy avrebbe approfittato della debolezza e della confusione mentale della miliardaria Liliane Bettencourt per spillarle somme consistenti di danaro destinate a finanziare (illegalmente) la sua campagna elettorale del 2007, quando Sarkozy ebbe la meglio sull’avversaria socialista Ségolène Royal.

Erede dell’industria cosmetica L’Oréal, e oggi novantenne, Liliane Bettencourt è la donna più ricca del mondo: con un patrimonio stimato a 25 miliardi di euro, è al nono posto nella classifica mondiale dei Paperoni stabilita da Forbes. Le conseguenze dei guai giudiziari in cui è incappato Sarkozy rischiano di essere pesanti per una destra lacerata dalle divisioni, che sperava di approfittare del crollo della popolarità del presidente socialista Hollande e del suo governo per agevolare il ritorno di Sarkò sulla scena politica.

Due giorni prima avevano provocato l’effetto di una bomba le dimissioni del socialista Jerôme Cahuzac da ministro del Bilancio. Cahuzac si è dimesso dopo che la procura di Parigi aveva reso noto di aver aperto un fascicolo sul caso di un presunto conto corrente segreto detenuto dal ministro, fino al 2010, presso la banca svizzera Ubs. Nell’incarico di ministro del Bilancio gli subentra Bernard Cazeneuve, fino a ieri ministro per gli Affari europei. Il lato ironico della vicenda è che Cahuzac amava presentarsi come una specie di integerrimo, implacabile Robespierre: aveva fatto della lotta all’evasione fiscale il proprio cavallo di battaglia, e nella sua veste di ministro del Bilancio si era appropriato dello slogan che riassume l’ideologia fiscale di Hollande e del governo socialista, «far pagare i ricchi».

I due casi, quello di Cahuzac e quello di Sarkozy, hanno provocato reazioni contrastanti nella classe politica e nell’opinione pubblica. Da un lato ci sono coloro che, a destra come a sinistra, affermano che un indagato, quale che sia la sua posizione politica o sociale, è presunto innocente fino a quando non sia stato condannato da un tribunale. Dall’altro, c’è chi critica i magistrati accusandoli di obbedire a moventi politici e ideologici più che giudiziari. C’è anche un terzo gruppo, forse il più numeroso, che si mostra sensibile alle sirene del populismo, che ascolta sempre più compiacentemente chi denuncia la "casta” e il “sistema” e va ripetendo che i politici sono “tutti marci”. Ci manca solo, per completare il quadro, un emulo transalpino di Beppe Grillo.

L’avviso di garanzia trasmesso a Sarkozy da un giudice istruttore di Bordeaux si riallaccia alle complesse vicende della famiglia Bettencourt, a una storia di soldi e di odio tra madre e figlia. Quest’ultima è riuscita, l’anno scorso, a far mettere sotto tutela la madre Liliane, alla quale rimproverava di aver generosamente distribuito doni e ingenti somme di danaro a diverse persone che avrebbero approfittato della sua debolezza. Fra loro non ‘è soltanto l’ex presidente della Repubblica, ma anche il tesoriere del partito e della campagna elettorale di Sarkozy all’epoca dei fatti, l’ex ministro Eric Woerth. In tutto sono una quindicina le persone indagate e raggiunte da avvisi di garanzia, sempre per lo stesso motivo: circonvenzione dell'«incapace» Liliane Bettencourt. Fra gli inquisiti c’è lo scrittore François-Marie Banier, che fra propriétà immobiliari, oggetti d’arte, danaro in contanti, senza dimenticare un’isoletta dell’arcipelago delle Seychelles, avrebbe spillato all’anziana miliardaria circa un miliardo di euro.

Il giudice che ha notificato a Sarkozy l’avviso di garanzia si chiama Jean-Michel Gentil. Ma a dispetto del suo cognome, ha la fama di essere un magistrato duro e intransigente. In politica le sue simpatie andrebbero piuttosto alla destra, ma non a Sarkozy, al quale rimprovera di aver pensato di voler abolire i giudici istruttori. Contro questo progetto (poi abortito) il magistrato, insieme con decine di colleghi, aveva firmato diverse petizioni. Per questo, e per altri motivi, i partigiani di Sarkozy, in particolare i deputati del partito Ump, contestano la decisione del giudice di spiccare un avviso di garanzia contro l’ex presidente. Henri Guaino, che era stato il consigliere speciale e la “penna” (scriveva i discorsi) di Sarkozy quando questi era presidente, non ha esitato ad affermare che il giudice Gentil «ha disonorato la giustizia».

Sarkozy non è il primo ex presidente a finire nel mirino dei magistrati. Il suo predecessore, il neogollista Jacques Chirac, è stato processato e condannato a due anni di carcere con la condizionale per finanziamenti illeciti al suo partito negli anni Novanta. Ma mentre la carriera politica di Chirac si è conclusa da un pezzo, gli amici e i seguaci di Sarkozy continuano a alimentare le voci su un suo possibile ritorno sulla scena politica in vista delle prossime elezioni presidenziali. D’altra parte, mentre nei sondaggi la popolarità di Hollande è crollata ai minimi storici, quella di Sarkozy è in netto rialzo, come se la maggioranza dei francesi lo rimpiangesse. Ma un procedimento giudiziario, e un’eventuale condanna, potrebbero distruggere le speranze di rivincita dell’ex presidente. Anche perché altre procedure giudiziarie minacciano Sarkozy come altrettante spade di Damocle. I magistrati indagano, fra gli altri, sul caso Balladur (finanziamenti occulti, nel 1995, della campagna elettorale di Balladur per le presidenziali, campagna il cui tesoriere non era altri che Sarkozy) e sui “fondi libici” (Gheddafi avrebbe stanziato 50 milioni di euro per la campagna elettorale di Sarkozy nel 2007).

La sinistra ha finora evitato di esultare davanti ai guai in cui è incappato Sarkò. La discrezione è facile da spiegarsi: i socialisti hanno la coda di paglia in seguito alle dimissioni del ministro Cahuzac. Le dimissioni sono arrivate dopo la notizia dell’apertura di un fascicolo da parte della procura di Parigi. Le ipotesi di reato sono occultamento di frode fiscale e riciclaggio. A incastrare Cahuzac sono state le rivelazioni del sito d’informazione online «Mediapart» diretto da un ex vicedirettore del «Monde», Edwy Plenel. «Mediapart» ha mandato in rete la registrazione di un’intercettazione telefonica nella quale una voce (non ancora identificata con assoluta certezza come quella di Cahuzac, ma accolta come prova dagli inquirenti) parlava di un conto segreto in Svizzera. Nel 2010 il conto presso la filiale di Ginevra dell’Ubs sarebbe stato chiuso e i fondi trasferiti (con un complesso movimento offshore) in un paradiso fiscale più sicuro, Singapore. Cahuzet ha sempre negato le accuse e minacciato di fare causa a «Mediapart» per diffamazione, ma contro di lui c’è anche la testimonianza di un ex agente del fisco, Rémy Garnier, che aveva condotto un’indagine sui conti nascosti all’erario.

A questo punto, l’ultima cosa da fare è accusare la giustizia francese di parzialità. Si può anzi dire che, paradossalmente, la sua imparzialità e la sua indipendenza rispetto alla classe politica sono state ampiamente dimostrate. Nel giro di 48 ore.

Paolo Romani

 



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