Card. Ruini: Dio ritorna a interrogarci

Come possiamo avere la certezza che Dio esiste? E se esiste, come possiamo essere sicuri che si interessa di noi? Fin dove possiamo spingerci con la nostra ragione e perché il Dio di Gesù Cristo dovrebbe essere la risposta più affidabile?

Di fronte alla crescente secolarizzazione, alla critica delle «verità assolute», all’annuncio della «morte del sacro» che hanno caratterizzato tutto il Novecento, la questione di Dio all’alba del Terzo millennio è più viva che mai, torna e si ripropone nella sua essenzialità, interrogando la ragione e il cuore. E proprio alla ragione e al cuore si appella il card. Camillo Ruini nel suo ultimo libro «Intervista su Dio» (Mondadori, pp. 300, euro 18.50) per accompagnare i lettori sulle tracce di Dio, tra storia, filosofia, scienza e cultura.

Qualcuno potrebbe aspettarsi un libro di memoria, visto il ruolo che Ruini ha avuto nella Chiesa (dal 1991 al 2007 alla guida della Cei, oggi presidente del Progetto culturale della Chiesa italiana, vicario generale emerito del Papa per la città di Roma e presidente emerito della Cei) e la maggiore libertà di cui gode ora; oppure un libro sull’attualità ecclesiale o su temi pastorali. Nulla di tutto ciò. «Intervista su Dio» presentato di recente a Torino durante un incontro al Sermig organizzato dalla Pastorale della Cultura della diocesi nell’ambito della rassegna dei «Lunedicult», presenti il vescovo mons. Cesare Nosiglia, il suo predecessore il card. Poletto, Ernesto Olivero fondatore e guida del Sermig e Gian Enrico Rusconi professore all’Università di Torino, torna con coraggio e passione ad affrontare direttamente il quesito dell’esistenza di Dio accantonato nel corso della modernità non solo dalla filosofia, ma anche dalla teologia, impegnate su aspetti secondari e meno impegnativi.

Impegnativo invece è il libro del card. Ruini perché cerca di presentare le «motivazioni razionali» della fede in Dio - e in questo rivela la formazione tomistica del suo autore - senza cadere nell’apologetica e senza dimenticare che ci sono anche altre strade («Dio si incontra nella preghiera, quando facciamo del bene, nell’esperienza del dolore…»). Ma è anche un libro ambizioso, perchè non si rassegna al vuoto lasciato dalla crisi della neoscolastica, rifiuta la tesi formulata dai filosofi del Novecento secondo la quale la domanda su Dio sarebbe priva di senso e quindi una «falsa domanda», rigetta anche la definizione di «morte di Dio» con Nietzsche (accettando semmai una sua «eclissi», con Martin Buber) e crede al contrario che la questione di Dio in sede filosofica e teologica sia tutt’ora «un cantiere aperto». Al lettore chiede un atto di umiltà: «Quella di Dio rimane l’ipotesi migliore, benché sia un’ipotesi che esige da parte nostra di rinunciare a una posizione di dominio e di rischiare quella dell’ascolto umile» (Joseph Ratzinger, «L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture»). 

Ruini rispondendo alle domande di Andrea Galli, giornalista di «Avvenire» (il libro è costruito come una lunga intervista per «trattare in modo aperto una questione difficile») propone una serie di percorsi per avvicinarsi al mistero della fede, partendo dalla realtà di cui abbiamo esperienza: dal primordiale stupore di fronte al fatto che esistiamo, alla meraviglia che suscita la natura di cui siamo parte ma anche riusciamo a governare, all’anelito di libertà insopprimibile in ogni uomo, alla sua capacità di riconoscere «quel grande segno di Dio piantato nella realtà che è Gesù Cristo». Il tutto senza eludere lo «scandalo» del male, sia fisico che morale. Il libro però, come tutte le opere più riuscite, è nato da un desiderio profondo del suo autore, ed è per questo, perché scritto con sincerità e passione, che seppur impegnativo, si legge con curiosità e interesse.

