Per i cattolici nelle liste rischio di insignificanza

Con il deposito dei simboli dei partiti e delle liste dei candidati la campagna elettorale è entrata nel vivo. Anche questa volta i cattolici viaggiano divisi: sono presenti nel centro-destra, nel centro-sinistra e nelle formazioni di centro; presenti ovunque, si spera, almeno, non insignificanti dappertutto.

Questa è la realtà, che piaccia o meno, e da essa bisogna partire se si vuol riflettere sul contributo che essi potranno offrire al futuro del Paese. «Cattolici in lista, determinati a incidere», ha scritto «Avvenire», il quotidiano dei vescovi italiani. Ma già nelle prime righe Angelo Picariello avverte che «a un primo esame delle liste dei partiti, ufficializzate lunedì, emergono luci e ombre e il rischio “fiore all’occhiello” c’è, da verificare alla prova dei fatti». Rincalza il direttore del quotidiano, Marco Tarquinio, intervistato dal «Corriere della sera»: «Sarà importante leggere bene i programmi, che però, come in passato, possono rivelarsi specchietti per le allodole, e soprattutto cogliere la qualità delle liste proposte agli elettori: Neanche questa volta, purtroppo, possiamo votare direttamente i nostri candidati, ma possiamo almeno valutare chi c’è, che cosa pensa sulle questioni-chiave e come è collocato in lista. Le idee, si sa, camminano con le gambe degli uomini e delle donne».

Gli incontri, a Todi, delle associazioni cattoliche del mondo del lavoro avevano suscitato qualche aspettativa e ci si attendeva quantomeno una proposta unitaria, invece la maniera in cui si è chiusa l’esperienza, rende assai chiara la frammentazione del mondo cattolico. «Ci sarà qualche candidato qua e là, senza nessun progetto comune e soprattutto senza nessuna possibilità di incidere. I cattolici saranno condannati a essere irrilevanti», aveva detto lapidario al «Corriere della sera» Natale Forlani che del Forum di Todi era il portavoce, e si era domandato: «Vede nei programmi elettorali descritte le priorità dei cattolici a cominciare dal sostegno al lavoro di cura delle famiglie, e dalla proposta di detassazione dei servizi alla persona?».

Quelle indicate da Forlani non sono materie di poco conto. Esse, infatti, innervano i temi a cui la Chiesa non intende rinunciare. E’ stato esplicito, sabato scorso, a Genova, il cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana. «La Chiesa», ha detto, si schiera con quei valori fondamentali che fanno l’umano e che una società distratta e a volte un po’ ideologizzata come la nostra sembra o dimenticare o non considerare come fondativi perché è impossibile pensare ad uno stato sociale efficace, ad una riforma dello Stato, ad una riforma dell’economia, della finanza, del mondo dell’industria che non abbia come primato e come centro la persona». Intervistato da «Famiglia cristiana», Bagnasco ha spiegato che «é falso ritenere che i valori non negoziabili siano “divisivi” mentre quelli sociali sarebbero “unitivi”. In realtà, stanno o cadono insieme. E questo per una semplice ragione. Perché i valori sociali stanno in piedi se a monte c’è il rispetto della persona. La Chiesa si interessa dell’inizio e della fine della vita proprio per salvaguardare il durante». E in quel durante c’è, dunque, il lavoro, il sostegno alla famiglia, la libertà di educazione.

Come tutto ciò sarà tradotto in azione politica nella prossima legislatura è la vera scommessa per i cattolici. Il loro numero nelle liste è poco significativo. «Bisognerebbe che i cattolici fossero capaci di vivere la tornata elettorale come comunità che discute in pubblico delle priorità del Paese offrendo le proprie proposte», sostiene Gennaro Iorio, focolarino, lista con Monti. Questo sembra essere il vero problema: chi è in lista non è ufficialmente supportato dai movimenti e dalle associazioni da cui provengono. Il rischio che i candidati rappresentino se stessi è alto. Sia le Acli che Cl hanno preso le distanze dai loro esponenti in lista; la Cisl addirittura ha esponenti nelle liste del Pd, mentre il segretario generale Raffaele Bonanni appoggia Monti.

In questo scenario la convergenza sui valori indisponibili è il minimo possibile, ma, forse, è un po’ troppo poco per incidere sulle scelte. Manca, infatti, una visione globale e condivisa della società: I cattolici sono perciò condizionati ad essere lievito. «Perché tale evoluzione possa produrre frutti di coesione e di miglioramento etico», ha scritto Romano Prodi sul «Corriere della Sera», «occorre un mutamento radicale nel comportamento dei partiti politici e degli stessi cattolici. Occorre cioè che sia dato un adeguato spazio al contributo dei cattolici e che essi, da parte loro, si facciano apprezzare per la qualità della proposta politica e non utilizzino l’appartenenza cattolica come rendita di posizione». «L’insignificanza», ha ricordato il presidente della Cei, «si produce quando all’appartenenza dichiarata non segue un’azione centrata sui valori di riferimento dell’antropologia cristiana e si perseguono logiche più vicine al proprio tornaconto che al perseguimento del bene comune».

Pasquale Pellegrini

 



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