Invito ai cattolici sperare in Monti

«L'alleanza tra Lista civica per Monti, Udc e Fli intende riformare l'Italia portando avanti l’agenda Monti e costruire una grande forza politica collegata al Partito popolare europeo. Sono convinto che queste elezioni dimostreranno che questo nuovo soggetto è necessario al Paese».

A spiegare significato ed obiettivi del nuovo polo centrista è Marco Calgaro parlamentare e candidato Udc alla Camera. «Del resto», prosegue, «se vince il centro-destra targato Berlusconi prevale una concezione populista in stile sudamericano che ci porterà ben presto ai margini dell’Europa col rischio di venire evitati dagli investitori stranieri. Se ad affermarsi è invece il centro-sinistra targato Bersani-Vendola-Cgil, perché questo è il nucleo duro di quel polo, l'Italia resterà immobile, i garantiti continueranno ad essere garantiti e i giovani e i precari rimarranno nelle condizioni attuali con un lento ma inarrestabile declino. Monti è dunque la vera speranza di cambiamento, dispone di un'indiscussa credibilità ed è pronto a guidare l'Italia verso la crescita, le riforme ed un futuro migliore per i nostri figli».

Ritiene che questa alleanza guidata da Monti possa, in qualche modo, diventare lo spazio politico del mondo cattolico?

Come lei sa, perché ho avuto più volte modo di dirlo su questo giornale, ritengo un grave errore da parte del mondo cattolico avere teorizzato la dispersione all’interno di tutti i partiti. Questa scelta ci ha resi insignificanti, almeno per quanto attiene la capacità di proporre un nostro progetto di società basato sulla Dottrina sociale della Chiesa in antitesi alle logiche di un mondo globalizzato, scristianizzato e proprio per questo sempre più disumano. Detto questo penso che il polo di centro, che va costruendosi intorno alla leadership di Monti e alla sua Agenda, sia una casa politica accogliente per i cattolici, che probabilmente ne costituiranno la maggioranza e potranno quindi influenzarne marcatamente la elaborazione culturale e le proposte politiche.

Al Senato lista unica con Monti, alla Camera più liste, per così dire, centriste. Quale è il senso di questa differenziazione?

La disponibilità di Monti a guidare uno schieramento poteva essere sondata solo dopo la caduta del governo di grande coalizione da lui presieduto, e i tempi per organizzarsi sono stati strettissimi. Io ero tra quelli convinti che fosse preferibile fornire un'immagine di grande novità costruendo una lista unica, ma ha prevalso un’altra posizione, che ha comunque una sua ragion d’essere. In ogni modo ci presentiamo come una coalizione, ma con un impegno già scritto a formare un gruppo unico sia alla Camera che al Senato. Da qui si partirà con un'elaborazione culturale più approfondita che ci consentirà di costruire un unico grande soggetto politico.

Scorrendo le liste, un po' in tutti i partiti si notano molti candidati “paracadutati”...

Non è un mistero che io sia un convinto sostenitore di una politica in strettissimo legame con il territorio, meglio se supportata da un'esperienza pregressa di amministrazione locale. Chi pensa che il rinnovamento della politica passi da candidati “paracadutati” su un territorio cui non appartengono andrà incontro a gravi disillusioni. La politica si rinnova solo se gli elettori possono scegliere i loro deputati e discernere chi ha fatto bene il suo dovere da chi non l’ha fatto.

Un anno di governo con Pd e Pdl. Quale è la sua valutazione?