«Quando a 52 anni diventai vescovo», racconta il card. Ruini, «pensai con rammarico che fino ai 75, età prevista per il pensionamento, non avrei più potuto occuparmi seriamente di teologia e di filosofia. E fu molto spontaneo per me, quando l’età della pensione si è avvicinata, riprendere i miei studi, tentando innanzitutto di colmare la lacuna di 25 anni, dal 1983 al 2008, nella quale non mi ero potuto aggiornare seriamente. Sentivo il bisogno di scrivere un libro su Dio perché questo, insieme alla verità del cristianesimo, è stato sempre il centro dei miei interessi, non solo teologici ma umani e personali. Mi preoccupa inoltre la scarsità di opere su Dio facilmente accessibili e però organiche e possibilmente serie».

Il libro parte dall’analisi sulla situazione delle fede oggi, ricordando sia il calo delle vocazioni sia il crollo della frequenza alla messa domenicale, e chiede cosa ha impedito alla Chiesa di capire per tempo la portata della secolarizzazione. Secolarizzazione che ha portato negli anni a una certa «amnesia di Dio», come la definì Benedetto XVI alla Giornata mondiale della gioventù di Madrid. Ruini analizza a fondo le ragioni di questo fenomeno, che non è come vuole certa letteratura sempre e solo «perdita della fede», ma come ha sostenuto il sociologo Peter Berger nasce piuttosto «dal rifiuto dell’intermediazione di una Chiesa istituzionale». Così come non è scontato, secondo il card. Ruini, che si tratti di un fenomeno «irreversibile», come hanno cercato di farci credere importanti teologi dal tedesco Friedrich Gogarten all’americano Harvey Cox, preceduti dalle riflessioni di Bonhoeffer sul futuro del cristianesimo in un’epoca «non religiosa». La secolarizzazione, invece, come sosteneva papa Wojtyla, «è ormai alle nostre spalle». Per questo oggi bisogna parlare di «nuova evangelizzazione».

L’analisi di Ruini sul fenomeno della secolarizzazione riprende la tesi di Charles Taylor. A partire dalla metà dell’Ottocento secondo il filosofo canadese siamo passati da una società nella quale «era virtualmente impossibile non credere in Dio» a una in cui «credere in Dio è solo una possibilità tra le altre». Per Taylor il vero nucleo della secolarizzazione sta proprio qui: non nell’escludere la fede in Dio, ma nel ricondurla a una opzione tra le tante. Ruini condivide questa spiegazione e avanza una precisazione: «Alla fin fine l’autentica fede in Dio è sempre stata una scelta che richiede un coinvolgimento personale, ma nel passato tutto il contesto sociale e culturale orientava in questa direzione, oggi spinge in senso contrario».

Come arginare allora il fenomeno della secolarizzazione? La forma principale rimane secondo il card. Ruini la testimonianza. «Nella mia vita», spiega, «di persone che  testimoniano Dio con la propria presenza ne ho incontrate tante: persone per le quali la preghiera è qualcosa di irrinunciabile, persone contente di spendersi per il prossimo, persone per le quali Dio è in cima ai pensieri e che non possono rinunciare a parlare di lui. Le ho trovate nei monasteri, tra i sacerdoti e le suore, tra le gente che lavora e ha cura della famiglia, anche tra chi ha incarichi di grande responsabilità. Ho poi avuto una grande fortuna: per vent’anni sono stato vicino a Giovanni Paolo II e ho potuto vedere in lui un testimone della fede di eccezionale statura umana, che credeva con abbandono totale e certezza ugualmente totale. Vivere vicino a lui è stata un’esperienza di quelle che lasciano il segno». Alla secolarizzazione si risponde con l’evangelizzazione, nuova o meno, che è fatta sempre di preghiera, di annuncio e di testimonianza.

Come ha detto con grande efficacia Ratzinger in una conferenza stampa tenuta a Subiaco alla vigilia della morte di papa Giovanni Paolo II: «Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento della storia sono uomini che attraverso una fede illuminata e vissuta rendano Dio credibile in questo mondo. Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità». Il libro del card. Ruini interrogandosi su una domanda centrale «Chi è Dio?» invita tutti, e in particolare i credenti di oggi, «a non avere paura di pensare Dio, umilmente», partendo da una lettura attenta dei Vangeli e coltivando la conoscenza della storia della fede. Avere maggiore consapevolezza delle ragioni della propria fede è il primo passo necessario per testimoniarla.

Cristina Mauro

 



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