L'Ostensione in mondovisione

Sarà una «celebrazione liturgica» l’Ostensione televisiva del 30 marzo, Sabato santo. E andrà in diretta mondovisione. I riflettori di RaiUno si accenderanno davanti al Sacro Telo custodito nel Duomo di Torino durante la trasmissione «A sua immagine» realizzata in collaborazione con la Conferenza episcopale italiana.

Non si conosce ancora l’ora esatta, ma si sa per certo che la preghiera sarà presieduta dall’arcivescovo Cesare Nosiglia, custode della Sindone, che ha confermato «l’intenzione di chiedere a papa Francesco, vista l’attenzione verso la sua terra, un videomessaggio, anche registrato, da trasmettere in occasione dell’Ostensione straordinaria». Esclusa invece l’ipotesi, rimbalzata sui social media nei giorni scorsi, che il Papa possa assistere di persona, perché impegnato nelle celebrazioni della Settimana Santa in San Pietro. In Cattedrale oltre alla troupe televisiva che riprenderà la Sindone ci saranno un numero ristretto di ammalati con i loro accompagnatori e un gruppo di giovani della diocesi in rappresentanza dei ragazzi e delle ragazze che hanno cominciato il cammino del Sinodo.

L’Ostensione televisiva 2013 voluta dal Custode come «appuntamento forte» dell’Anno della fede indetto da Benedetto XVI sarà dunque molto diversa da quella del novembre 1973, unico precedente, indetta dal card. Pellegrino. Oggi l’obiettivo non è più far conoscere il Sacro lino (quarant’anni fa la tv portò nelle case degli italiani, per la prima volta, l’immagine del Sacro Telo esposto per l’occasione a Palazzo Reale), ma riflettere sulla passione e la morte di Cristo, e quindi sul dolore e la sofferenza nel mondo di oggi. In una parola «evangelizzare», anche attraverso i nuovi media. Per la prima volta infatti sarà possibile vedere la Sindone su Ipad, grazie ad una applicazione realizzata da Hal9000 su autorizzazione della Commissione diocesana. Sabato scorso durante il convegno «Rapporti tra la Sindone e la fede» organizzato dalla diocesi al centro congressi del Santo Volto, i giornalisti hanno avuto un’anteprima assoluta della nuova «app» di lettura sindonica.

Don Roberto Gottardo ha mostrato per la prima volta l’immagine ad altissima risoluzione del Sacro Lino disponibile per Ipad e tablet (per ora soltanto della Apple) e nel centro congressi del Santo Volto è calato un silenzio quasi irreale, lo stesso che abbiamo “ascoltato” durante l’Ostensione del 2010. Un silenzio pieno di domande e di autentica meraviglia. Vedere il Telo nella sua interezza e poi anche il Volto della Sindone ingrandendo l’immagine con un semplice tocco dello schermo fino a “leggerne” le trame del tessuto è un’esperienza straordinaria. Come «straordinaria» ha detto don Gottardo è l’immagine del negativo. La «app» consente inoltre di aprire una serie di percorsi (cinque in tutto) per avvicinarsi alla lettura del Telo: basta un tocco per aprire una serie di finestre orizzontali o verticali con la storia, il percorso biblico e artistico. La rivoluzione è copernicana: non sono più i pellegrini a sfilare davanti alla Sindone, ma è lo stesso Telo ad entrare nelle case dei pellegrini, grazie a tablet e cellulari.

Il convegno è stato anche l’occasione per riflettere con il priore di Bose Enzo Bianchi e il presidente della commissione diocesana per la Sindone mons. Ghiberti sul significato di quel Volto che continua a parlare coi suoi silenzi della sofferenza umana e per prepararsi al grande evento. Presenti al Santo Volto molti volontari con la pettorina viola che il 30 offriranno ancora il loro aiuto prezioso per l’accoglienza e il servizio d’ordine, come durante l’Ostensione del 2010, che vide arrivare sotto la Mole due milioni di pellegrini da tutto il mondo.

Enzo Bianchi che è intervenuto con una riflessione su «Gesù servo di Dio affidabile», ha spiegato così quel bisogno «molto umano» di vedere il volto di Dio: «”Signore mostrami il tuo volto” è sempre stata la preghiera dei profeti. Nell’Antico testamento quel Volto è invocato, desiderato, cercato. Per vederlo, però, bisogna aspettare il Nuovo testamento. Sono gli apostoli per primi a raccontare e consegnare alla storia il volto di Gesù di Nazareth. Pilato dirà la cosa più bella di Gesù: “Ecco l’uomo” Dio ci ha consegnato il proprio volto incarnato nel volto di suo Figlio».

Il volto di Dio nessuno lo ha mai visto, ma il volto di Gesù lo hanno raccontato, ha detto il priore di Bose. Poi ha aggiunto: «Sul volto di Gesù gli evangelisti si soffermano in modo particolare due volte: durante la trasfigurazione e durante la passione. E sono due momenti molto intensi. Si passa infatti dallo splendore all’umiliazione, dalla gloria allo svuotamento». Come diceva bene sant’Agostino, che alla domanda, «E’ un Gesù brutto e deforme o un Gesù bello e glorioso?», rispondeva senza esitazione: «Tutte e due le cose. Lo dicono due trombe in modo diverso, ma dicono la stessa cosa».

Ecco, allora, che la Sindone diventa un segno per raccontare il Santo Volto nella passione e nella morte che annunciano la risurrezione. L’Ostensione in mondovisione sarà proprio il sabato santo, quel sabato in cui il corpo del Signore rimane nel sepolcro, custodito dal Telo. E dunque il sabato santo, giorno a-liturgico per la Chiesa, privo cioè di celebrazioni e carico di attese, è il giorno giusto per mostrare l’«icona del sabato santo». Ma è giusto chiamare la Sindone «icona»?, si è chiesto Enzo Bianchi. «Io preferisco definirla “traccia”, parola del Nuovo Testamento che indica il segno lasciato da un uomo, capace di interrogare anche le nuove generazioni. L’icona al contrario è un dipinto».

La Sindone allora «come traccia lasciata da Gesù il sabato santo, diventa la catechesi battesimale di Paolo: l’uomo segue quella traccia per morire e risorgere con Lui. Un volto sofferente che invita tutti gli uomini a cercare il volto di Gesù sul volto dei poveri, dei sofferenti, degli ultimi vittime del potere e dell’ingiustizia». Per la Chiesa torinese la Sindone diventa una «grazia». Ricorda, come ha detto nei primi giorni di pontificato papa Francesco, «che se i cristiani tutti, dai preti ai religiosi ai laici, non stanno sotto la croce, non sono discepoli del Signore».

«La Sindone», ha concluso il priore di Bose, «ci ricorda che Gesù è morto e resuscitato per noi: questa è la fede. Altrimenti la religione diventa un’ideologia nelle mani di militanti, non come dovrebbe essere il cuore del Vangelo che pulsa». Lasciamoci interrogare dalla Sindone, è l’invito sincero di mons. Ghiberti. Solo allora, di fronte al Volto del mistero e della sofferenza, mettendo in gioco la nostra stessa vita, saremo davvero pellegrini in cammino verso la salvezza.

Cristina MAURO



SIR | Avvenire.it | FISC

PRELUM Srl - P.I. 08056990016