In questo anno si sono fatte molte cose per salvare il Paese dal baratro e su questo c’è stato un concorde impegno da parte di tutte le forze della maggioranza. Le cose sono nettamente peggiorate quando, cercando di portare avanti riforme che potessero fare ripartire il Paese, in temi cruciali come il funzionamento della giustizia, il mercato del lavoro, l'abolizione delle Province o le liberalizzazioni, ci si è trovati di fronte ad una serie di “frenate” di Pd e Pdl che hanno reso meno efficace la seconda parte del lavoro di Monti. Paradossalmente, però, proprio questo impasse provocato dai due soci principali della maggioranza si è rivelato lo stimolo decisivo che ha convinto il Professore a “salire in politica”. E' peraltro davvero ridicolo vedere come ultimamente Pd e Pdl si comportino come se non avessero mai fatto parte del governo Monti e non ne avessero mai votato i provvedimenti.

Agenda Monti. Tutto bene o invece c'è qualcosa da correggere?

Condivido in toto le cose già scritte sull’Agenda, ma stiamo lavorando ad una più precisa e puntuale definizione del programma. Noi come Udc ci faremo garanti del rispetto di alcune priorità: una graduale ma piena introduzione del fattore famiglia; il completamento della riforma del lavoro con l’introduzione del reddito minimo di cittadinanza; una maggiore elasticità in entrata e uscita nel mercato del lavoro; un riassetto delle agenzie di riqualificazione professionale; la soluzione definitiva del problema del credito bancario e dei debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni verso le aziende medio-piccole, che sono la vera ossatura del nostro Paese. E’ chiaro che su ciascuno di questi temi il problema principale è il reperimento della copertura economica e su questo stiamo lavorando.

Cosa avete in mente, come Udc, per la famiglia?

Le famiglie sono state, in questi anni di crisi, il principale ammortizzatore sociale, ma svolgendo questo compito si sono sfiancate e non ce la fanno più. Troppe famiglie sono povere o sulla soglia della povertà. Per questo che l’Udc propone un sostegno sotto diversi punti di vista. Il primo è quello fiscale; l'assetto tributario deve basarsi sul fattore famiglia, da introdursi nella nostra legislazione anche con gradualità, e che prevede un'imposizione fondata sui carichi familiari (figli, anziani e disabili a carico) e non sui redditi individuali. Il secondo è quello dei servizi che consentano alla donna di lavorare anche se è madre, oppure di essere sostenuta proprio perché sceglie di essere madre, perché il rischio che corriamo oggi è quello di veder considerato di serie B l’impegno materno. E dunque puntiamo a disporre di più asili nido, di agevolazioni per il part-time e di orari flessibili a favore della famiglia. Il terzo, ma a mio avviso il più importante, è il supporto culturale alla famiglia, cioè l’impegno a vedere conservata la definizione naturale e costituzionale di famiglia come quella formata da un uomo e una donna sposati che, proprio in virtù di questa loro scelta pubblica di stabilità e di servizio alla società, debbono essere specificamente riconosciuti e aiutati con quelle politiche di sostegno previste dalla Costituzione e mai attuate.

Fiscalità, quale assetto immaginate?

Intanto occorre, come dicevo prima, passare da una fiscalità basata sull’individuo ad una basata sulla famiglia. Deve poi diminuire il cuneo fiscale favorendo quelle imprese che assumono giovani a tempo indeterminato e che fanno innovazione. Naturalmente per riuscire a fare questo è indispensabile una lotta senza tregua all’evasione, che in Italia è la prima causa di una pressione fiscale tanto elevata. E' peraltro indispensabile un salto culturale, ovvero che ciascuno di noi capisca che chi evade è come se rubasse ai più poveri, perché li depaupera di servizi essenziali.

Qualora il voto del 25 febbraio indichi la necessità di un governo di coalizione, cosa farete?

Noi stiamo correndo per vincere; il nostro non è però un progetto incentrato sulla mera contesa elettorale, bensì volto alla costruzione di un soggetto politico riformatore, alternativo a Pd e Pdl e ispirato al popolarismo europeo. Fatte salve, e con estrema nettezza, queste premesse, daremo la disponibilità al presidente Napolitano a ragionare sul futuro del Paese e quindi su di un governo compatibile con le nostre priorità.

Aldo Novellini



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