Di nuovo alle urne? Una follia

Per la prima volta nella storia repubblicana, le elezioni non hanno fatto emergere una chiara maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Per far lumi su un quadro politico complesso e nebuloso come non mai, abbiamo voluto sentire la voce del politologo Gianfranco Pasquino, autore di un recente libro, «Finale di partita» (Università Bocconi Editore), che pare un po’ l'anticipo di quanto sta accadendo in questi giorni.

Prof. Pasquino, come valuta l'andamento delle elezioni?

Non c'è dubbio che il vincitore di queste elezioni sia Beppe Grillo, con un risultato largamente superiore alle aspettative. Poi c'è Berlusconi, che ha resuscitato un partito moribondo, giungendo quasi a eguagliare il Pd, grande favorito nei pronostici. Il centro-sinistra ottiene una vittoria dimezzata, infatti a fronte della vasta maggioranza alla Camera non riesce a conquistare il Senato. Monti, infine, esce da una brutta campagna elettorale, nella quale non è stato capace di battere la demagogia imperante.

Cosa si può dire del successo del movimento di Beppe Grillo?

Grillo da anni sta facendo politica sia con strumenti sofisticati come la rete sia con mezzi tradizionali come i comizi in piazza. Egli si pone come organizzatore politico e in questo ruolo ha saputo motivare gente che altrimenti si sarebbe estraniata dalla contesa elettorale. Il voto al Movimento cinque stelle deriva in buona parte da un recupero dell'astensionismo. Adesso entrano in Parlamento persone lontane dalla politica classica, una platea che è un po' lo spaccato del Paese, fatto di mille mestieri e professioni, tranne appunto il professionismo politico. I grillini sono gente che ha preso sul serio l'idea di cambiare la politica. Persone probabilmente inesperte, ma assai motivate, mosse dalla volontà di imparare, svolgendo diligentemente il proprio compito. Di certo portano avanti una battaglia contro la casta che non solo è totalmente condivisibile, ma che è apprezzata ben oltre i confini del loro movimento. Questioni che la classe politica avrebbe dovuto risolvere nell'anno di governo tecnico e che invece ha mostrato di trascurare.

I grillini non hanno mai partecipato a dibattiti. E' normale, in una democrazia?

E' una scelta di Grillo, e siccome era lui a dettare l'agenda ai suoi, tutti si sono adattati. Adesso che vi è una rappresentanza parlamentare le cose cambiano, perchè sarà difficile evitare qualsiasi confronto.

Che idea si è fatto del recupero del Pdl?

Intanto è un recupero sui generis poichè ha pur sempre lasciato sul campo sei milioni di elettori. Certo, rispetto alla devastante situazione del Pdl dei mesi scorsi Berlusconi è riuscito a rimettere insieme i cocci con un'eccellente campagna elettorale. Del resto, ormai lo sappiamo, il Cavaliere dà il meglio di sé proprio nelle contese elettorali e anche questa volta non si è smentito con una campagna aggressiva, capace di suscitare l'attenzione della gente con il solito tema della riduzione delle tasse. Onestamente mi pare però più il successo personale di Berlusconi che non quello di un progetto politico.

Pd: meglio con Renzi, oppure cos'altro?

Sono cose dette col senno di poi e dunque non verificabili. Certo il Pd ha impostato male la propria campagna elettorale, beandosi eccessivamente del vantaggio iniziale di cui parlavano i sondaggi che, peraltro, sono sempre da prendere con le molle.

Quali adesso le possibili vie di uscita?

Scarterei un'alleanza di Grillo con il Pdl poiché nel programma del Movimento cinque stelle ci sono cose, come il conflitto di interessi, che sono indigeribili per la compagine berlusconiana. Oltretutto almeno due terzi dell'elettorato e forse anche degli eletti sono più vicini al centro-sinistra e dunque sarà forse in questa direzione che vedremo muoversi i grillini. Si parla anche di un governo a guida Cinque stelle e, sulla carta, considerato che si tratta del primo partito italiano, non ci vedo nulla di strano. In ogni caso spero che in tutti prevalga un minimo di senso dello Stato e si metta davanti l'interesse del Paese rispetto a qualsiasi altra considerazione di parte. L'ipotesi più gettonata pare quella di un governo Pd, che però deve avere almeno un voto di fiducia al Senato. E' anche possibile un governo guidato da un esponente diverso da Bersani; magari Renzi, visto che il premier non deve essere obbligatoriamente un parlamentare. O ancora la candidatura di un tecnico di area Pd come Fabrizio Barca, uno dei più apprezzati ministri montiani. Tutto ciò senza scartare un Monti-bis.

