Il ruolo della religione "in un mondo malato"

«A volte siamo impotenti, perché alcune cose non dipendono da noi. Questo ci porta a conoscere “il lasciarsi andare”, non volendo conoscere il tutto, a crescere nella fiducia, nel distacco, nell’umiltà, nella pace e nell’amore». In questa espressiva frase il filosofo e sociologo delle religioni Frédéric Lenoir, nel suo saggio «L’anima del mondo», condensa il messaggio che dovrebbe spingere l’uomo a rovesciare le categorie attuali del suo vivere.

Allo studioso francese è stato assegnato il premio Jemolo 2012, prestigioso riconoscimento attribuito dai docenti di Diritto canonico ed ecclesiastico e dagli storici della Chiesa italiani, nel ricordo del grande maestro e pensatore cattolico liberale. Nella sala Michele Pellegrino della Biblioteca «Erik Peterson» dell’Università degli studi di Torino, il sociologo francese, autore di importanti best seller tradotti in varie lingue, è stato introdotto dal rettore emerito dell’Ateneo piemontese Rinaldo Bertolino, dal professor Francesco Margiotta Broglio, allievo dello Jemolo, dal direttore del premio il prof. Roberto Mazzola e dal direttore de «La Stampa», Mario Calabresi, di cui Jemolo fu assiduo collaboratore.

Esiste un filo rosso che unisce il lavoro di uno dei massimi esponenti del pensiero cattolico liberale, Carlo Arturo Jemolo, scomparso a 91 anni nel 1981 e il giovane ed emergente sociologo delle religioni transalpino? I presenti hanno concluso con una potenziale risposta positiva. Per il direttore Calabresi, l’introspezione profonda del pensiero, l’osservazione e lo studio dei compartimenti sociali (indagine psicologica e sociologica) sono per entrambi, nonostante la distanza generazionale e l’impossibilità di un confronto, la cifra di un bisogno condiviso: andare oltre le apparenze, cercare oltre e più in profondità, specialmente quando si tratta di toccare i percorsi più intimi e fragili del pensiero e del sentimento spirituale e religioso dell’uomo.

Nella sua «Lecture» Frédéric Lenoir, onorato di ricevere un premio così importante, ha intrattenuto il pubblico di competenti esperti e docenti con una relazione sul tema «La religione in un mondo malato» che, secondo la puntuale provocazione del prof. Bertolino, avrebbe potuto essere allargato con l’accezione «la religione malata in un mondo in affanno». La crisi che viviamo oggi non è semplicemente economica e finanziaria, ha detto Lenoir, ma è anche, soprattutto, una crisi filosofica e spirituale che rimanda a interrogativi universali: cosa rende l'uomo felice? Cosa può essere considerato vero progresso? Quali sono le condizioni per una vita sociale armoniosa? Lo storico delle religioni ci invita a cogliere, nella difficile congiuntura che stiamo affrontando, un'opportunità per ripensare le nostre abitudini e i nostri stili di vita.

Così come aveva scritto in alcuni suoi precedenti saggi, indicando nella decrescita e nella lentezza la chiave di volta di una nuova antropologia più umana e autentica, oppure affidandosi all'insegnamento di tre grandi maestri che hanno condizionato profondamente la storia dell'uomo: Socrate, Gesù e Buddha, l’indagine di Lenoir si è sviluppata nell’elaborare una riflessione che possa ripensare il concetto di laicità e il rapporto tra pensiero e valori religiosi e modernità areligiosa.

Per Lenoir, direttore della rivista «Le monde des religions» supplemento del quotidiano parigino, oggi i modelli della separazione totale fra Stato e Chiesa come in Francia, regime concordatario come in Italia, religione di Stato come in Gran Bretagna, non corrispondono più ai paradigmi culturali attuali. Il regime di separazione che confina la religione alla sfera privata, perfettamente rappresentato dalla Francia, e che inseguono altre nazioni e comunità del Nord dell’Europa, segna il passo. Diverso invece è il “il caso” degli Stati Uniti che legittima l'espressione religiosa all'interno della sfera pubblica e ne esalta l’apporto. Il modello americano è quasi paradossalmente indicato come il riferimento delle masse e soprattutto dei leader religiosi e giovani che guidano i Paesi arabi teatro delle rivoluzioni democratiche. In questo modello sono coinvolte società che hanno un’identità collettiva profondamente legata a una dimensione religiosa; e una laicità, in cui la religione dominante continua a essere il contrassegno indentitario collettivo, sarebbe alla base di una prospettiva possibile.

L’analisi di Lenoir s’interroga sul rapporto tra la teoria della «desecolarizzazione» secondo cui la religione tornerebbe ad applicare le proprie norme collettive alle comunità e la «secolarizzazione» diffusa e capace di trasformare la società in una massa di meri consumatori. In realtà la globalizzazione ha determinato nella società occidentale, spiega Lenoir, un ritorno alla religione per ragioni di natura spirituale, perché la realtà disorienta e il mondo è percepito come eccessivamente materialista.

La perdita dei punti di riferimento morali e la presenza di una mescolanza culturale fanno paura e provocano il ritorno di identità forti e difensive religiose e non solo. Nello stesso tempo, però, cresce l'affermazione delle libertà individuali che certificano l’incapacità delle Chiese, nonostante tutti i loro sforzi, di opporsi alla banalizzazione delle relazioni sessuali fuori dal matrimonio e alla contraccezione, al divorzio, alla legalizzazione dell'aborto, e adesso al matrimonio omosessuale, e l'impossibilità della religione di influire sull'evoluzione dei costumi e sulle leggi civili.

Nel rispetto delle differenze e della pluralità e “polifonicità” delle esperienze umane, religiose e filosofiche è evidente che per riannodare gli schemi di una umanità spinta verso una deriva tecnicista è necessario, dice ancora Lenoir, domandarsi come condurre una vita felice nella nostra società iper-produttiva, piena di rischi e incertezze? Come mantenersi in armonia con sé stessi e con gli altri? È possibile trasformare le difficoltà che il mondo ci mette di fronte in sfide affascinanti?

Interrogativi complessi, ma ineludibili per l’uomo di oggi e per le generazioni future. Oggi si vive, infatti, una crisi sistemica e le stesse categorie di sviluppo, crescita, benessere vanno ripensate. E in questo caso la religione ha un ruolo fondamentale per fare tornare l’uomo al pensiero che può creare nuove prospettive, percorsi di dialogo, apertura al mistero dell’infinitamente altro.

Luca Rolandi



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