In preghiera davanti a Dio

Illustrare con singoli disegni, uno per uno, tutti i 150 Salmi composti nell’arco di un millennio dal XI al II secolo avanti Cristo, assicurando a questo insieme di immagini un'unità di base, senza suddividerli per argomento (salmi di lode, di ringraziamento, di supplica…), come fa la ricerca ermeneutica, ma rintracciando quel filo rosso che li collega interiormente, non è un'impresa facile. Alessandro Nastasio ci è riuscito, dopo anni di lavoro, grazie alla sua familiarità con le Sacre Scritture, superando se stesso, perché i precedenti lavori avevano affrontato temi più narrativi e lo avevano impegnato in un numero minore di tavole.

L’opera a cui rimanda immediatamente questo lavoro sono le cinquantotto xilografie pubblicate in bianco e nero in un volume delle Edizioni Marzorati nel 1969, con cui l’artista milanese ha commentato l’intero Vangelo secondo san Giovanni a partire dal «Prologo» fino alle apparizioni di Gesù risorto. Sono tavole in uno stile espressionista, quasi grezzo, primitivo, con segni molto marcati che evidenziano i gesti dei protagonisti della narrazione. Poi nel 1980 Nastasio dedica una serie di dodici xilografie su linoleum ai dodici capitoletti del «Qohelet», un testo del III secolo a. C., più noto col nome di «Ecclesiaste», che attraverso brevi pensieri lamenta la precarietà e la vanità della condizione umana.

In seguito, nel 2006, passa ad illustrare con ventotto xilografie il libro di Giobbe, un poema che si snoda in un lungo dialogo tra l’uomo giusto sofferente, nel suo corpo, nelle disgrazie della sua famiglia, e Dio, che ha concesso a Satana di tentarlo, ma di risparmiargli la vita. Sono due testi biblici che descrivono il paradosso della condizione umana, che non si può accettare e non si può rifiutare, ma si può trascendere con la fede in Dio. Questo mondo, la vita, con tutta la loro miseria, possono essere comprese solo nella speranza. L’artista illustra gli avvenimenti di questa narrazione senza un ingenuo ottimismo, ma nemmeno con un tragico pessimismo.

Ora si è impegnato a commentare per immagini i Salmi ed in questo testo biblico ha trovato la soluzione dei problemi esistenziali posti dal «Qohelet» e da Giobbe, perché solo accettando la condizione umana e mettendosi in preghiera davanti a Dio si può essere consolati della propria miseria, dovuta al male che l’uomo ha introdotto nel mondo e nella società, e si può essere sicuri che la giustizia finirà per trionfare e il giusto sarà salvo.

L’artista mi ha permesso di leggere gli appunti che nella gestazione dell’opera ha annotato, salmo per salmo, e mi sono accorto che la sua è una lettura globale, che non si limita ad un commento analitico, filologico, anche se rimanda a precisi versetti di ciascun salmo, ma coinvolge richiami multiformi alla storia della letteratura e alla storia dell’arte, e anche alle altre religioni, perché è il mistero dell’uomo, di ogni uomo, in ogni parte del tempo e del mondo si trovi, che i Salmi descrivono e spiegano. La constatazione del male e dell’ingiustizia nel travaglio del «divenire» terreno non è che l’attesa fiduciosa della salvezza che viene dall’«essere» assoluto, che trascende e giudica la storia.

L’immagine che illustra un versetto del salmo 31 «La preghiera nella prova» bene spiega la percezione della nostra precarietà, ma l’orante si rivolge a Dio «perché tu sei il mio rifugio, nelle tua mani affido il mio spirito, liberami Signore, Dio fedele» (versetti 4 e 5). L’artista che nelle sue note ha sottolineato come queste siano anche le ultime parole di Gesù in croce, rappresenta in primissimo piano il volto sofferente dell’uomo ed in alto un paio di mani aperte che sembrano accoglierlo nel grembo dell’eternità. Molto bella l’illustrazione del salmo 63 che commenta il primo versetto «Dio, Dio mio, fin dall’aurora io ti cerco, di te ha sete l’anima mia», in basso il volto dell’orante, in alto la samaritana al pozzo di Giacobbe in colloquio con Gesù.

