Fede, denaro e bene comune

La fede? «Un modo di essere di fronte al mondo. Davanti alla meraviglia del Creato non si può non credere, bisognerebbe tapparsi gli occhi, bisognerebbe vivere al rovescio…». Il denaro? «Uno strumento. Anche se per molti è diventato un idolo». Quali esempi di fede per l’uomo di oggi? «Padre Massimiliano Kolbe, Edith Stein e Etty Hillesum: hanno donato la propria vita al Signore, testimoniando la forza imbattibile della fede e la speranza nel genere umano, nonostante tutto».

A fare il punto su fede, carità e denaro ai tempi della crisi suor Giuliana Galli, una vita dedicata alla Piccola casa della Divina Provvidenza come coordinatrice del volontariato femminile, prima suora chiamata alla vicepresidenza di una fondazione bancaria, la Compagnia di San Paolo, e oggi consigliera, intervenuta mercoledì scorso all’incontro «La luce della fede e il fascino opaco del denaro» organizzato dall’Ucid di Torino nell’ambito del ciclo «L’impegno sociale della Chiesa torinese». L’associazione, nata sotto la Mole nel 1947, è attiva nel tessuto sociale dell’impresa, del management e dei professionisti per approfondire e applicare i principi della Dottrina sociale della Chiesa. Come ha spiegato in apertura dell’incontro il presidente Riccardo Ghidella: «La Chiesa detta degli indirizzi, penso alla Caritas in veritate di Benedetto XVI, sta poi a ciascuno di noi, nel quotidiano, declinare la dottrina in azioni concrete». 

Ecco allora spiegato il titolo dell’incontro che cerca di coniugare il diavolo («il denaro») con l’acqua santa («la fede»). Agli imprenditori cattolici impegnati ogni giorno sul campo per costruire attraverso il lavoro il bene comune, suor Giuliana Galli chiede di essere dei «testimoni». «Il Figlio di Dio ha camminato nella storia e ci ha lasciato tanti insegnamenti. Primo fra tutti, che la fede è azione. Insegnamenti che giungono fino a noi attraverso molti esempi». E ne ricorda tre: padre Massimiliano Kolbe, Edith Stein, Etty Hillesum. «Padre Kolbe», racconta suor Giuliana Galli, «frate francescano polacco, rinchiuso nel campo di concentramento di Auschwitz, offrì la propria vita per salvare quella di un padre di famiglia. All’ufficiale medico delle Ss che gli fece l’iniezione finale, il 14 agosto 1941, disse: “Lei non ha capito nulla della vita. Solo l’amore crea”. Anche Edit Stein, ebrea, una vita dedicata alla ricerca della verità, convertita al cattolicesimo, trovò la morte nel lager: mistica e martire. E la scrittrice olandese di origini ebraiche Etty Hillesum che decise di condividere la sorte del suo popolo e fu deportata ad Auschwitz. Nel suo Diario pubblicato postumo scrisse: “Ho spezzato il mio corpo e l’ho consegnato boccone per boccone. Si vorrebbe essere un balsamo per tutte le ferite”».

Tre storie di uomini e donne che hanno gridato col martirio le ragioni di Dio e dell’uomo nell’immane vergogna della Shoah. Oggi si combatte contro un Male diverso, una crisi finanziaria ed economica seconda solo alla Grande depressione del 1929 che ha investito tutto l’Occidente. Una crisi che ha messo a nudo un sistema malato che pensava di poter crescere a debito. «La crisi», ha detto suor Giuliana, «ci ha insegnato che il denaro è un cassetto senza contenuto. Lo abbiamo imparato a nostre spese: quando il denaro non dorme mai, genera mostri». Scriveva Sofocle nell’«Antigone»: «Nulla ha un potere così forte e largo come il denaro». Suor Giuliana preferisce parlare di «dominio» al posto di «potere», e ricorda le parole di sant’Ambrogio, vescovo di Milano: «Se vedete ricchi cattivi, ricordate che non sono le ricchezze ad essere cattive, ma i ricchi. Mettete infatti le ricchezze in mano ai giusti e faranno del bene». Morale: bisogna esercitare il potere, cioè il dominio, con serietà e giustizia. E allora, solo allora, servirà per costruire il bene comune.

Lo stesso Gesù nel Vangelo parla di ricchezze e lo fa sempre in rapporto a qualcosa o a qualcuno. Non è mai ostentazione. Arriva addirittura a premiare l’intraprendenza, come nella parabola dei Talenti. Cosa compete allora agli imprenditori cattolici? Avverte suor Giuliana: «Diffidate sempre da chi vi racconta che il mercato “si controlla da solo”. Non è vero, ci vogliono delle regole. Il denaro può essere un buon strumento, ma deve essere usato bene. Non deve mai essere fine a se stesso». Stesso discorso per la politica. «La politica deve tornare al servizio del bene comune. Chi fa politica deve imparare a memoria la Costituzione, almeno i primi 12 articoli. E aver rispetto delle istituzioni».

Cristina MAURO



SIR | Avvenire.it | FISC

PRELUM Srl - P.I. 08056990016