Radio Maria, le verità

Radio Maria, tra terra e cielo. Non solo emittente con oltre due milioni di ascoltatori in tutta Italia, ma anche e soprattutto strumento di apostolato ed evangelizzazione. Accanto ai notiziari e alle rassegne stampa infatti tanto spazio alla preghiera e alla catechesi. Per molti è ancora la radio di Medjugorje, che il 25 di ogni mese trasmette e commenta in diretta il messaggio dal Santuario. Un emittente «speciale» dunque, sotto osservazione dei media e della Chiesa, che segue il fenomeno con occhio attento - a volte anche critico - per il suo «taglio» tutto particolare. Radio Maria ricordiamolo ha infatti avuto, e ha tuttora, i suoi amici entusiasti, ma anche i suoi critici.

A raccontare le origini, la storia e la cronaca dell’emittente cattolica più ascoltata nel mondo il libro-intervista di Angelo Montonati, giornalista e scrittore, per anni vaticanista e inviato di «Famiglia cristiana», con il direttore padre Livio Fanzaga, sacerdote dell’ordine degli Scolopi, dal titolo «Radio Maria. Un miracolo di volontariato» (Sugarco Edizioni, pp. 220, 18,50 euro). Un libro che traccia con onestà un quadro realistico e suggestivo di Radio Maria, che rappresenta un mezzo di comunicazione con cui l’opinione pubblica e la stessa Chiesa devono fare i conti ma anche, ricorda Montonati, «uno stupefacente fenomeno di volontariato, espressione di quelle energie sommerse, ignorate o minimizzate dalla grande editoria, che caratterizzano in positivo la tanto bistrattata Italia di oggi».

Due storie intrecciate, quella della radio e del suo direttore: per capire lo spirito che anima i programmi bisogna infatti conoscere la storia personale di padre Fanzaga, vera anima della radio. Almeno questa è la strada scelta da Montonati per spiegare un fenomeno editoriale cresciuto in maniera rapida, quanto imprevedibile, a metà degli anni Ottanta. La ricetta del successo potrebbe racchiudersi in tre parole: volontariato, apostolato, spiritualità. Radio Maria è infatti, secondo una definizione che padre Fanzaga ama molto, «una radio di preghiera che annuncia la conversione».

Primogenito di otto fratelli, una famiglia operaia, molto religiosa, padre Livio Fanzaga ha avuto un’infanzia molto spartana. Racconta nel libro: «La prima chiesa di Sforzatica, piccola frazione di Dalmite (Bergamo), per volere del parroco, è stata costruita coi sassi raccolti nel fiume dai ragazzini del paese. Tra loro c’ero anch’io. Non ho più dimenticato quella lezione. Quando sono arrivato alla radio, ho deciso di darle un taglio estremamente essenziale, riducendo tutto all’indispensabile, e vivendo solo grazie alla generosità dei nostri fedeli ascoltatori, che ci sostengono con i loro generosi contributi, aiutandoci a crescere». Alla base di tutto, aggiunge, c’è quello che chiama «un miracolo di volontariato».

Radio Maria nasce nel 1982 come radio parrocchiale di Arcellasco d’Erba (Como) sotto la guida di don Mario Galbiati, la svolta avviene nel 1987 quando il parroco decide di affidare l’emittente all’Associazione Radio Maria. Il lancio a livello nazionale è invece legato alla nomina di un imprenditore, il varesino Emanuele Ferrario, a presidente dell’associazione. Racconta padre Fanzaga: «Era stato stuzzicato da un articolo pubblicato sul “Giornale”, allora diretto da Montanelli, che ironizzava su questa piccola radio “madonnara”. Invece di riderci sù Ferrario si appassionò al progetto, mettendo al servizio la sua competenza». Qualche merito lo ebbe anche la parrocchia di padre Fanzaga che indirizzò all’associazione due donazioni (di 100 e 25 milioni di lire). Con quei soldi fu comprata la frequenza più forte, la 105.7, che dal Campo dei Fiori di Varese raggiunge mezza Lombardia e anche il Piemonte.

A quel punto, racconta padre Fanzaga nel libro, era arrivato il momento di «fare sul serio». E cioè potenziare la direzione dei programmi e aumentare la qualità dei servizi. La scommessa fu vinta perché la direzione, la redazione e il consiglio di amministrazione giocarono tutti insieme la stessa partita. Fanzaga entra nel consiglio direttivo e assume il ruolo di direttore dei programmi. Chiama quindi due pezzi da novanta, il direttore dell’Editrice Ancora, padre Severino Medici e padre Mason. Poi l’idea vincente e il salto di qualità: trasmettere in notturna, cioè non spegnere i microfoni alle 11 di sera come molte altre radio locali, ma andare avanti con i programmi fino alle 7 del mattino.

