Il futuro di Monti fra i dubbi cattolici

Dopo il tentativo da parte di Silvio Berlusconi di rientrare in campo e la risposta chiara e inequivocabile, fino allo sgarbo, da parte del Partito popolare europeo, che gli ha preferito il Presidente del Consiglio, Mario Monti, il quadro politico italiano sembra complicarsi.

Da un lato, i numeri danno vincente il Pd di Bersani, dall’altro, al centro si sta creando un assembramento a sostegno dell’”agenda Monti”. Se questo non dispiace ai vescovi (il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, è stato esplicito: «Sarebbe un errore in futuro non avvalersi di chi ha contribuito in modo rigoroso e competente alla credibilità del Paese in campo europeo»), lascia perplesso una buona fetta del mondo cattolico. Quella omogeneità che sembra trasparire dai media, in realtà nasconde una complessità di vedute e di atteggiamenti anche tra coloro che sostengono apertamente Monti.

La direzione nazionale delle Acli lo dice con chiarezza. «Ogni impegno specifico a livello politico», precisa il documento «Autonomia, pluralismo e riformismo: per una nuova stagione di partecipazione civica» della direzione nazionale, «rimane nelle responsabilità dei singoli associati e dirigenti». Autonomia di scelta, ampio e plurale dibattito interno, ma senza aderire a partiti politici e liste elettorali. «L’autonoma scelta associativa non pregiudica di compiere scelte di campo e di affermare che per la prossima legislatura è opportuna e necessaria una salda e ampia maggioranza di centro-sinistra, comprendente le forze della sinistra, insieme con le culture politiche del cattolicesimo democratico e popolare e quelle liberali riformiste non lasciatesi coinvolgere dai populismi berlusconiani», sostiene ancora il documento -

La Cisl, impegnata con il suo segretario generale, Raffaele Bonanni, nel movimento «Verso la terza Repubblica», guarda con favore alla prosecuzione dell’esperienza del governo Monti, pone, però, una serie di precisazioni. «L'agenda Monti non va ripudiata, come ci si propone da destra e da sinistra», ha detto Bonanni al Consiglio generale del sindacato. «Va modificata nel segno dell'equità. Non basta che siano a posto i conti pubblici: vanno realizzate le riforme strutturali avviate e tanto avversate. E occorre, con il sostegno della Ue, una politica per la crescita che promuova la domanda interna con un fisco più equo, con la lotta alle grandi diseguaglianze di reddito che si sono determinate in questi anni a danno dei salari e dei posti di lavoro».

Non è da meno il Mcl (Movimento cristiano lavoratori), che sottolinea la necessità di «rilanciare riforme a tutto tondo che vadano nella direzione di una maggiore equità sociale e diano forma concreta all’economia sociale di mercato». «Dobbiamo sottrarre il Paese ai rigurgiti di un berlusconismo morente che travolge verso il basso la politica italiana», ha detto il presidente del Movimento, Carlo Costalli. «C’è bisogno di ritrovare, attraverso i valori, un forte rapporto con i cittadini: l’elettorato moderato, che pure tanto significativamente ha contribuito alla ricostruzione del Paese dal dopoguerra ad oggi, è ormai allo sbando, privo di una “casa”, e rischia di non trovare rappresentanza, schiacciato com’è fra le maglie di un bipolarismo che non sa garantire la piena espressione della volontà dei cittadini».

Su tutt’altra lunghezza d’onda è, invece, la ventina di associazioni della galassia cattolico-democratica, C3dem «Costituzione, Concilio e cittadinanza», che raccoglie, fra gli altri, Carniti, Franco Monaco, Angelo Bertani, Guido Formigoni, Enrico Peyretti, Giovanni Bianchi. «Dopo Monti», sottolinea C3dem, «non c’è di nuovo Monti, come vorrebbero i neo-centristi cattolici di Todi (Riccardi, Olivero e Bonanni) finiti tra le braccia di Luca Di Montezemolo, il cui unico programma di governo consiste nel riproporre pedissequamente la cosiddetta “agenda Monti”. E non c’è nemmeno il moderatismo contrassegnato dal mito del centro, ma un’azione politica innovatrice ispirata dalla laicità, dalla libertà, dalla giustizia e dall’uguaglianza, capace anche di riconciliare i cittadini con la politica».

Il movimento C3dem chiede «la messa in discussione radicale del modello di sviluppo» e un «pensiero all’altezza della radicalità della crisi». Irrinunciabili per i cattolico-democratici sono «la dignità condivisa del lavoro, il miglioramento della rete di sostegno per l’esclusione e la marginalità, il rilancio e il rinnovamento dell’impegno pubblico per scuola e sanità, la tutela della legalità come difesa dei deboli, una forte integrazione europea democraticamente strutturata, l’esercizio responsabile dei diritti di libertà delle persone, l’integrazione civile dei nuovi cittadini di origine straniera, una crescita economica sostenibile ed equa in termini sociali e ambientali, il controllo dello strapotere della finanza, la valorizzazione della cultura materiale e dell’agroalimentare di qualità, l’investimento sulla formazione e la ricerca».

Posizioni molto varie, che non agevolano di certo un nuovo governo retto da Monti, al di là dei desideri specifici di esponenti di spicco della galassia cattolica. La situazione, dunque, è fluida e incerta. Sulla base di queste prospettive, molto lontano è il rinnovamento che chiedono gli elettori. Quello che è certo è che se i cattolici andranno divisi, anche questa volta saranno insignificanti sulla scena politica, al soldo delle idee e dei progetti altrui.

Pasquale Pellegrini

 



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