Monti nuovamente in sella?

Al di là della sconfitta elettorale, Monti gode di una credibilità internazionale che fa difetto a molti. Su di lui potrebbero convergere i voti di Pd e dei grillini, per fare quelle cose che il Pdl impediva di fare al precedente governo. E' chiaro che un ritorno del Professore a Palazzo Chigi dovrebbe essere accompagnato da un rinnovamento della compagine governativa, con innesti di personalità politiche e non soltanto di tecnici.

Cosa immagina per le presidenze di Montecitorio e Palazzo Madama?

Il Pd non ha i numeri per fare il pieno di tutte le cariche e in ogni caso nella congiuntura attuale risulta più saggio aprire alle altre forze politiche. Alla Camera, visto che è il primo partito, potrebbe toccare al Movimento cinque stelle esprimere il presidente. Riguardo al Pdl, per il Senato temo potrebbero sorgere maggiori problemi. Di certo servono candidature autorevoli che sappiano unire e non dividere.

E per il Quirinale?

Qui mi pare logica una candidatura proveniente dal centro-sinistra o che, comunque, questo schieramento senta in qualche modo come propria. Circolano alcun nomi, si parla di portare una donna sul Colle. Difficile fare previsioni. Certo vale, in maniera ancora più rafforzata, quanto detto per le Camere. Si tratta di individuare un candidato di larga convergenza e ritenuto super partes, rispetto alla battaglia politica in corso. Sarà utile vedere chi accederà a Montecitorio e a Palazzo Madama, perchè spesso quelle sedi si sono rivelate il miglior trampolino per il Quirinale.

Modifica della legge elettorale: primo punto del prossimo governo?

Di sicuro. E' più che mai impellente cambiare il Porcellum e forse sarebbe stato un bene accettare lo scambio proposto a suo tempo dal Pdl.

Ovvero?

Via libera ad un maggioritario a doppio turno, insieme all'elezione diretta del presidente della Repubblica. In pratica il modello francese, che, a ben vedere, funziona egregiamente, consentendo l'alternanza tra schieramenti politici diversi e la nascita, immediatamente dopo le elezioni, di maggioranze stabili e coese per l'intera legislatura. Anche l'Italia ha bisogno di condizioni similari perchè le sfide economiche, sociali e finanziarie che abbiamo davanti necessitano di governi forti e duraturi.

In definitiva, come vede i prossimi mesi?

Penso che chiunque avrà le redini del governo dovrà porre la questione dei costi della politica, riducendo le indennità, diminuendo i finanziamenti ai partiti e dimezzando i parlamentari. Su questi temi Grillo sarà intransigente e del resto sono questioni che interessano tutti quanti. Poi bisognerà far ripartire l'economia, creando posti di lavoro e qui le ricette grilline mi paiono poco adatte alla bisogna. Penso alla cosiddetta “decrescita felice” che è uno dei punti del loro programma e che mal si concilia con la creazione di nuova occupazione. Solo lo sviluppo può infatti portare lavoro, soprattutto per i giovani il cui futuro, altrimenti, sarà davvero a tinte fosche. Importante sarà che l'azione del prossimo governo sia improntata ad una forte presenza sulla scena europea perchè la chiave della nostra ripresa economica non sta solo entro i nostri confini, ma si situa su scala sovranazionale.

E' pensabile un'agenda Pd-Cinque stelle?

E' chiaro che sulle scelte di politica economica vi è una certa distanza tra Pd e Cinque stelle. Credo però che la politica sia fatta per trovare delle intese. Servirà un dialogo continuo, che sarà anche faticoso ma che penso possa portare a qualche risultato. Tra un industrialismo che trascura l'ambiente e la “decrescita felice” vi è lo spazio per una terza via, di cui occorre definire i contenuti. Sono peraltro convinto che su questa terza via il pensiero cattolico abbia molto da dire.

E se invece ogni sforzo fosse vano e si tornasse al voto?

E' una prospettiva da non prendere in considerazione. Oltretutto sarebbe una vera follia tornare alle urne con l'attuale legge elettorale. Saremmo al “tanto peggio tanto meglio” che condurrebbe il Paese nel baratro e credo che nessuno voglia arrivare a questo punto, perchè alla fine a rimetterci saremmo davvero tutti quanti.

Aldo Novellini



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