Padre Fanzaga, il direttore, sceglie di animare la notte del venerdì («Il sabato non potevo, perché la domenica mattina ero a Milano alle 8 per la messa…»); Ferrario, il presidente, siede dietro ai microfoni la notte del sabato (nonostante che abbia una azienda da mandare avanti…). Il sacrificio è ricompensato dall’immediato (e inaspettato) successo. Le telefonate si susseguono a raffica in redazione fino alle sei del mattino. Ma chi chiama alle luci dell’alba e che cosa chiede? Racconta padre Fanzaga: «Oggi come allora rispondiamo a domande sulla fede e sulla vita spirituale, intermezzando con due rubriche che registriamo la mattina, un commento al dialogo della “Divina provvidenza” di santa Caterina e “Mistica della città di Dio”, una vita della Madonna scritta dalla serva di Dio Maria di Gesù De Agreda, vissuta nella prima metà del ‘600». Il notturno diventa così una delle trasmissioni più seguite.

Il passaggio da una radio parrocchiale a una radio nazionale è compiuto. Tutto è accaduto in soli tre anni. «Eravamo entrati nello spirito di Radio Maria», racconta padre Fanzaga, «sentivamo in noi una forte carica missionaria, qualcosa che andava oltre la dimensione parrocchiale». La storia gli ha dato ragione. Tra le due strade – quella della radio locale da aprire come un santuario, come un parrocchia dell’etere (padre Galbiati), e quella invece di una radio da portare tra la gente, in ogni regione d’Italia e poi in ogni Paese del mondo (padre Fanzaga) – ha vinto la seconda. Molto del successo di Radio Maria lo si deve al suo direttore, uno scolopio di Milano distaccato alla radio per apostolato. «Mi sento un missionario che svolge un’attività di frontiera», ammette. «Il mio superiore, padre Balcels, una volta mi disse: “Ti hai un’aula grande come tutta l’Italia con la cattedra più alta. In fondo stai facendo un lavoro da Scolopio”».

Oggi le Radio Marie nel mondo sono 57, se si aggiungono anche quelle delle minoranze linguistiche si arriva a 61. Tutte si possono ascoltare anche su Internet. In Italia ha oltre 900 ripetitori, più di quelli della Rai. La spinta missionaria è cominciata in Africa nel 1993 quando Radio Maria ha aperto una redazione in Burkina Faso, oggi ce ne sono sedici, impegnate anche sul fronte culturale, di promozione umana e di alfabetizzazione. In America Latina sono sbarcati nel 1995 da Lima, oggi sono presenti in tutti i Paesi del continente. Dal 2003 trasmettono anche in Messico. Grande successo nei Paesi dell’Est Europa, «dove sono fiorite come funghi»: Ungheria, Lituania, Ucraina... Storia a sé per Radio Maria polacca. Racconta padre Fanzaga: «Nel 1989 venne da noi padre Tadeus Rydzyk dalla Polonia per vedere come funzionava la nostra emittente, era stato ad Arcellasco per una settimana e così piano piano con nostro aiuto nacque Radio Maria polacca, che però non fa parte della nostra organizzazione perché allora, col regime comunista, non potevamo depositare il marchio, né fare un’associazione di laici: solo una istituzione ecclesiastica poteva ottenere la licenza e le frequenze. Poi caduto il comunismo i fondatori, i padri Redentoristi, si sono tenuti Radio Maria senza entrare nella nostra organizzazione mondiale».

Una grande famiglia, dunque, con una programmazione però che segue regole ben precise e codificate. Spiega padre Fanzaga: «La nostra radio ha una sua specificità irripetibile. Una radio cattolica, apostolica, romana. Sul tavolo della redazione devono sempre esserci la Bibbia e il Catechismo della Chiesa cattolica. Ogni direttore deve spiegare ogni giorno un punto del Catechismo, questo è il nostro biglietto da visita, solo la sana dottrina fa sì che la gente ci ritenga affidabili e ci sostenga. Il Papa è il nostro faro». Radio Maria è un’associazione privata e autonoma per quanto riguarda l’organizzazione, l’amministrazione e i programmi, ma dipende dalla Santa Sede per quanto riguarda la dottrina e la linea pastorale. I programmi dopo la rassegna stampa del mattino prevedono, tra l’altro, corsi di apologetica, di morale fondamentale, di teologia, che raccontano la vita di santi, beati e servi di Dio. Il commento al Catechismo - quello Tridentino promulgato da san Pio V, poi quello Maggiore di san Pio X e adesso il testo pubblicato nel 1992 - è la trasmissione più seguita. Ogni sabato importanti prelati della Santa Sede intrattengono per due ore gli ascoltatori con interventi di grande spessore.

A chi li accusa di essere una radio «troppo devozionale», padre Fanzaga risponde con una programmazione che segue alcuni eventi importanti della Chiesa: «Trasmettiamo tutta la settimana liturgica, seguendo i convegni dei movimenti, dando spazio alle realtà diocesane, la serata sacerdotale del giovedì sera è spesso aperta da un vescovo. Senza dimenticare che ogni giorno 24 ore su 24 ai microfoni, alla regia e al mixer si alternano moltissimi volontari». Nata come radio devozionale, come «quelli di Medjugorje», oggi Radio Maria si è aperta gradualmente all’attualità e alla cultura, mettendo a fuoco una formula che secondo padre Fanzaga «funziona», almeno stando ai due milioni di ascoltatori che ogni giorno scelgono la sua radio.

Cristina MAURO



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