Torino: le porte aperte di una Chiesa fraterna

I poveri. I bambini. Gli immigrati. Nell’Anno della fede, la Chiesa di Torino apre le porte agli ultimi, ai piccoli, agli indifesi. L’impegno è di farsi sempre più vicina al «prossimo», là dove c’è bisogno. Così l’arcivescovo mons. Cesare Nosiglia, dopo aver chiesto alle parrocchie e alle famiglie di accogliere i più bisognosi, il giorno di Natale ha ospitato, lui per primo, 150 tra uomini e donne senza fissa dimora.

Ad aiutarlo, i volontari della Comunità di Sant’Egidio. L’apertura dei saloni dell’Arcivescovado ai poveri è stato il primo «segno» di una svolta tutta sociale impressa dal vescovo alla Chiesa torinese. Svolta continuata nei primi giorni del nuovo anno con un altro «segno» forte: l’appello lanciato durante l’omelia di Capodanno per riconoscere il diritto alla cittadinanza italiana anche ai figli degli immigrati nati in Italia, «una risorsa positiva che non solo va accettata, ma valorizzata».

Due segni molto concreti per rispondere a una crisi economica e spirituale che continua a far paura, corrode i valori dei singoli e delle comunità, colpendo soprattutto i giovani e le famiglie, come ha ricordato nella messa di Mezzanotte. «Sono loro, giovani e famiglie», ha detto mons. Nosiglia, «al centro della crisi ed in loro è riposta la speranza». La crisi, ha aggiunto, «potrà essere superata soltanto se saranno recuperati da parte di tutti quei valori spirituali ed etici che rappresentano la riserva più preziosa e l’anima più profonda del nostro popolo».

Un grande sforzo fatto di tante piccole solidarietà. A cominciare dall’accoglienza ai più poveri e ai senza fissa dimora. «In passato», ha spiegato l’arcivescovo di Torino durante il messaggio di Natale ai giornalisti, «ho chiesto alle parrocchie di ospitare i più bisognosi e una decina hanno risposto. Farò lo stesso anch’io d’ora in poi, aprendo alcune stanze dell’Arcivescovado per accogliere di notte chi non ha una casa. Il Sermig gestirà il servizio di ospitalità notturna. Userò alcune delle sale più belle del palazzo, le stesse dove hanno dimorato importanti personalità ecclesiastiche e in primo luogo il Santo Padre. La mia famiglia adesso sono loro». Un gesto di coerenza, lo ha definito mons. Nosiglia.

Pochi giorni prima durante la messa celebrata per i volontari che operano nel sociale e nei servizi di accoglienza sotto la Mole, mons. Nosiglia aveva lanciato la proposta di una «agorà» della Chiesa di Torino sulle povertà e le difficoltà sociali presenti sul territorio. «Le difficoltà crescenti che assillano persone e famiglie», ha detto l’arcivescovo davanti ai volontari, «impongono un confronto aperto per tracciare un monitoraggio preciso sulle reali situazioni di povertà e difficoltà sociali. E’ necessario un esame di coscienza collettivo che risvegli l’anima civile e cristiana di questa città, perché non si continui a dare per carità quello che è dovuto per giustizia, perché dai sussidi si passi a dare ad ogni persona la possibilità di diventare imprenditore di se stessa o comunque protagonista del suo riscatto».

La “ricetta” messa a punto dall’arcivescovo di Torino è quella di «fare squadra» contro la crisi e per gli ultimi. In una città sempre più povera. «Incontro sempre più spesso lavoratori in cassa integrazione, imprenditori in difficoltà, giovani in cerca di prima occupazione», ha spiegato. «Con la preoccupazione del lavoro che non c’è, parlano della loro solitudine, del venir meno di un clima di solidarietà…». Da qui il richiamo forte a chi ha responsabilità di guida, ma anche a chi fa informazione di raccontare la crisi non solo spiegando le ragioni macro economiche, ma anche e soprattutto «le storie e i drammi delle singole persone». Dietro la convinzione che la crisi combatte anche superando quel senso diffuso di impotenza e rassegnazione che tocca imprenditori, lavoratori, famiglie. Parola d’ordine: non lasciamoli soli. La solidarietà passa anche da qui.

E ai giovani, verso i quali mons. Nosiglia ha un’attenzione particolare fin dall’inizio del suo mandato, due anni fa, quando li ha invitati a scrivere una e-mail o inviare un sms al loro «amico vescovo Cesare», durante l’omelia della messa di Natale ha chiesto un atto di fiducia. «A voi giovani in particolare dico: comprendo la vostra voglia di crescere, di sperimentare strade nuove, di prendere per mano la vostra vita. Conosco anche le vostre sofferenze che riguardano l’incertezza del lavoro e la chiusura di una fondata speranza per un futuro sereno e positivo. Non scoraggiatevi e abbiate fiducia in voi stessi, lottando con coraggio contro ogni forma di disimpegno irresponsabile e ogni tentativo di catturarvi. Restate liberi dentro. Il mondo adulto ha bisogno della vostra energia, creatività, apertura al futuro. Ma anche voi non abbiate paura di affidarvi, di farvi guidare - è segno di intelligenza, non di debolezza - e di confrontarvi con chi vi vuole bene».

E proprio pensando ai più giovani, ai bambini, mons. Nosiglia si è chiesto, durante l’omelia di Natale: «La nostra città è aperta all’accoglienza dei bambini e dei ragazzi?». Perché ricordiamolo, solo una società a misura di bambino è davvero a misura di tutti. «Tante sono le realtà come la scuola, la parrocchia e gli oratori, che si preoccupano di offrire alle nuove generazioni un’accoglienza serena e positiva», ha detto l’arcivescovo di Torino, «ma restano ancora molte carenze dovute a una cultura e a un’impostazione di ambienti poco attenti alle esigenze e necessità dei bambini… La rete di scuole per l’infanzia e i nidi rappresentano un’eccellenza di Torino, ma emergono anche una serie complessa di difficoltà che interessano tutta la scuola e in particolare quella paritaria, sull’orlo ormai di una generalizzata chiusura, che tocca i diversi ordini e gradi di scuola, se non si giungerà a definire, come sarebbe doveroso, un sostegno adeguato da parte dello Stato, della Regione e dei Comuni».

Tra i «segni forti» dell’arcivescovo di Torino in questo Anno della fede anche l’ultimo appello lanciato nell’omelia della messa di Capodanno per riconoscere a tutti - anche agli immigrati - i diritti fondamentali, superando discriminazioni e indifferenze. Ha detto mons. Nosiglia in occasione dell’Epifania rivolgendosi agli immigrati: «Voi siete portatori di una ricchezza di culture, tradizioni, valori umani e spirituali, cristiani e civili, che può arricchire la nostra comunità sia sotto il profilo religioso che sociale. Mai ci stancheremo di ripetere a tutti che la presenza di immigrati nel nostro  Paese è una risorsa positiva che non solo va accettata, ma valorizzata. Preghiamo affinchè nel nostro Paese si possa guardare nel futuro a una società multietnica, fatto positivo per tutti». Da qui la proposta: «Il diritto alla cittadinanza in primo luogo a partire dai minori nati nel nostro Paese è un obiettivo che mi auguro possa essere messo in agenda come prioritario nella prossima legislatura».

Cristina MAURO



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