L'eredità da salvare: l'unità ecclesiale

I cardinali in conclaveUn Conclave, quello che si è aperto martedì 12 marzo, per la prima volta nella storia filmato momento per momento e divulgato in diretta in tutto il mondo in un crescendo di emozione, avvolto nella sacralità e nella spiritualità.

E’ cominciato con la santa messa pro eligendo romano Pontifice nella Basilica vaticana, presieduta dal decano del Collegio cardinalizio, Angelo Sodano, concelebrata dai 115 porporati elettori, e conclusa proprio con la chiusura del grande portone della Cappella Sistina sull’eco della rigorosa intimazione extra omnes, lasciando gli elettori soli con la propria coscienza davanti a una scheda da riempire con un nome, quello del nuovo Papa.

Passo dopo passo i cardinali sono entrati nella Cappella michelangiolesca, che è una Bibbia illustrata, con passo lento e uno dopo l’altro, dichiarando il nome in latino e il cognome, hanno pronunciato il giuramento personale dopo quello collettivo. Erano usciti addetti e spettatori: dignitari pontifici, giornalisti vaticani, medici e monsignori, come Georg Ganswein, che si è allontanato per un po’ da Castel Gandolfo, dove il Papa emerito Benedetto XVI seguiva in silenzio e in preghiera le fasi del Conclave. E dopo poche ore il comignolo ha sprigionato un denso fumo nero. Come previsto. La prima votazione è andata a vuoto. La gente se ne è andata con gli ombrelli aperti. Forse un po’ delusa. Ma nelle prossime ore sarà ancora qui e spererà in un tempo migliore. In tutti i sensi. Meteorologico e spirituale. E’ certo che i cardinali troveranno quello che in termini politici viene definito accordo, in senso spirituale è ispirazione e illuminazione dall’Alto.

A fine mattinata nella messa il cardinale Angelo Sodano, decano ma non elettore, ha tracciato l’identikit del nuovo Papa, quei tratti, quelle caratteristiche, quelle virtù che fanno di lui quel Pastore che il mondo attende, non senza un passaggio che è l’indicazione di un modello, un riferimento: Benedetto XVI, «amato e venerato» per il suo «Pontificato luminoso». E nella Basilica gremita i cardinali, le autorità e il popolo non sono riusciti ad astenersi da un lungo, caldissimo applauso. Sodano ha richiamato tutti a riflettere sull’«ora importante della storia della Santa Chiesa di Cristo» e per questo «vogliamo implorare dal Signore che attraverso la sollecitudine pastorale dei Padri cardinali voglia presto concedere un altro Buon Pastore alla sua Santa Chiesa». E ha delineato, sulla scorta delle Sacre Scritture, gli elementi fondamentali che caratterizzano la missione dei Successori di Pietro. Al primo posto è l’amore, realizzato in Gesù «venuto al mondo per rendere presente l’amore del Padre verso gli uomini. È un amore che si fa particolarmente notare nel contatto con la sofferenza, l’ingiustizia, la povertà, con tutte le fragilità dell’uomo, sia fisiche che morali». Amore che nel linguaggio biblico viene denominato «misericordia».

Questa missione di misericordia è stata affidata da Cristo ai Pastori della sua Chiesa. Impegna ogni sacerdote e vescovo, ma impegna ancor più il Vescovo di Roma, Pastore della Chiesa universale. Quest’amore spinge i Pastori della Chiesa a svolgere la loro missione di servizio agli uomini d’ogni tempo, dal servizio caritativo più immediato fino al servizio più alto, quello di offrire agli uomini la luce del Vangelo e la forza della grazia. La seconda caratteristica è «l’unità ecclesiale» per la quale san Paolo ha fatto «un forte appello», spiegando che «nell’unità della Chiesa esiste una diversità di doni, secondo la multiforme grazia di Cristo, ma questa diversità è in funzione dell’edificazione dell’unico corpo di Cristo: è lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo». Sodano ha aggiunto: «È proprio per l’unità del suo Corpo mistico che Cristo ha poi inviato il suo Santo Spirito e allo stesso tempo ha stabilito i suoi apostoli, fra cui primeggia Pietro come il fondamento visibile dell’unità della Chiesa».

San Paolo, precisa ancora Sodano con riferimento più che evidente alle divisioni di cui tanto si è parlato, «ci insegna che anche tutti noi dobbiamo collaborare a edificare l’unità della Chiesa», poiché per realizzarla è necessaria «la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro». Tutti noi, dunque, siamo chiamati a cooperare con il Successore di Pietro, «fondamento visibile di tale unità ecclesiale». Infine il Decano delinea specificamente la missione del Papa, richiamando il Vangelo dell’ultima Cena quando Gesù dice agli apostoli «questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati».

L’atteggiamento fondamentale dei Pastori della Chiesa è l’amore, «quell’amore che ci spinge ad offrire la propria vita per i fratelli». Ci dice, infatti, Gesù: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». Questo vale soprattutto per il Successore di Pietro, Pastore della Chiesa universale. Perché quanto più alto e più universale è l’ufficio pastorale, tanto più grande deve essere la carità del Pastore. Per questo nel cuore di ogni Successore di Pietro sono sempre risuonate le parole che il Divino Maestro rivolse un giorno all’umile pescatore di Galilea. Le ripete in latino, Sodano, perché chi sa di latino capisca: Diligis me plus his? Pasce agnos meos… pasce oves meas («Mi ami più di costoro? Pasci i miei agnelli… pasci le mie pecorelle»).

Nel solco di questo servizio d’amore verso la Chiesa e verso l’umanità intera, gli ultimi Pontefici sono stati artefici di tante iniziative benefiche anche verso i popoli e la comunità internazionale, promuovendo senza sosta la giustizia e la pace. Preghiamo perché il futuro Papa possa continuare quest’incessante opera a livello mondiale. Del resto, questo servizio di carità fa parte della natura intima della Chiesa. L’ha ricordato papa Benedetto XVI dicendoci: «Anche il servizio della carità è una dimensione costitutiva della missione della Chiesa ed è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza». È una missione di carità che è propria della Chiesa, e in modo particolare è propria della Chiesa di Roma, che, secondo la bella espressione di S. Ignazio d’Antiochia, è la Chiesa che «presiede alla carità». «Miei fratelli», ha concluso Sodano, «preghiamo perché il Signore ci conceda un Pontefice che svolga con cuore generoso tale nobile missione. Glielo chiediamo per intercessione di Maria Santissima, Regina degli Apostoli, e di tutti i Martiri e i Santi che nel corso dei secoli hanno reso gloriosa questa Chiesa di Roma».

Antonio Sassone



SIR | Avvenire.it | FISC

PRELUM Srl - P.I. 08056990016