La preghiera è il filo rosso che attraversa tutte queste 150 immagini. In quest’atto di adorazione viene coinvolta la Natura, perché anch’essa è creatura di Dio nelle rocce delle montagne e negli alberi delle foreste, come negli uccelli del cielo e negli animali sulla terra, creature che vengono rappresentate in molte tavole. La Bibbia però non è idilliaca, sa che nella natura e nell’uomo c’è il male, la violenza e Nastasio costruisce una tavola a commento del versetto 7 del salmo 59 «Ritornano alla sera, abbaiano come cani, e vanno in giro per la città» mettendo al centro della strada un uomo che ulula come un bestia, circondato da tre cani ringhiosi, abilmente disegnati in pose diverse e complementari, mentre in cielo la luna sembra essere indifferente a tanta rabbia.

Ma l’immagine che meglio rappresenta la presa del male sull’uomo è una tavola relativa al salmo 58, dove in primissimo piano un volto umano, visto di profilo, è circondato da un serpente i cui occhi fissano l’uomo, quasi in un “a tu per tu” coinvolgente. L’artista commenta il versetto 5: «Hanno veleno come quello del serpente». Il male non è solo nelle strutture sociali ingiuste, perché male gestite, ma è soprattutto nel cuore dell’uomo, che cede alle lusinghe del serpente.

Nastasio ricorda che anche Gesù all’inizio della sua missione, quando si era ritirato nel deserto della Giudea, è stato tentato da Satana e rintraccia nel salmo 91 il versetto che Satana utilizza nella seconda tentazione: «Perché egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie… perché il tuo piede non inciampi» (versetto 11) e lo illustra con un disegno nel quale Gesù, ritto sull’alto di un monte scosceso, replica ad un piccolo diavolo, le cui ali si sono come essiccate, che sta per cadere mentre, mentre più in basso volteggia un angelo dalle ali maestose.

Il male esiste, bisogna resistere alle sue lusinghe, il male comporta l’ingiustizia e l’uomo perseguitato vorrebbe farsi giustizia da solo, ma il giusto sa che spetta solo a Dio fare giustizia. E’ questo un secondo filo rosso che attraversa i 150 Salmi, intrecciandosi con quello della preghiera, perché la «giustizia» di Dio è la «misericordia» che salva il malfattore, che si pente, pagando per lui le sue colpe. La tavola che illustra il salmo 22 applica a Gesù, l’agnello di Dio, il capro espiatorio, due versetti «Spalancano contro di me le loro fauci, leoni che sbranano e ruggiscono» (versetto 14) «Spartiscono le mie vesti fra di loro» (versetto 19), collegando, in alto, queste immagini all’Agnello dell’Apocalisse con sette corna e la ferita al costato, che è in grado di aprire il libro della vita chiuso dai sette sigilli.

L’artista raccorda i Salmi all’Apocalisse anche nella tavola che illustra il secondo versetto del salmo 86 «Mio Dio salva il tuo servo che spera in te» e coinvolge anche Maria nel travaglio della storia, perché Satana il dragone delle sette teste che vorrebbe divorare il Figlio della Vergine, ma la mano di Dio, lo salva. Noi siamo stati salvati dalle sofferenze di Gesù e dalle lacrime di Maria, ma nell’esperienza cristiana il dolore non è un fine, il fine è l’amore e la gloria della resurrezione. In una tavola che possiamo considera conclusiva di questa breve analisi, Nastasio ha risolto in un unica immagine il Cristo morto e il Cristo risorto, commentando il salmo 66, perché in Lui tutta la storia si ricapitola dall’alfa alla omega, davanti all’orante.

I Salmi sono un universo multiforme e sono l’asse portante delle letture della messa. Infatti in ogni celebrazione sono collocati nell’intervallo tra prima e la seconda lettura, come preghiera comunitaria dei fedeli, che debbono rispondere ai singoli versetti. Questo commento figurato di Nastasio che con abilità evidenza le connessioni tra l’Antico e il Nuovo Testamento, attraverso la bellezza delle immagini disegnate, può aiutarci a conoscerli e ad apprezzarli meglio.

Piero Viotto



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