Caso Italia: i tedeschi si frenano

Sempre complicato ma intenso il rapporto tra Italia e Germania, e tra italiani e tedeschi, che non è sempre la stessa cosa. Il risultato delle nostre ultime elezioni ha stupito e preoccupato i tedeschi.

Qualche loro commento non è stato gradito, forse era anche inopportuno, ma ci dimentichiamo troppo in fretta che da mesi li accusiamo, più a torto che a ragione, di tutti i nostri guai. E Angela Merkel è stata trascinata suo malgrado nella campagna elettorale, insultata, accusata di voler conquistare noi e l’Europa come Hitler. La Repubblica federale come il IV Reich. A provocare la nuova piccola crisi tra i nostri due Paesi è stato da Peer Steinbrueck, 64 anni, lo sfidante socialdemocratico della Cancelleria alle elezioni del prossimo settembre. «Sono disgustato», aveva detto la scorsa settimana il leader socialdemocratico, «in Italia hanno vinto un clown e un pagliaccio». Napolitano aveva immediatamente annullato l’invito a Steinbrueck per una cena all’Hotel Adlon. Ed egli, in una telefonata al nostro Capo dello Stato, aveva assicurato che non era sua intenzione offendere il nostro Paese, ma non è bastato. 

Tutti i telegiornali hanno aperto sul «nein» del presidente Napolitano. E il rifiuto di incontrare Steinbrueck è stata la prima notizia dei principali quotidiani nell’edizione on line. Sono centinaia gli interventi dei lettori, che per due terzi danno ragione al loro Peer, mentre gli altri non approvano in tutto o in parte le sue parole. Lo sfidante della Merkel non è molto amato, neanche dai suoi (oltre la metà degli elettori socialdemocratici confessa di preferire Frau Angela), e criticato per le sue dichiarazioni spesso fuori posto.

Ma il caso Italia, come sempre, appassiona i tedeschi. E dimostrano di essere informati. Il 46 per cento ritiene che Beppe Grillo non sia un clown, e neanche Berlusconi, anche se non hanno una buona opinione del leader del Popolo della libertà. Il 56 per cento ritiene che Steinbrueck dovrebbe scusarsi almeno con gli italiani, e il 72 per cento ritiene che un politico che voglia diventare Cancelliere non dovrebbe mettere a rischio i rapporti con Paesi amici.

La popolare «Bild Zeitung», 13 milioni di lettori, intitola in italiano «Pizza quattro stagnazioni», e il columnist Nikolaus Blome si dilunga sul «viso gonfio di Berlusconi, un clown così potente da poter bloccare tutte le leggi importanti per il Paese». In quanto a Grillo, è un altro clown che «dice no a tutti». Il comico generose è molto noto, e non da ieri, in Germania. Anni fa scrisse una lettera aperta alla «Zeit», il settimanale più intellettuale, implorando la Merkel di conquistarci «per il nostro bene». Il leader del Movimento 5 stelle non parla con i giornalisti italiani (sempre pronti a manipolare le sue parole, almeno a suo giudizio), ma ha rilasciato un’intervista alla «Bild am Sonntag» assicurando di non essere antieuropeo, ma di desiderare una Comunità non guidata solo dai finanzieri. «E Steinbrueck è un cafone», ha concluso. Ha parlato anche con Petra Renzi, corrispondente del settimanale «Focus». E le sue dichiarazioni sono state subito riportate dai nostri quotidiani in modo inesatto, tanto che è dovuta intervenire la corrispondente tedesca da Roma per protestare contro la traduzione approssimativa del suo testo. La lingua che si parla a Berlino è proprio così difficile?

Il ministro delle Finanze, Wolfgang Shaueble, ha criticato Steinbrueck, ma si è detto anche preoccupato del contagio italiano. Appena l’anno scorso i Piraten, considerati i grillini teutonici, avevano raggiunto il 13 per cento a livello nazionale, ed erano entrati nel municipio di Berlino. Oggi sono crollati al 3 per cento, e non dovrebbero entrare al Bundestag. Ma i giovani corsari guadagnavano voti sfruttando la noia dei tedeschi, costretti a scegliere tra una destra e una sinistra quasi identiche, mentre Grillo sfrutta la wut, la rabbia contro la casta, come spiega con un’analisi meno superficiale la «Frankfurter Allgemeine». Il quotidiano, uno dei più seri d’Europa, dedica al «clown» italiano un lungo articolo di fondo intitolato «Grillokratie». E anche la «Sueddeutsche Zeitung», e «Die Welt» (il quotidiano più vicino a Frau Merkel), cercano di spiegare la situazione italiana, invece di limitarsi a facili battute.

Giorgio Napolitano ha visto la Cancelliera e l’ha rassicurata: Il nostro Paese alla deriva, dopo i risultati che hanno stupito tutti, e anche spaventato l’Europa? Il Presidente della Repubblica ha garantito che l’Italia manterrà i suoi impegni europei, che non cambierà rotta. «L’ Italia non è allo sbando, e la democrazia tiene». I rapporti tra la Merkel e Napolitano sono ottimi e risalgono al 2005. Al momento più grave della crisi, alla fine del 2011, lei si rivolse direttamente al nostro presidente, scavalcando il premier Berlusconi. Forse violando le regole, ma la signora era preoccupata.

Quel che conta alla fine, lo ha ribadito lei stessa: «Ho fiducia nei partiti italiani. L’Italia andrà avanti, ne sono convinta». Frau Angela non cede alla tentazione di un facile giudizio sul voto italiano. In Germania, i commenti di Steinbrueck non sono stati condivisi neanche dai suoi compagni di partito, a parte alcuni suoi fedelissimi. Il ministro per i problemi europei, il socialdemocratico Volker Wissing, ha commentato: «Gli taliani hanno espresso democraticamente la loro volontà, non dobbiamo intrometterci, né avere dei dubbi». E Ulla Burchardt, deputata dell’Spd, il partito di Steinbrueck, si è dissociata dalle parole del suo capo: «Non sono giudizi che si possono condividere».

«Peerberluskoni», così è stato chiamato dai liberali. Le sue parole lo squalificano all’estero. Lo sfidante socialdemocratico dimostra di non essere in grado di sostenere il ruolo di Cancelliere: «Ci esporrebbe a una crisi continua». Bisogna comprendere la mentalità tedesca. I normali cittadini, magari, condividono i suoi giudizi su Berlusconi, un politico che in Germania non avrebbe seguito, ma quel che è concesso dichiarare a un cittadino normale è vietato per un politico di professione, E dunque con i suoi commenti incontrollati, Steinbrueck si sarebbe messo sullo stesso livello di Berlusconi. In quanto a Grillo, nel colloquio a quattr’occhi, la Merkel e Napolitano si sarebbero trovati d’accordo sulla valutazione del fenomeno: in Grecia avanzano i neonazisti di «Alba Dorata», nel nostro Paese gli italiani hanno votato democraticamente per un movimento che rimane democratico, ed esprime il malcontento dei giovani senza futuro verso un apparato di vecchi politici che appare non in grado di dare delle risposte.

Roberto Giardina

 



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